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Design & Tecnologia: La Nuova Frontiera del Gioiello

Mario Scarpa

Se la tecnologia rende tutti capaci di fare quasi tutto, cosa rende ancora unico un designer? Parto da questa domanda per raccontare come sta cambiando il nostro ruolo nel mondo del gioiello, in un momento in cui intelligenza artificiale, manifattura additiva, realtà aumentata stravolgono con enorme rapidità workflow, processi e possibilità creative. Le tecnologie abilitanti ci accelerano, superano i nostri limiti, amplificano quello che vogliamo dire. Ma non sempre basta: l’innovazione vera è orientata all’adozione, al miglioramento, al cambiamento di prospettiva. Diventa tale solo quando cambia il modo in cui progettiamo, non soltanto la velocità con cui lo facciamo. Eppure, qualcosa, in questa corsa, abbiamo perso: lo stupore. Lo stupore dell’attesa nel vedere qualcosa di realizzato. Abbiamo normalizzato lo straordinario, quasi reso banale. Sullo schermo tutto è possibile, infinito, immediato — e proprio per questo, in fondo, intangibile. Così facendo abbiamo reso ancora più prezioso quello che di umano resta davvero: uno schizzo a matita, un modello, un oggetto a cui abbiamo applicato le nostre mani e il nostro tempo. Ed è qui che la manifattura additiva rivela la sua natura più profonda. Non è soltanto uno strumento per produrre, ma per capire meglio ciò che vogliamo creare. Il salto dal simulato al fisico ci restituisce un oggetto da toccare, ruotare, pesare — e con esso una parte di quello stupore che credevamo perduto. Dare forma concreta e rapida al pensiero progettuale significa ricucirci con una nuova forma di artigianalità, in cui uomo e macchina collaborano secondo una logica 5.0: la stampa non sostituisce la mano, le offre un nuovo banco di lavoro. Oggi tutti disegnano, tutti possono creare, oltre ad ogni talento. La barriera d’ingresso si è abbassata come mai prima e non sappiamo ancora se questo aggiungerà valore o solo rumore di fondo a un mondo che ne ha già tanto. Sempre più difficile è scegliere tra una miriade di opzioni che non abbiamo creato noi direttamente e che ci sembrano tutte valide. In un mondo in cui i social diventano ispirazione e l’algoritmo decide dove vanno a guardare i nostri occhi, rasentiamo l’indistinguibile.  La sfida non è produrre più varianti, ma uscirne: scegliere con esperienza, con quell’accumulo di errori e soluzioni che oggi sembra superfluo e invece è ciò che ci orienta. Perché in un mondo in cui l’AI può imitare non solo l’opera, ma l’autore stesso, ciò che diventa davvero prezioso è il processo: chi lo ha fatto, come ci è arrivato, perché ha scelto quella strada. Appropriamoci del nostro stile, enfatizziamo le micro-differenze che una mano umana può apportare a ciascun pezzo. Umanizziamo la tecnologia: usiamola, non facciamoci semplicemente emulare. Il futuro del design non sarà solo tecnologico: sarà umano, documentato, responsabile.

Bio

Mario Scarpa

Da oltre vent’anni, si impegna nel campo del design industriale e della comunicazione di prodotto, con un’attenzione particolare al mondo della moda. Collabora con importanti multinazionali italiane ed estere, esplorando un settore che ha un impatto significativo sul pianeta, sulle persone e sui lavoratori. La sua esperienza abbraccia diversi ambiti, dal lusso alla moda, dalla tecnologia all’automotive. Ha sempre focalizzato l’attenzione sull’intersezione tra tecnologia, ricerca, materiali e design, consapevole dell’impatto che le scelte progettuali possono avere sulla vita delle persone e sul loro rapporto con il pianeta. Nel 2022, ha fondato Humanum Est SB Srl, una società benefit dedicata a promuovere la transizione verso una cultura industriale più responsabile nel settore della moda. Attraverso il modello DESIGNCIRCOLARE® di responsible design thinking, sensibilizza l’industria e il management sull’impatto delle loro scelte, promuovendo l’utilizzo di capacità e strumenti creativi a tutti i livelli organizzativi. Crede fermamente che un approccio multidisciplinare sia essenziale per affrontare le sfide della moda in modo sostenibile. Ha conseguito una laurea triennale in “Philosophy, International and Economic Studies” presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, e una laurea magistrale in “Global Development and Entrepreneurship” presso lo stesso ateneo. La sua visione creativa è completata da una prospettiva economica, che facilita la comprensione del quadro di riferimento, e da un approccio filosofico, che indaga le vere cause alla base delle decisioni. Con un background esteso e una profonda passione per la sostenibilità nel mondo della moda, promuove un’innovativa e alternativa cultura di responsabilità creativa, contribuendo alla definizione del futuro delle produzioni e dei consumi nel settore e facilitando la ricerca di soluzioni innovative.