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	<title>2019 Archivi - JTF Jewelry Technology Forum</title>
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	<title>2019 Archivi - JTF Jewelry Technology Forum</title>
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		<title>Sviluppo di nuove leghe 950 Pd per microfusione con proprietà superiori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stato dell&#8217;arte Le leghe di palladio sono state al centro dell&#8217;attenzione al simposio di Santa Fe, in particolare nel 2006 e nel 2009 anni in cui la richiesta di Pd nel settore della gioielleria ha registrato una rapida crescita. Sono stati pubblicati diversi documenti sul mercato [1], sul processo di microfusione [2-4] e sulla fabbricazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://jtf.it/sviluppo-di-nuove-leghe-950-pd-per-microfusione-con-proprieta-superiori/">Sviluppo di nuove leghe 950 Pd per microfusione con proprietà superiori</a> proviene da <a href="https://jtf.it">JTF Jewelry Technology Forum</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/watch?v=G-x6TwhhXns&#038;list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&#038;index=8&#038;t=0s"></iframe></p>
<div>
<h2>Stato dell&#8217;arte</h2>
<p>Le leghe di palladio sono state al centro dell&#8217;attenzione al simposio di Santa Fe, in particolare nel 2006 e nel 2009 anni in cui la richiesta di Pd nel settore della gioielleria ha registrato una rapida crescita. Sono stati pubblicati diversi documenti sul mercato [1], sul processo di microfusione [2-4]<br />
                        e sulla fabbricazione e la lavorazione [5, 6] del palladio. Il primo studio sulla microfusione relativo alle leghe 950Pd è stato presentato da Fryé [4]. A causa delle limitate informazioni allora disponibili, lo scopo essenziale del documento era quello di ottenere una migliore comprensione delle caratteristiche<br />
                        di colata delle leghe 950Pd utilizzate nel settore orafo. Il lavoro di Battaini [2] mirava a presentare le principali proprietà fisiche e chimiche delle leghe dentali basate su palladio e a trasferire l&#8217;esperienza acquisita nel campo odontoiatrico a quello dell&#8217;oreficeria.</p>
<p>Nel 2007 uno studio sulla microfusione delle leghe 950Pd è stato realizzato dal fem per conto della Palladium Alliance International (PAI). I risultati sono stati presentati in occasione del simposio di Santa Fe del 2008 e pubblicati nel 2009 [3]. Nella sezione che segue verranno sintetizzate le conclusioni<br />
                        principali di questi studi.</p>
<h2>2.1 Sfide di colata tipiche associate alle leghe di palladio 950</h2>
<p>Il palladio 950 commerciale contiene Ru, Ga o Co come componenti principali. Nella Tabella 1 viene fornito un elenco delle leghe con le loro principali proprietà e caratteristiche.</p>
<p>
                        Tabella 1:            Panoramica delle leghe di palladio commerciali tratta dalle schede tecniche dei loro produttori. AC = as-cast, CW = lavorazione a freddo, AN = ricottura.</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=657 height=482 id="Immagine 1" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image001.png">
                    </p>
<p>Il rutenio (Ru) è un metallo del gruppo del platino dal colore bianco che lega bene con il palladio. Le leghe contenenti Ru mostrano una temperatura di fusione più elevata, in quanto il rutenio incrementa la temperatura del solidus e del liquidus in base al diagramma di fase binario. Il Ru ha una solubilità<br />
                        limitata nel palladio; pertanto vengono prodotte solo leghe 950Pd-Ru. L&#8217;incremento dell&#8217;intervallo di fusione tramite l&#8217;aggiunta di Ru richiede temperature di colata più elevate rispetto al palladio puro. Ciò comporta una sollecitazione termica più elevata sui crogioli e i materiali di microfusione<br />
                        durante la colata. L&#8217;intervallo di fusione di 950PdRu è molto ristretto, solo pochi gradi Celsius. Alcuni valori forniti nelle schede tecniche dei produttori per 950PdRu sono in contraddizione con le informazioni sul diagramma di fase. Ciò viene attribuito a ulteriori leganti non specificati o alla<br />
                        difficoltà di determinare l&#8217;intervallo di fusione effettivo.</p>
<p>Durante la solidificazione si formano dendriti e il Ru viene segregato nel cuore di queste ultime e la fusione restante si arricchisce di Pd. Solitamente l&#8217;intervallo di fusione cresce a causa della segregazione, ma nel caso di 950PdRu ciò avviene in modo molto limitato. Di conseguenza la lega mostra<br />
                        un congelamento quasi isotermico e quindi un riempimento dello stampo molto limitato durante la colata. Tale processo è stato investigato in dettaglio per 950PtRu [15].
                    </p>
<p>Il Ru si dissolve nel palladio in modo da formare una soluzione solida. Le leghe Pd-Ru sono relativamente morbide a causa della piccola differenza nella dimensione dell&#8217;atomo di Pd e Ru. La durezza tipica è di circa 100-120 HV1 nella condizione di ricottura o as-cast. Per migliorare le proprietà meccaniche<br />
                        vengono frequentemente utilizzate aggiunte di Gallio (Ga).</p>
<p>Il diagramma di fase binario di Pd con Ga viene mostrato nella Figura 1. Ga ha un punto di fusione molto basso (29 °C) e la sua aggiunta abbassa in modo significativo la temperatura del solidus e del liquidus di Pd. La solubilità massima in Pd è una percentuale in massa di Gallio pari a 8 ca.. A una<br />
                        concentrazione di Ga più elevata si formano numerosi composti intermetallici in reazioni di fase complesse. Non sono noti studi sistematici sull&#8217;indurimento per precipitazione delle leghe a contenuto elevato di Pd nella letteratura aperta. Tali studi, tuttavia, sono disponibili per le leghe di Pt [16]<br />
                        e i risultati possono essere trasferiti a quelle di Pd. </p>
<p>L&#8217;indurimento per precipitazione è ben noto e applicato per le leghe 950Pt [16, 17]. Tuttavia la superiorità del gallio nel palladio è più elevata che nel platino. Pertanto sono necessarie qualità più elevate di Ga per ottenere lo stesso livello di durezza – ovvero per un dato contenuto di Pd, ad esempio<br />
                        950Pd, la durezza conseguibile è inferiore. La risposta all&#8217;indurimento di Pt legato con Ga è segnalata come instabile e pertanto classificata come non praticabile per un indurimento affidabile da parte di alcuni autori [16].</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=302 height=282 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image002.png"><br />
                        <img decoding="async" width=302 height=282 id="Grafik 1" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image003.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 1:              Approccio tradizionale delle leghe di palladio dure con un contenuto di Ga più elevato. Sezione del sistema Pd-Ga (a sinistra) confrontata con il sistema Pt-Ga (a destra) calcolata utilizzando il database TCNOBL1 e ThermoCalc.</p>
<p>Prove sperimentali e indagini corrispondenti in un precedente studio del fem [3] si sono concentrate su due leghe, una con Ru/Ga e l&#8217;altra con Ag/Ga/Cu. Di conseguenza non è possibile trarre alcuna conclusione generale in ordine all&#8217;adeguatezza delle leghe per la colata di palladio in base alla composizione<br />
                        della lega. Sulla base dell&#8217;analisi dei difetti nelle colate industriali, sembra che le leghe con un contenuto di gallio relativamente alto tendano ad avere una suscettibilità più elevata alla formazione di cricche nelle parti as-cast. La formazione di cricche si è rivelata un problema complesso. Una<br />
                        failure analysis approfondita ha rivelato che il meccanismo sottostante è correlato alle proprietà e alle condizioni di colata particolari del materiale di microfusione. Si deve notare che le colate prive di cricche della lega Ru/Ga sono state ottenute n modo riproducibile durante prove di colata presso<br />
                        il fem e sono inoltre ottenute in qualità elevata e in modo riproducibile da molti fonditori industriali che hanno cooperato al progetto.</p>
<p>Il silicio è un&#8217;impurità tipica che si verifica nei processi di microfusione. Se viene utilizzato materiale di scarto per la rifusione la rimozione di eventuali residui della microfusione è della massima importanza [2]. Tali residui di ossidi possono decomporsi durante la fusione, in particolare in condizioni<br />
                        riducenti (gas di formatura: Ar/H<br />
                        <sub>2</sub> or N<br />
                        <sub>2</sub>/H<br />
                        <sub>2</sub>) che devono essere evitate. L&#8217;ossigeno rilasciato passa in soluzione solida all&#8217;interno della fusione ed evapora durante la solidificazione formando una porosità del gas significativa. Il silicio forma un eutettico a punto di fusione basso (Pd + Pd<br />
                        <sub>3</sub>Si) a una temperatura di 782 °C. Tale eutettico sui bordi dei grani è responsabile delle crepe di ritiro. Un esempio del risultato catastrofico delle impurità di silicio viene mostrato nella Figura 2. L&#8217;albero di colata è diventato completamente fragile. Numerose cricche nelle parti provocano<br />
                        più fratture che si verificano lungo i bordi dei grani interdendritici. Il numero 4 nella parte inferiore destra dell&#8217;immagine mostra l&#8217;incremento della concentrazione di Si determinata dall&#8217;analisi EDX.</p>
<p>                        <img decoding="async" width=453 height=322 id="Immagine 28" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image004.png"></p>
<p>
                        Figura 2:              Frattura a caldo dovuta a contaminazione con residui della microfusione.</p>
<h2>3 Processo di sviluppo </h2>
<h2>3.1 Identificazione di componenti della lega adeguati</h2>
<p>Sono stati selezionati potenziali leganti nella tavola periodica degli elementi. Alcuni elementi hanno dovuto essere esclusi in quanto volatili, tossici, allergenici o radioattivi, troppo reattivi nelle condizioni tipiche della microfusione o insolubili. I principali requisiti per la nuova lega erano:</p>
<p>Intervallo di fusione sufficiente di almeno 25 K</p>
<p>Durezza media (130-160 HV1)</p>
<p>Struttura a grano fine</p>
<p>La lega 950PtRu è stata definita come riferimento per lo sviluppo delle nuove leghe 950Pd. 950PdRu è caratterizzata da un promettente colore grigio-argento rispetto al colore grigio della maggior parte delle leghe 950Pd. Contiene metalli del gruppo del platino al 100% e pertanto non richiede gas protettivo<br />
                        durante la lavorazione. Tuttavia la fluidità della lega è molto bassa e alcuni produttori non la consigliano per la colata. </p>
<p>Tra i candidati restano solo pochi elementi. Per poter superare le scarse proprietà di colata di 950PdRu sono necessari i seguenti miglioramenti:
                    </p>
<p>Ampliamento dell&#8217;intervallo di fusione  Aggiunta di Co, Fe o Cu
                    </p>
<p>Miglioramento delle proprietà di colata, in particolare del riempimento dello stampo    Aggiunta di Co</p>
<p>Ottimizzazione della segregazione, riduzione delle reazioni alla microfusione     Aggiunta di Sn</p>
<p>Miglioramento del colore e della durezza            Aggiunta di Cr, Fe, B</p>
<p>Affinamento del grano  Aggiunta di Fe, W, Zr</p>
<p>Nella Figura 3 viene mostrato l&#8217;intervallo di fusione variabile di varie leghe 950Pd in cui il Ru viene sostituito da un terzo elemento (Me). Sul lato sinistro della figura troviamo la lega binaria 950PdRu; sul lato destro le leghe binarie 950PdMe. Alcuni elementi come Au hanno a malapena effetto sull&#8217;intervallo<br />
                        di fusione e sulla temperatura del liquidus. Altri elementi (Ag, Cu,Cr) hanno un effetto medio sull&#8217;intervallo di fusione e sulla temperatura del liquidus. Nel caso del rame sono necessarie quantità relativamente alte per ottenere un effetto. Gli effetti maggiori si hanno con l&#8217;aggiunta di Co e Fe.<br />
                        Tuttavia, a causa della loro tendenza all&#8217;ossidazione, la quantità deve essere limitata al 2% max.</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=303 height=267 id="Picture 2" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image005.png"><br />
                        <img decoding="async" width=303 height=266 id="Picture 3" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image006.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 3:              Effetto dell&#8217;aggiunta di leganti a 950PdRu. Il Ru è sostituito da un terzo elemento metallico (Me). L&#8217;asse X fornisce la quantità del terzo elemento in percentuale di massa. Calcolo effettuato utilizzando il database SNOB3 e ThermoCalc.</p>
<p>L&#8217;effetto della segregazione durante il processo di solidificazione può essere simulato tramite le cosiddette simulazioni di Scheil-Gulliver. L&#8217;intervallo di fusione effettivo di una lega solitamente aumenta, in quanto l&#8217;equilibrio termico completo che viene presunto nei diagrammi di fase dell&#8217;equilibrio<br />
                        non viene conseguito durante un processo di raffreddamento relativamente rapido. Ciò comporta una variazione continua della composizione chimica della fase liquida mentre la solidificazione procedere e questo effetto può essere studiato tramite le simulazioni di Scheil-Gulliver. L&#8217;effetto di tali variazioni<br />
                        della composizione non equilibrata della fusione sulla temperatura del solidus viene mostrato nella Figura 4 per una serie di leghe 950Pd-30Ru-Co,Fe. La 950Pd-Ru binaria mostra un intervallo di solidificazione molto stretto. L&#8217;aggiunta del 20 ‰ di Fe+Co riduce la temperatura del solidus e il processo<br />
                        di segregazione si fa più pronunciato. La segregazione di Fe e Co nella fase liquida comporta una riduzione della temperatura del solidus effettiva e consente un intervallo di fusione di circa 30-100 K. Ciò sembra promettente in termini di miglioramento del riempimento dello stampo, migliore alimentazione<br />
                        (riduzione del microritiro) e riduzione delle reazioni di microfusione.</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=375 height=340 id="Grafik 112" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image007.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 4:              Calcolo di Scheil-Gulliver. Segregazione di leghe 950Pd-30Ru con contenuto di Fe e Co variabile.
                    </p>
<p>Prove di microfusione</p>
<p>Dalle considerazioni di cui sopra è stata derivata una serie di composizioni della lega come mostrato nella Tabella 2. Come lega di riferimento è stata utilizzata una lega 950PdRu acquistata presso C. Hafner, Pforzheim, Germania. Le leghe sono state preparate tramite fusione ad arco da elementi puri<br />
                        con una purezza del 99,9% o superiore (acquistati presso HMW Hauner Metallische Werkstoffe, Germania). Il campione a forma di bottone è stato laminato a freddo nella lamina che è stata utilizzata per la microfusione centrifuga di alberi tipici conformemente alla Figura 5 con una massa di circa 100 g.<br />
                        Su questi alberi è stata realizzata una caratterizzazione di base che comprendeva la determinazione del colore, il rilascio di metalli, la durezza, la risposta al termoindurimento e la microstruttura. L&#8217;albero conteneva una serie di parti di gioielleria tipiche inclini ai difetti tipici della colata.<br />
                        La griglia è stata utilizzata per la prova del riempimento dello stampo mentre il campione a forma di lamina per le prove del rilascio di metalli e delle misure del colore. Sono state preparate e analizzate circa 35 composizioni di leghe. Nella Tabella 2 viene riportata una scelta di queste composizioni.<br />
                        Sono state selezionate le leghe più promettenti e modificate nel seguente passaggio.</p>
<p>
                        Tabella 2:            Composizioni delle leghe testate in prove su piccola scala (selezione)</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=378 height=336 id="Immagine 31" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image008.png">
                    </p>
<table cellpadding=0 cellspacing=0 align=left>
<tr>
<td width=2 height=6></td>
<td width=143></td>
<td width=14></td>
<td width=277></td>
<td width=25></td>
<td width=336></td>
</tr>
<tr>
<td height=1></td>
<td colspan=2></td>
<td rowspan=3 align=left valign=top>
                                    <img decoding="async" width=277 height=227 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image009.png">
                                </td>
</tr>
<tr>
<td height=48></td>
<td colspan=2></td>
<td></td>
<td rowspan=2 align=left valign=top>
                                    <img decoding="async" width=336 height=226 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image010.png" alt="1.	Anello a tre sfere&#13;&#10;2.	Anello con canale di alimentazione unico &#13;&#10;3.	Anello chevalier sottile&#13;&#10;4.	Lamina&#13;&#10;5.	Griglia&#13;&#10;6.	Anello solitario&#13;&#10;7.	Anello con canale di alimentazione doppio&#13;&#10;8.	Anello chevalier pesante&#13;&#10;">
                                </td>
</tr>
<tr>
<td height=178></td>
<td rowspan=2 align=left valign=top>
                                    <img decoding="async" width=143 height=227 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image011.jpg">
                                </td>
</tr>
<tr>
<td height=49></td>
</tr>
</table>
<p>                    <br clear=ALL></p>
<p>
                        Figura 5:              Configurazione dell&#8217;albero di colata e parti di colata</p>
<p>La colata ha richiesto un controllo di processo sofisticato allo scopo di garantire condizioni di colata riproducibili e affidabili (Figura 7). Come fonditrice è stato utilizzato il modello TCE10 della Topcast, Italia, che ha consentito la fusione e la colata entro 40-60 s dall&#8217;inizio del processo di<br />
                        riscaldamento. Per tutte le prove di colata è stato utilizzato un crogiolo al quarzo di qualità elevata del tipo &quot;KGZ&quot;di Porzellanfabrik Hermsdorf, Germania. Questo tipo di crogiolo si era rivelato adatto per le leghe di platino in un studio precedente. La temperatura del metallo è stata controllata<br />
                        durante la fusione e la colata con una termocamera. Ciò ha consentito una valutazione dettagliata della temperatura del metallo superiore a quella del pirometro integrato nella fonditrice. Persino la temperatura del cilindro ha potuto essere controllata tramite termocoppie montate sull&#8217;albero o vicino<br />
                        alla superficie del cilindro interna per documentare il surriscaldamento della microfusione. Tuttavia tali misure richiedono uno sforzo molto elevato e pertanto sono state utilizzate solo in una quantità molto limitata di prove di colata.</p>
<p>La temperatura del cilindro è stata selezionata in base alle dimensioni e alla forma delle parti ed è stata di 650°C per la maggior parte delle prove di colata. Questa temperatura si è dimostrata il miglior compromesso tra riempimento dello stampo elevato e bassa porosità da ritiro.  Per ridurre il più<br />
                        possibile le reazioni di microfusione è stato utilizzato gesso bicomponente a base fosfatica (platino Ransom&amp;Randolph). Dopo la fusione le parti sono state sottoposte a prova non distruttiva tramite tomografia computerizzata e metallografia tradizionale. </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=267 id="Immagine 10" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image012.png">
                    </p>
<p>Figura 6:              Fonditrice e controllo di processo (per la descrizione vedere il testo)</p>
<p>Un riempimento dello stampo ottimizzato richiede una configurazione dell&#8217;albero adeguata. In base all&#8217;esperienza dei progetti di fusione precedenti con platino, le parti sono state montate sul lato principale relativo al senso di rotazione della fonditrice. Nella Figura 7 viene illustrata la configurazione<br />
                        della colata, le forze di azione e un esempio della simulazione del processo di riempimento dello stampo. A causa de montaggio delle parti sul lato principale il metallo è obbligato a scorrere verso la punta dell&#8217;albero. Le parti vengono quindi riempite gradualmente dalla punta verso l&#8217;attacco di colata<br />
                        dell&#8217;albero. Dettagli sul processo di microfusione e sulla simulazione di colate sono disponibili in [18, 19]. </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=242 id="Immagine 21" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image013.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 7:              Condizione di colata nella colata centrifuga L&#8217;orientamento delle parti sul lato principale dell&#8217;albero, relativo alle forze in gioco. Le frecce blu indicano il senso di rotazione. Le frecce indicano le forze in gioco: arancio (inerzia), rosso (gravità) verde (forza risultante).<br />
                        Simulazione del processo di riempimento dello stampo.</p>
<p>Dopo la fusione l&#8217;albero è stato tagliato e documentato come mostrato nella Figura 8. La qualità della superficie è stata valutata utilizzando l&#8217;aspetto del campione a lamina. Il campione griglia ha fornito informazioni sul riempimento dello stampo, che è stato dato come percentuale dei punti di intersezione<br />
                        riempiti della griglia. È stata effettuata un&#8217;ispezione metallografica sugli anelli con canale di alimentazione doppio e singolo che sono inclini alla porosità da ritiro. La sezione metallografica del campione a lamina è stata utilizzata per la misura del colore prima e dopo una prova di rilascio di<br />
                        metallo in saliva artificiale. I risultati sono stati suddivisi in tre categorie che vengono riportate nella Figura 9 per il riempimento dello stampo, la reazione di microfusione e la porosità. La microstruttura e le dimensioni del grano sono state determinate utilizzando la microscopia elettronica<br />
                        a scansione. Sono stati indagati possibili difetti quali cricche, mancata omogeneità chimica o inclusioni (Figura 10). </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=255 id="Immagine 11" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image014.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 8:              Risultati della colata e routine di valutazione (per la descrizione vedere il testo)</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=151 id="Immagine 37" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image015.png"><br />
                        <img decoding="async" width=605 height=151 id="Immagine 38" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image016.png"><br />
                        <img decoding="async" width=605 height=196 id="Immagine 40" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image017.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 9:              Criteri di valutazione per riempimento dello stampo, qualità della superficie e porosità
                    </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=300 id="Immagine 26" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image018.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 10:            Microstruttura nello stato as-cast di leghe selezionate</p>
<p>
                        Tabella 3:            Principali risultati di leghe selezionate in prove di colata full-size</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=605 height=162 id="Immagine 41" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image019.png">
                    </p>
<p>Nella Tabella 3 vengono forniti i risultati di alcune composizioni delle leghe selezionate. 950PdRu mostra buone proprietà di base con dimensione di grano media e solo pochissime cricche intergranulari. L&#8217;aggiunta di Co riduce le dimensioni del grano e contribuisce a evitare completamente le cricche.<br />
                        Le aggiunte di Fe sono promettenti in termini di riduzione delle dimensioni del grano, ma provocano problemi con una porosità del gas massiccia. Malgrado ciò il Fe viene mantenuto come potenziale legante. Il Cu non ha apportato alcun vantaggio reale e ha ridotto la durezza comportando la distorsioni<br />
                        degli anelli già durante la sgessatura. Ciò ha portato all&#8217;esclusione del Cu. L&#8217;aggiunta di Cr ha comportato reazioni eccessivamente forti con la microfusione e cricche marcate, per cui è stato escluso dallo studio. L&#8217;aggiunta di Sn ha significativamente modificato la morfologia del grano, il che è<br />
                        stato valutato come uno svantaggio. Tuttavia il riempimento dello stampo è stato ottimo e le prestazioni complessive buone il che ha consentito di mantenere Sn nell&#8217;elenco di leganti promettenti.</p>
<p>Infine le leghe contrassegnate in verde sono state studiate ulteriormente mentre quelle contrassegnate in rosso sono state escluse dallo studio. In base a questa valutazione le leghe più promettenti sono state selezionate e ottimizzate in ulteriori passaggi tramite l&#8217;aggiunta di leganti extra. Tutte<br />
                        le leghe hanno mostrato una bassa durezza in questa fase dello sviluppo; pertanto l&#8217;obiettivo di ulteriore miglioramento era l&#8217;incremento della durezza.</p>
<p>Per migliorare la durezza la letteratura ha fornito il boro (B) e l&#8217;alluminio (Al) come componenti promettenti [20, 21]. Tuttavia entrambi gli elementi non sono di facile aggiunta a causa della loro elevata reattività. Ciò ha richiesto la preparazione di pre-leghe con quantità accuratamente regolate<br />
                        di Al e B. L&#8217;uso di tali pre-leghe ha consentito al fonditore di preparare leghe contenenti Al e B senza i rischi di ossidazione durante la fusione iniziale della lega. Ha inoltre permesso al produttore di controllare la quantità di legante in modo molto preciso. Nella Figura 11 vengono forniti risultati<br />
                        a livelli diversi di B e Al. Piccole aggiunte di B nell&#8217;ordine dell&#8217;1‰ (lega PD1502) incrementano in modo significativo la resistenza e la durezza preservando al contempo la duttilità. Le aggiunte di Al hanno un effetto simile, ma sono necessarie quantità molto più elevate di questo elemento. È stato<br />
                        rilevato un incremento lineare approssimativo della resistenza e della durezza. </p>
<p>Questi risultati sono stati determinati tramite la prova di trazione delle barre che sono state colate in stampi di rame. Tale colata comporta un raffreddamento rapido e potrebbe non essere rappresentativa per la microfusione. Pertanto sono state eseguite ulteriori prove tramite microfusione. I livelli<br />
                        di resistenza e la durezza vengono mantenuti dalla microfusione, ma la duttilità è significativamente più bassa. Questo è tipico ed è solitamente un effetto del struttura del grano colonnare e più grezza dopo la microfusione. </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=460 height=378 id="Immagine 17" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image020.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 11:            Proprietà meccaniche di leghe selezionate basate su 950PdRu con aggiunte di B e Al</p>
<p>Ulteriori ottimizzazioni nelle prove di colata aggiuntive hanno avuto come risultato le composizioni fornite nella Tabella 4. Il contenuto di boro è stato ridotto per motivi di sicurezza, in quanto un più elevato livello di B può provocare frattura a caldo in condizioni di raffreddamento inadeguate.<br />
                        Una combinazione di Al e B ha fornito le proprietà migliori e affidabili in prove di colata ripetute. La combinazione di metalli è stata più efficace che singole aggiunte di quantità persino più elevate. Variazioni di leghe che utilizzano Fe e Sn offrono il vantaggio di un affinamento del grano e un<br />
                        migliorato riempimento dello stampo rispettivamente.
                    </p>
<p>
                        Tabella 4:            Composizioni di leghe ottimizzate che soddisfano i requisiti di durezza.</p>
<p>
                        <img decoding="async" width=302 height=123 id="Immagine 35" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image021.png">
                    </p>
<p>Un confronto con altre leghe bianche a caratura elevata (Figura 12) mostra alcuni specifici vantaggi delle leghe 950Pd di recente sviluppo. Rispetto a 950PdRu la durezza viene significativamente incrementata a livelli di 140-160 HV1, il che è considerato ottimale. Una durezza più elevata può essere vantaggiosa<br />
                        per una migliorata resistenza ai graffi, ma compromette la formabilità del materiale durante l&#8217;incastonatura delle pietre. Le leghe mostrano una risposta al termoindurimento che potrebbe essere utilizzata, nel caso in cui sia necessaria una durezza più elevata. Il confronto con le leghe di platino all&#8217;avanguardia<br />
                        950 (colonne verdi) mostra proprietà superiori rispetto a 950PtRu, ma una durezza inferiore a 950PtRuGa, che è a volte considerato troppo duro. La durezza è anche paragonabile a quella delle leghe in oro bianco Pd a 18k contenenti zinco per una migliorata durezza (colonna gialla).
                    </p>
<p>Ulteriori proprietà da prendere in considerazione sono il colore e la densità delle leghe. Per le leghe bianche l&#8217;indice di giallo (YI D1925) è lo standard accettato per la valutazione del colore [22]. Valori YI inferiori a 18 sono considerati &quot;bianco premium&quot;, il che significa che le leghe<br />
                        non richiedono rodiatura. Le leghe basate su 950PdRu mostrano valori YI inferiori a 10, paragonabili a quelli delle leghe 950Pt. La differenza di colore tra 950PdRu e 950PtRu è a malapena visibile all&#8217;occhio umano. In contrasto le leghe in oro bianco Pd a 18k con un valore YI intorno a 18 appaiono molto<br />
                        più gialle. La densità delle leghe basate su 950PdRu è vicina a 12 g/cm³, che è il 60% delle leghe 950Pt e il 75% delle leghe in oro bianco a 18k. La densità più bassa consente al produttore di produrre gioielleria più massiccia allo stesso peso o gioielleria leggera, ad esempio orecchini o pendenti.<br />
                        La combinazione di proprietà etichetta le leghe 950PdRu di recente sviluppo come &quot;leggere, brillanti e resistenti&quot;. </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=454 height=381 id="Immagine 18" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image022.png">
                    </p>
<p>
                        <img decoding="async" width=454 height=322 id="Immagine 19" src="/images/JTF_blog/2019klotz/image023.png">
                    </p>
<p>
                        Figura 12:            Confronto con leghe commerciali (proprietà tipiche conformemente a [23])</p>
<h2>4 Sintesi e conclusioni</h2>
<p>Nel presente documento viene descritto lo sviluppo di leghe 950 Pd con migliorate proprietà per applicazioni di gioielleria. Sulla base di calcoli termodinamici sono state selezionate composizioni di leghe promettenti, che sono poi state fuse e colate tramite microfusione centrifuga. Sono stati utilizzati<br />
                        materiali per microfusione e crogioli tipici dimostratisi adatti per le leghe in platino. Questi materiali sono stati trovati adatti anche per le leghe 950Pd. La fusione è stata surriscaldata di circa 80 °C prima della colata. La temperatura del cilindro era di 650 °C nella maggior parte delle prove<br />
                        di colata. Le leghe contenenti boro possono essere sensibili al raffreddamento del cilindro. I cilindri devono pertanto essere lasciati raffreddare lentamente a temperatura ambiente prima della sgessatura.</p>
<p>Le nuove leghe si basano su 950PdRu e contengono componenti aggiuntivi per ampliare l&#8217;intervallo di fusione (Co, Sn, B), per ridurre la granulometria (Fe) e per incrementare la durezza (Al, B). La temperatura tipica del liquidus di tali leghe era di 1560-1570 °C, leggermente inferiore a 950Pd50Ru. L&#8217;aggiunta<br />
                        dei summenzionati componenti incrementa la durezza dai 100 HV1 ca. della lega binaria morbida 950PdRu a 140-160 HV1. Si presume che tale intervallo di durezza costituisca la durezza ideale per l&#8217;incastonatura delle pietre e la finitura, in grado di fornire sufficiente resistenza ai graffi quando si<br />
                        indossano i gioielli. Tale durezza viene anche raggiunta nel caso di leghe 950Pt da medio a dure di leghe di oro bianco senza nichel a 18k. Il colore delle leghe 950 Pd è paragonabile a quello delle leghe 950 Pt. Entrambi i gruppi di leghe mostrano un indice di giallo di circa 1, che è significativamente<br />
                        più bianco delle leghe in oro bianco premium (YI &lt;18). La densità di 950Pd è di circa il 40% e il 25% inferiore rispetto a 950Pt e all&#8217;oro bianco Pd a 18k rispettivamente. La bassa densità è un vantaggio per gioielli leggeri o massicci.</p>
<p>La lega binaria 950PdRu si contraddistingue per la bassa durezza. Le nuove leghe 950Pd danno prova di durezza superiore mantenendo al contempo una buona capacità di riempimento dello stampo, reazioni di microfusione e crogiolo basse e sufficiente resistenza alla frattura a caldo con condizioni di processo<br />
                        adeguate. Possono pertanto diventare un&#8217;opzione per le applicazioni di gioielleria.</p>
<h2>5 Ringraziamenti<br />
                    </h2>
<p>Il presente lavoro è stato sostenuto finanziariamente da Norilsk Nickel, Russia. Si ringrazia Linus Drogs (AuEnterprises, USA) per il supporto al progetto e la consulenza durante la sua realizzazione. Un particolare ringraziamento va ai colleghi del fem per il loro contributo all&#8217;indagine SEM, alla metallografia<br />
                        e all&#8217;analisi chimica.</p>
<h2>6<br />
                    </h2>
<h2>7 Riferimenti<br />
                    </h2>
<p>
                        1.            Swan, N. and B.J. Williams.<br />
                        <i>Palladium &#8211; light, bright and precious &#8211; a world view</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2006. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        2.            Battaini, P.<br />
                        <i>Investment casting behavior of palladium-based alloys</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2008. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        3.            Fischer-Bühner, J., A. Basso, and M. Poliero.<br />
                        <i>Challenges for Palladium Casting Alloys</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2009. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        4.            Fryé, T.<br />
                        <i>Palladium casting: an overview of essential considerations</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum<br />
                        </i>. 2006. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        5.            Battaini, P.<br />
                        <i>The working properties for jewelry fabrication using new hard 950 palladium alloys</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2006. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        6.            Mann, M.B.<br />
                        <i>Palladium: manufacturing basics for servicing, assembly and finishing</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2007. Albuquerque, USA.
                    </p>
<p>
                        7.            Johnson-Matthey.<br />
                        <i>JM jewellery alloys</i>. Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.noble.matthey.com/jewelry"><br />
                            http://www.noble.matthey.com/jewelry<br />
                        </a></p>
<p>                        .
                    </p>
<p>
                        8.            Hafner, C.<br />
                        <i>Palladium alloys<br />
                        </i>. Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.c-hafner.de/de/leistungen-und-produkte/edelmetall-produkte/werkstoffe/werkstoffe-fuer-schmuck-und-dekorative-anwendungen/">http://www.c-hafner.de/de/leistungen-und-produkte/edelmetall-produkte/werkstoffe/werkstoffe-fuer-schmuck-und-dekorative-anwendungen/</a><br />
                        .</p>
<p>9.            Heimerle+Meule.<br />
                        <i>WKD_189-950</i>. Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.heimerle-meule.com/fileadmin/dateien-global/02_Products/Schmuckhalbzeuge/Produktuebersicht/Werkstoffdatenblaetter/Legierungen/Pd_500_585_950/englisch/WKD_189-950eng.pdf">http://www.heimerle-meule.com/fileadmin/dateien-global/02_Products/Schmuckhalbzeuge/Produktuebersicht/Werkstoffdatenblaetter/Legierungen/Pd_500_585_950/englisch/WKD_189-950eng.pdf</a><br />
                        .</p>
<p>10.          Wieland. 2016; Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.wieland-edelmetalle.de/produkte/schmuckhalbzeuge/palladium/page.html?L=0">http://www.wieland-edelmetalle.de/produkte/schmuckhalbzeuge/palladium/page.html?L=0</a><br />
                        .</p>
<p>11.          Agosi.<br />
                        <i>Agosi palladium alloys</i>. Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.agosi.de/wp-content/uploads/2015/09/AG_AgosiManufaktur.pdf">http://www.agosi.de/wp-content/uploads/2015/09/AG_AgosiManufaktur.pdf</a><br />
                        .</p>
<p>12.          Legor.<br />
                        <i>Legor palladium alloys</i>. Available from:</p>
<p>                        <a href="http://products.legor.com/EN/download">http://products.legor.com/EN/download</a><br />
                        .</p>
<p>13.          Hoover&amp;Strong. 2016; Available from:</p>
<p>                        <a href="https://www.hooverandstrong.com/media/pdfs/MaterialSpecs-950Palladium-01-2015.pdf">https://www.hooverandstrong.com/media/pdfs/MaterialSpecs-950Palladium-01-2015.pdf</a><br />
                        .</p>
<p>14.          UnitedPMR.<br />
                        <i>950 Palladium Grain (PD950)</i>. 2016; Available from:</p>
<p>                        <a href="http://www.unitedpmr.com/palladium_950_grain.php">http://www.unitedpmr.com/palladium_950_grain.php</a><br />
                        .</p>
<p>15.          Klotz, U.E., et al.<br />
                        <i>Platinum investment casting: material properties, casting simulation and optimum process parameters</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Sympoisum</i>. 2015. Albuquerque, USA.</p>
<p>16.          Biggs, T., S.S. Taylor, and E. van der Lingen,<br />
                        <i>The Hardening of Platinum Alloys for Potential Jewellery Application.</i> Platinum Metals Review, 2005. 49(1): p. 2-15.</p>
<p>17.          Kretchmer, S.,<br />
                        <i>Heat-treatable platinum-gallium-palladium alloy for jewelry</i>. 2003, Palenville, NY, US.</p>
<p>18.          Heiss, T., U.E. Klotz, and D. Tiberto,<br />
                        <i>Platinum Investment Casting, Part I: Simulation and Experimental Study of the Casting Process.<br />
                        </i> Johnson Matthey Technology Review, 2015. 59(2): p. 95-108.</p>
<p>19.          Klotz, U.E., T. Heiss, and D. Tiberto,<br />
                        <i>Platinum Investment Casting, Part II: Alloy Optimisation by Thermodynamic Simulation and Experimental Verification.</i> Johnson Matthey Technology Review, 2015. 59(2): p. 132-141.</p>
<p>20.          Böhm, W.,<br />
                        <i>Legierung auf der Basis von Platin, Palladium oder Gold</i>. 2011.</p>
<p>21.          Blatter, A., J. Brelle, and R. Ziegenhagen,<br />
                        <i>Allaige à base de palladium</i>. 2006, PX Holding S.A., 2304 La-Chaux-de-Fonds, CH.</p>
<p>22.          Henderson, S. and D. Manchanda,<br />
                        <i>White gold alloys.<br />
                        </i> Gold Bulletin, 2005. 38(2): p. 55-67.</p>
<p>23.          Fryé, T. and U.E. Klotz.<br />
                        <i>Mechanical properties and wear resistance of platinum alloys: a comparative study</i>. in<br />
                        <i>The Santa Fe Symposium on Jewerly Manufacturing Technology</i>. 2018. Albuquerque, NM, USA: Met-Chem Research.</p>
</div>
<p><span id="more-213"></span><br />
<!-- {"type":"layout","children":[{"type":"section","props":{"style":"default","width":"default","vertical_align":"middle","title_position":"top-left","title_rotation":"left","title_breakpoint":"xl","image_position":"center-center","text_color":"","width_expand":"","height":"","padding":"","header_transparent":"","animation":""},"children":[{"type":"row","props":{"layout":"1-1","breakpoint":"m","fixed_width":"large","width":"","width_expand":"","height":"","margin":"","column_gap":"","row_gap":""},"children":[{"type":"column","props":{"image_position":"center-center","media_overlay_gradient":"","vertical_align":"","style":"","text_color":"","padding":""},"children":[{"type":"video","props":{"video_controls":true,"margin":"default","video_autoplay":"","video_box_shadow":"","video_box_decoration":"","position":"","position_z_index":"","maxwidth":"","maxwidth_breakpoint":"","block_align":"","block_align_breakpoint":"","block_align_fallback":"","text_align":"","text_align_breakpoint":"","text_align_fallback":"","animation":"","visibility":"","video":"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=G-x6TwhhXns&list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&index=8&t=0s","video_width":"100%","video_height":"540"},"name":"Centered Video"},{"type":"html","props":{"content":"\n                  \n                    \n                    \n                    

<h2>Stato dell'arte<\/h2>\n                    \n                    

<p>Le leghe di palladio sono state al centro dell'attenzione al simposio di Santa Fe, in particolare nel 2006 e nel 2009 anni in cui la richiesta di Pd nel settore della gioielleria ha registrato una rapida crescita. Sono stati pubblicati diversi documenti sul mercato [1], sul processo di microfusione [2-4]\n                        e sulla fabbricazione e la lavorazione [5, 6] del palladio. Il primo studio sulla microfusione relativo alle leghe 950Pd \u00e8 stato presentato da Fry\u00e9 [4]. A causa delle limitate informazioni allora disponibili, lo scopo essenziale del documento era quello di ottenere una migliore comprensione delle caratteristiche\n                        di colata delle leghe 950Pd utilizzate nel settore orafo. Il lavoro di Battaini [2] mirava a presentare le principali propriet\u00e0 fisiche e chimiche delle leghe dentali basate su palladio e a trasferire l'esperienza acquisita nel campo odontoiatrico a quello dell'oreficeria.<\/p>\n                    \n                    

<p>Nel 2007 uno studio sulla microfusione delle leghe 950Pd \u00e8 stato realizzato dal fem per conto della Palladium Alliance International (PAI). I risultati sono stati presentati in occasione del simposio di Santa Fe del 2008 e pubblicati nel 2009 [3]. Nella sezione che segue verranno sintetizzate le conclusioni\n                        principali di questi studi.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<h2>2.1 Sfide di colata tipiche associate alle leghe di palladio 950<\/h2>\n                    \n                    

<p>Il palladio 950 commerciale contiene Ru, Ga o Co come componenti principali. Nella Tabella 1 viene fornito un elenco delle leghe con le loro principali propriet\u00e0 e caratteristiche.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        Tabella 1:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Panoramica delle leghe di palladio commerciali tratta dalle schede tecniche dei loro produttori. AC = as-cast, CW = lavorazione a freddo, AN = ricottura.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=657 height=482 id=\"Immagine 1\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image001.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Il rutenio (Ru) \u00e8 un metallo del gruppo del platino dal colore bianco che lega bene con il palladio. Le leghe contenenti Ru mostrano una temperatura di fusione pi\u00f9 elevata, in quanto il rutenio incrementa la temperatura del solidus e del liquidus in base al diagramma di fase binario. Il Ru ha una solubilit\u00e0\n                        limitata nel palladio; pertanto vengono prodotte solo leghe 950Pd-Ru. L'incremento dell'intervallo di fusione tramite l'aggiunta di Ru richiede temperature di colata pi\u00f9 elevate rispetto al palladio puro. Ci\u00f2 comporta una sollecitazione termica pi\u00f9 elevata sui crogioli e i materiali di microfusione\n                        durante la colata. L'intervallo di fusione di 950PdRu \u00e8 molto ristretto, solo pochi gradi Celsius. Alcuni valori forniti nelle schede tecniche dei produttori per 950PdRu sono in contraddizione con le informazioni sul diagramma di fase. Ci\u00f2 viene attribuito a ulteriori leganti non specificati o alla\n                        difficolt\u00e0 di determinare l'intervallo di fusione effettivo.<\/p>\n                    \n                    

<p>Durante la solidificazione si formano dendriti e il Ru viene segregato nel cuore di queste ultime e la fusione restante si arricchisce di Pd. Solitamente l'intervallo di fusione cresce a causa della segregazione, ma nel caso di 950PdRu ci\u00f2 avviene in modo molto limitato. Di conseguenza la lega mostra\n                        un congelamento quasi isotermico e quindi un riempimento dello stampo molto limitato durante la colata. Tale processo \u00e8 stato investigato in dettaglio per 950PtRu [15].\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Il Ru si dissolve nel palladio in modo da formare una soluzione solida. Le leghe Pd-Ru sono relativamente morbide a causa della piccola differenza nella dimensione dell'atomo di Pd e Ru. La durezza tipica \u00e8 di circa 100-120 HV1 nella condizione di ricottura o as-cast. Per migliorare le propriet\u00e0 meccaniche\n                        vengono frequentemente utilizzate aggiunte di Gallio (Ga).<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Il diagramma di fase binario di Pd con Ga viene mostrato nella Figura 1. Ga ha un punto di fusione molto basso (29 \u00b0C) e la sua aggiunta abbassa in modo significativo la temperatura del solidus e del liquidus di Pd. La solubilit\u00e0 massima in Pd \u00e8 una percentuale in massa di Gallio pari a 8 ca.. A una\n                        concentrazione di Ga pi\u00f9 elevata si formano numerosi composti intermetallici in reazioni di fase complesse. Non sono noti studi sistematici sull'indurimento per precipitazione delle leghe a contenuto elevato di Pd nella letteratura aperta. Tali studi, tuttavia, sono disponibili per le leghe di Pt [16]\n                        e i risultati possono essere trasferiti a quelle di Pd. <\/p>\n                    \n                    

<p>L'indurimento per precipitazione \u00e8 ben noto e applicato per le leghe 950Pt [16, 17]. Tuttavia la superiorit\u00e0 del gallio nel palladio \u00e8 pi\u00f9 elevata che nel platino. Pertanto sono necessarie qualit\u00e0 pi\u00f9 elevate di Ga per ottenere lo stesso livello di durezza \u2013 ovvero per un dato contenuto di Pd, ad esempio\n                        950Pd, la durezza conseguibile \u00e8 inferiore. La risposta all'indurimento di Pt legato con Ga \u00e8 segnalata come instabile e pertanto classificata come non praticabile per un indurimento affidabile da parte di alcuni autori [16].<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=302 height=282 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image002.png\">\n                        <img width=302 height=282 id=\"Grafik 1\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image003.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 1:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Approccio tradizionale delle leghe di palladio dure con un contenuto di Ga pi\u00f9 elevato. Sezione del sistema Pd-Ga (a sinistra) confrontata con il sistema Pt-Ga (a destra) calcolata utilizzando il database TCNOBL1 e ThermoCalc.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Prove sperimentali e indagini corrispondenti in un precedente studio del fem [3] si sono concentrate su due leghe, una con Ru\/Ga e l'altra con Ag\/Ga\/Cu. Di conseguenza non \u00e8 possibile trarre alcuna conclusione generale in ordine all'adeguatezza delle leghe per la colata di palladio in base alla composizione\n                        della lega. Sulla base dell'analisi dei difetti nelle colate industriali, sembra che le leghe con un contenuto di gallio relativamente alto tendano ad avere una suscettibilit\u00e0 pi\u00f9 elevata alla formazione di cricche nelle parti as-cast. La formazione di cricche si \u00e8 rivelata un problema complesso. Una\n                        failure analysis approfondita ha rivelato che il meccanismo sottostante \u00e8 correlato alle propriet\u00e0 e alle condizioni di colata particolari del materiale di microfusione. Si deve notare che le colate prive di cricche della lega Ru\/Ga sono state ottenute n modo riproducibile durante prove di colata presso\n                        il fem e sono inoltre ottenute in qualit\u00e0 elevata e in modo riproducibile da molti fonditori industriali che hanno cooperato al progetto.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Il silicio \u00e8 un'impurit\u00e0 tipica che si verifica nei processi di microfusione. Se viene utilizzato materiale di scarto per la rifusione la rimozione di eventuali residui della microfusione \u00e8 della massima importanza [2]. Tali residui di ossidi possono decomporsi durante la fusione, in particolare in condizioni\n                        riducenti (gas di formatura: Ar\/H\n                        <sub>2<\/sub> or N\n                        <sub>2<\/sub>\/H\n                        <sub>2<\/sub>) che devono essere evitate. L'ossigeno rilasciato passa in soluzione solida all'interno della fusione ed evapora durante la solidificazione formando una porosit\u00e0 del gas significativa. Il silicio forma un eutettico a punto di fusione basso (Pd + Pd\n                        <sub>3<\/sub>Si) a una temperatura di 782 \u00b0C. Tale eutettico sui bordi dei grani \u00e8 responsabile delle crepe di ritiro. Un esempio del risultato catastrofico delle impurit\u00e0 di silicio viene mostrato nella Figura 2. L'albero di colata \u00e8 diventato completamente fragile. Numerose cricche nelle parti provocano\n                        pi\u00f9 fratture che si verificano lungo i bordi dei grani interdendritici. Il numero 4 nella parte inferiore destra dell'immagine mostra l'incremento della concentrazione di Si determinata dall'analisi EDX.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                    \n                        <img width=453 height=322 id=\"Immagine 28\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image004.png\">\n                    \n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 2:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Frattura a caldo dovuta a contaminazione con residui della microfusione.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<h2>3 Processo di sviluppo <\/h2>\n                    \n                    

<h2>3.1 Identificazione di componenti della lega adeguati<\/h2>\n                    \n                    

<p>Sono stati selezionati potenziali leganti nella tavola periodica degli elementi. Alcuni elementi hanno dovuto essere esclusi in quanto volatili, tossici, allergenici o radioattivi, troppo reattivi nelle condizioni tipiche della microfusione o insolubili. I principali requisiti per la nuova lega erano:<\/p>\n                    \n                    

<p>Intervallo di fusione sufficiente di almeno 25 K<\/p>\n                    \n                    

<p>Durezza media (130-160 HV1)<\/p>\n                    \n                    

<p>Struttura a grano fine<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>La lega 950PtRu \u00e8 stata definita come riferimento per lo sviluppo delle nuove leghe 950Pd. 950PdRu \u00e8 caratterizzata da un promettente colore grigio-argento rispetto al colore grigio della maggior parte delle leghe 950Pd. Contiene metalli del gruppo del platino al 100% e pertanto non richiede gas protettivo\n                        durante la lavorazione. Tuttavia la fluidit\u00e0 della lega \u00e8 molto bassa e alcuni produttori non la consigliano per la colata. <\/p>\n                    \n                    

<p>Tra i candidati restano solo pochi elementi. Per poter superare le scarse propriet\u00e0 di colata di 950PdRu sono necessari i seguenti miglioramenti:\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Ampliamento dell'intervallo di fusione\u00a0 Aggiunta di Co, Fe o Cu\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Miglioramento delle propriet\u00e0 di colata, in particolare del riempimento dello stampo\u00a0\u00a0\u00a0 Aggiunta di Co<\/p>\n                    \n                    

<p>Ottimizzazione della segregazione, riduzione delle reazioni alla microfusione\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Aggiunta di Sn<\/p>\n                    \n                    

<p>Miglioramento del colore e della durezza\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Aggiunta di Cr, Fe, B<\/p>\n                    \n                    

<p>Affinamento del grano\u00a0 Aggiunta di Fe, W, Zr<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Nella Figura 3 viene mostrato l'intervallo di fusione variabile di varie leghe 950Pd in cui il Ru viene sostituito da un terzo elemento (Me). Sul lato sinistro della figura troviamo la lega binaria 950PdRu; sul lato destro le leghe binarie 950PdMe. Alcuni elementi come Au hanno a malapena effetto sull'intervallo\n                        di fusione e sulla temperatura del liquidus. Altri elementi (Ag, Cu,Cr) hanno un effetto medio sull'intervallo di fusione e sulla temperatura del liquidus. Nel caso del rame sono necessarie quantit\u00e0 relativamente alte per ottenere un effetto. Gli effetti maggiori si hanno con l'aggiunta di Co e Fe.\n                        Tuttavia, a causa della loro tendenza all'ossidazione, la quantit\u00e0 deve essere limitata al 2% max.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=303 height=267 id=\"Picture 2\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image005.png\">\n                        <img width=303 height=266 id=\"Picture 3\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image006.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 3:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Effetto dell'aggiunta di leganti a 950PdRu. Il Ru \u00e8 sostituito da un terzo elemento metallico (Me). L'asse X fornisce la quantit\u00e0 del terzo elemento in percentuale di massa. Calcolo effettuato utilizzando il database SNOB3 e ThermoCalc.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>L'effetto della segregazione durante il processo di solidificazione pu\u00f2 essere simulato tramite le cosiddette simulazioni di Scheil-Gulliver. L'intervallo di fusione effettivo di una lega solitamente aumenta, in quanto l'equilibrio termico completo che viene presunto nei diagrammi di fase dell'equilibrio\n                        non viene conseguito durante un processo di raffreddamento relativamente rapido. Ci\u00f2 comporta una variazione continua della composizione chimica della fase liquida mentre la solidificazione procedere e questo effetto pu\u00f2 essere studiato tramite le simulazioni di Scheil-Gulliver. L'effetto di tali variazioni\n                        della composizione non equilibrata della fusione sulla temperatura del solidus viene mostrato nella Figura 4 per una serie di leghe 950Pd-30Ru-Co,Fe. La 950Pd-Ru binaria mostra un intervallo di solidificazione molto stretto. L'aggiunta del 20 \u2030 di Fe+Co riduce la temperatura del solidus e il processo\n                        di segregazione si fa pi\u00f9 pronunciato. La segregazione di Fe e Co nella fase liquida comporta una riduzione della temperatura del solidus effettiva e consente un intervallo di fusione di circa 30-100 K. Ci\u00f2 sembra promettente in termini di miglioramento del riempimento dello stampo, migliore alimentazione\n                        (riduzione del microritiro) e riduzione delle reazioni di microfusione.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=375 height=340 id=\"Grafik 112\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image007.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 4:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Calcolo di Scheil-Gulliver. Segregazione di leghe 950Pd-30Ru con contenuto di Fe e Co variabile.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Prove di microfusione<\/p>\n                    \n                    

<p>Dalle considerazioni di cui sopra \u00e8 stata derivata una serie di composizioni della lega come mostrato nella Tabella 2. Come lega di riferimento \u00e8 stata utilizzata una lega 950PdRu acquistata presso C. Hafner, Pforzheim, Germania. Le leghe sono state preparate tramite fusione ad arco da elementi puri\n                        con una purezza del 99,9% o superiore (acquistati presso HMW Hauner Metallische Werkstoffe, Germania). Il campione a forma di bottone \u00e8 stato laminato a freddo nella lamina che \u00e8 stata utilizzata per la microfusione centrifuga di alberi tipici conformemente alla Figura 5 con una massa di circa 100 g.\n                        Su questi alberi \u00e8 stata realizzata una caratterizzazione di base che comprendeva la determinazione del colore, il rilascio di metalli, la durezza, la risposta al termoindurimento e la microstruttura. L'albero conteneva una serie di parti di gioielleria tipiche inclini ai difetti tipici della colata.\n                        La griglia \u00e8 stata utilizzata per la prova del riempimento dello stampo mentre il campione a forma di lamina per le prove del rilascio di metalli e delle misure del colore. Sono state preparate e analizzate circa 35 composizioni di leghe. Nella Tabella 2 viene riportata una scelta di queste composizioni.\n                        Sono state selezionate le leghe pi\u00f9 promettenti e modificate nel seguente passaggio.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        Tabella 2:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Composizioni delle leghe testate in prove su piccola scala (selezione)<\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        <img width=378 height=336 id=\"Immagine 31\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image008.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                    \n                        

<table cellpadding=0 cellspacing=0 align=left>\n                            

<tr>\n                                

<td width=2 height=6><\/td>\n                                

<td width=143><\/td>\n                                

<td width=14><\/td>\n                                

<td width=277><\/td>\n                                

<td width=25><\/td>\n                                

<td width=336><\/td>\n                            <\/tr>\n                            

<tr>\n                                

<td height=1><\/td>\n                                

<td colspan=2><\/td>\n                                

<td rowspan=3 align=left valign=top>\n                                    <img width=277 height=227 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image009.png\">\n                                <\/td>\n                            <\/tr>\n                            

<tr>\n                                

<td height=48><\/td>\n                                

<td colspan=2><\/td>\n                                

<td><\/td>\n                                

<td rowspan=2 align=left valign=top>\n                                    <img width=336 height=226 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image010.png\" alt=\"1.\tAnello a tre sfere&#13;&#10;2.\tAnello con canale di alimentazione unico &#13;&#10;3.\tAnello chevalier sottile&#13;&#10;4.\tLamina&#13;&#10;5.\tGriglia&#13;&#10;6.\tAnello solitario&#13;&#10;7.\tAnello con canale di alimentazione doppio&#13;&#10;8.\tAnello chevalier pesante&#13;&#10;\">\n                                <\/td>\n                            <\/tr>\n                            

<tr>\n                                

<td height=178><\/td>\n                                

<td rowspan=2 align=left valign=top>\n                                    <img width=143 height=227 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image011.jpg\">\n                                <\/td>\n                            <\/tr>\n                            

<tr>\n                                

<td height=49><\/td>\n                            <\/tr>\n                        <\/table>\n                    \n                    \n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    \n                    <br clear=ALL>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 5:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Configurazione dell'albero di colata e parti di colata<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>La colata ha richiesto un controllo di processo sofisticato allo scopo di garantire condizioni di colata riproducibili e affidabili (Figura 7). Come fonditrice \u00e8 stato utilizzato il modello TCE10 della Topcast, Italia, che ha consentito la fusione e la colata entro 40-60 s dall'inizio del processo di\n                        riscaldamento. Per tutte le prove di colata \u00e8 stato utilizzato un crogiolo al quarzo di qualit\u00e0 elevata del tipo &quot;KGZ&quot;di Porzellanfabrik Hermsdorf, Germania. Questo tipo di crogiolo si era rivelato adatto per le leghe di platino in un studio precedente. La temperatura del metallo \u00e8 stata controllata\n                        durante la fusione e la colata con una termocamera. Ci\u00f2 ha consentito una valutazione dettagliata della temperatura del metallo superiore a quella del pirometro integrato nella fonditrice. Persino la temperatura del cilindro ha potuto essere controllata tramite termocoppie montate sull'albero o vicino\n                        alla superficie del cilindro interna per documentare il surriscaldamento della microfusione. Tuttavia tali misure richiedono uno sforzo molto elevato e pertanto sono state utilizzate solo in una quantit\u00e0 molto limitata di prove di colata.<\/p>\n                    \n                    

<p>La temperatura del cilindro \u00e8 stata selezionata in base alle dimensioni e alla forma delle parti ed \u00e8 stata di 650\u00b0C per la maggior parte delle prove di colata. Questa temperatura si \u00e8 dimostrata il miglior compromesso tra riempimento dello stampo elevato e bassa porosit\u00e0 da ritiro.\u00a0 Per ridurre il pi\u00f9\n                        possibile le reazioni di microfusione \u00e8 stato utilizzato gesso bicomponente a base fosfatica (platino Ransom&amp;Randolph). Dopo la fusione le parti sono state sottoposte a prova non distruttiva tramite tomografia computerizzata e metallografia tradizionale. <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=267 id=\"Immagine 10\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image012.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Figura 6:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fonditrice e controllo di processo (per la descrizione vedere il testo)<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Un riempimento dello stampo ottimizzato richiede una configurazione dell'albero adeguata. In base all'esperienza dei progetti di fusione precedenti con platino, le parti sono state montate sul lato principale relativo al senso di rotazione della fonditrice. Nella Figura 7 viene illustrata la configurazione\n                        della colata, le forze di azione e un esempio della simulazione del processo di riempimento dello stampo. A causa de montaggio delle parti sul lato principale il metallo \u00e8 obbligato a scorrere verso la punta dell'albero. Le parti vengono quindi riempite gradualmente dalla punta verso l'attacco di colata\n                        dell'albero. Dettagli sul processo di microfusione e sulla simulazione di colate sono disponibili in [18, 19]. <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=242 id=\"Immagine 21\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image013.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        Figura 7:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Condizione di colata nella colata centrifuga L'orientamento delle parti sul lato principale dell'albero, relativo alle forze in gioco. Le frecce blu indicano il senso di rotazione. Le frecce indicano le forze in gioco: arancio (inerzia), rosso (gravit\u00e0) verde (forza risultante).\n                        Simulazione del processo di riempimento dello stampo.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Dopo la fusione l'albero \u00e8 stato tagliato e documentato come mostrato nella Figura 8. La qualit\u00e0 della superficie \u00e8 stata valutata utilizzando l'aspetto del campione a lamina. Il campione griglia ha fornito informazioni sul riempimento dello stampo, che \u00e8 stato dato come percentuale dei punti di intersezione\n                        riempiti della griglia. \u00c8 stata effettuata un'ispezione metallografica sugli anelli con canale di alimentazione doppio e singolo che sono inclini alla porosit\u00e0 da ritiro. La sezione metallografica del campione a lamina \u00e8 stata utilizzata per la misura del colore prima e dopo una prova di rilascio di\n                        metallo in saliva artificiale. I risultati sono stati suddivisi in tre categorie che vengono riportate nella Figura 9 per il riempimento dello stampo, la reazione di microfusione e la porosit\u00e0. La microstruttura e le dimensioni del grano sono state determinate utilizzando la microscopia elettronica\n                        a scansione. Sono stati indagati possibili difetti quali cricche, mancata omogeneit\u00e0 chimica o inclusioni (Figura 10). <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=255 id=\"Immagine 11\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image014.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 8:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Risultati della colata e routine di valutazione (per la descrizione vedere il testo)<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=151 id=\"Immagine 37\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image015.png\">\n                        <img width=605 height=151 id=\"Immagine 38\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image016.png\">\n                        <img width=605 height=196 id=\"Immagine 40\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image017.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 9:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Criteri di valutazione per riempimento dello stampo, qualit\u00e0 della superficie e porosit\u00e0\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=300 id=\"Immagine 26\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image018.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 10:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Microstruttura nello stato as-cast di leghe selezionate<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        Tabella 3:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Principali risultati di leghe selezionate in prove di colata full-size<\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        <img width=605 height=162 id=\"Immagine 41\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image019.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Nella Tabella 3 vengono forniti i risultati di alcune composizioni delle leghe selezionate. 950PdRu mostra buone propriet\u00e0 di base con dimensione di grano media e solo pochissime cricche intergranulari. L'aggiunta di Co riduce le dimensioni del grano e contribuisce a evitare completamente le cricche.\n                        Le aggiunte di Fe sono promettenti in termini di riduzione delle dimensioni del grano, ma provocano problemi con una porosit\u00e0 del gas massiccia. Malgrado ci\u00f2 il Fe viene mantenuto come potenziale legante. Il Cu non ha apportato alcun vantaggio reale e ha ridotto la durezza comportando la distorsioni\n                        degli anelli gi\u00e0 durante la sgessatura. Ci\u00f2 ha portato all'esclusione del Cu. L'aggiunta di Cr ha comportato reazioni eccessivamente forti con la microfusione e cricche marcate, per cui \u00e8 stato escluso dallo studio. L'aggiunta di Sn ha significativamente modificato la morfologia del grano, il che \u00e8\n                        stato valutato come uno svantaggio. Tuttavia il riempimento dello stampo \u00e8 stato ottimo e le prestazioni complessive buone il che ha consentito di mantenere Sn nell'elenco di leganti promettenti.<\/p>\n                    \n                    

<p>Infine le leghe contrassegnate in verde sono state studiate ulteriormente mentre quelle contrassegnate in rosso sono state escluse dallo studio. In base a questa valutazione le leghe pi\u00f9 promettenti sono state selezionate e ottimizzate in ulteriori passaggi tramite l'aggiunta di leganti extra. Tutte\n                        le leghe hanno mostrato una bassa durezza in questa fase dello sviluppo; pertanto l'obiettivo di ulteriore miglioramento era l'incremento della durezza.<\/p>\n                    \n                    

<p>Per migliorare la durezza la letteratura ha fornito il boro (B) e l'alluminio (Al) come componenti promettenti [20, 21]. Tuttavia entrambi gli elementi non sono di facile aggiunta a causa della loro elevata reattivit\u00e0. Ci\u00f2 ha richiesto la preparazione di pre-leghe con quantit\u00e0 accuratamente regolate\n                        di Al e B. L'uso di tali pre-leghe ha consentito al fonditore di preparare leghe contenenti Al e B senza i rischi di ossidazione durante la fusione iniziale della lega. Ha inoltre permesso al produttore di controllare la quantit\u00e0 di legante in modo molto preciso. Nella Figura 11 vengono forniti risultati\n                        a livelli diversi di B e Al. Piccole aggiunte di B nell'ordine dell'1\u2030 (lega PD1502) incrementano in modo significativo la resistenza e la durezza preservando al contempo la duttilit\u00e0. Le aggiunte di Al hanno un effetto simile, ma sono necessarie quantit\u00e0 molto pi\u00f9 elevate di questo elemento. \u00c8 stato\n                        rilevato un incremento lineare approssimativo della resistenza e della durezza. <\/p>\n                    \n                    

<p>Questi risultati sono stati determinati tramite la prova di trazione delle barre che sono state colate in stampi di rame. Tale colata comporta un raffreddamento rapido e potrebbe non essere rappresentativa per la microfusione. Pertanto sono state eseguite ulteriori prove tramite microfusione. I livelli\n                        di resistenza e la durezza vengono mantenuti dalla microfusione, ma la duttilit\u00e0 \u00e8 significativamente pi\u00f9 bassa. Questo \u00e8 tipico ed \u00e8 solitamente un effetto del struttura del grano colonnare e pi\u00f9 grezza dopo la microfusione. <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=460 height=378 id=\"Immagine 17\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image020.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 11:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Propriet\u00e0 meccaniche di leghe selezionate basate su 950PdRu con aggiunte di B e Al<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Ulteriori ottimizzazioni nelle prove di colata aggiuntive hanno avuto come risultato le composizioni fornite nella Tabella 4. Il contenuto di boro \u00e8 stato ridotto per motivi di sicurezza, in quanto un pi\u00f9 elevato livello di B pu\u00f2 provocare frattura a caldo in condizioni di raffreddamento inadeguate.\n                        Una combinazione di Al e B ha fornito le propriet\u00e0 migliori e affidabili in prove di colata ripetute. La combinazione di metalli \u00e8 stata pi\u00f9 efficace che singole aggiunte di quantit\u00e0 persino pi\u00f9 elevate. Variazioni di leghe che utilizzano Fe e Sn offrono il vantaggio di un affinamento del grano e un\n                        migliorato riempimento dello stampo rispettivamente.\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        Tabella 4:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Composizioni di leghe ottimizzate che soddisfano i requisiti di durezza.<\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        <img width=302 height=123 id=\"Immagine 35\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image021.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>Un confronto con altre leghe bianche a caratura elevata (Figura 12) mostra alcuni specifici vantaggi delle leghe 950Pd di recente sviluppo. Rispetto a 950PdRu la durezza viene significativamente incrementata a livelli di 140-160 HV1, il che \u00e8 considerato ottimale. Una durezza pi\u00f9 elevata pu\u00f2 essere vantaggiosa\n                        per una migliorata resistenza ai graffi, ma compromette la formabilit\u00e0 del materiale durante l'incastonatura delle pietre. Le leghe mostrano una risposta al termoindurimento che potrebbe essere utilizzata, nel caso in cui sia necessaria una durezza pi\u00f9 elevata. Il confronto con le leghe di platino all'avanguardia\n                        950 (colonne verdi) mostra propriet\u00e0 superiori rispetto a 950PtRu, ma una durezza inferiore a 950PtRuGa, che \u00e8 a volte considerato troppo duro. La durezza \u00e8 anche paragonabile a quella delle leghe in oro bianco Pd a 18k contenenti zinco per una migliorata durezza (colonna gialla).\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>Ulteriori propriet\u00e0 da prendere in considerazione sono il colore e la densit\u00e0 delle leghe. Per le leghe bianche l'indice di giallo (YI D1925) \u00e8 lo standard accettato per la valutazione del colore [22]. Valori YI inferiori a 18 sono considerati &quot;bianco premium&quot;, il che significa che le leghe\n                        non richiedono rodiatura. Le leghe basate su 950PdRu mostrano valori YI inferiori a 10, paragonabili a quelli delle leghe 950Pt. La differenza di colore tra 950PdRu e 950PtRu \u00e8 a malapena visibile all'occhio umano. In contrasto le leghe in oro bianco Pd a 18k con un valore YI intorno a 18 appaiono molto\n                        pi\u00f9 gialle. La densit\u00e0 delle leghe basate su 950PdRu \u00e8 vicina a 12 g\/cm\u00b3, che \u00e8 il 60% delle leghe 950Pt e il 75% delle leghe in oro bianco a 18k. La densit\u00e0 pi\u00f9 bassa consente al produttore di produrre gioielleria pi\u00f9 massiccia allo stesso peso o gioielleria leggera, ad esempio orecchini o pendenti.\n                        La combinazione di propriet\u00e0 etichetta le leghe 950PdRu di recente sviluppo come &quot;leggere, brillanti e resistenti&quot;. <\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<p>\n                        <img width=454 height=381 id=\"Immagine 18\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image022.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        <img width=454 height=322 id=\"Immagine 19\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019klotz\/image023.png\">\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        Figura 12:\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Confronto con leghe commerciali (propriet\u00e0 tipiche conformemente a [23])<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<h2>4 Sintesi e conclusioni<\/h2>\n                    \n                    

<p>Nel presente documento viene descritto lo sviluppo di leghe 950 Pd con migliorate propriet\u00e0 per applicazioni di gioielleria. Sulla base di calcoli termodinamici sono state selezionate composizioni di leghe promettenti, che sono poi state fuse e colate tramite microfusione centrifuga. Sono stati utilizzati\n                        materiali per microfusione e crogioli tipici dimostratisi adatti per le leghe in platino. Questi materiali sono stati trovati adatti anche per le leghe 950Pd. La fusione \u00e8 stata surriscaldata di circa 80 \u00b0C prima della colata. La temperatura del cilindro era di 650 \u00b0C nella maggior parte delle prove\n                        di colata. Le leghe contenenti boro possono essere sensibili al raffreddamento del cilindro. I cilindri devono pertanto essere lasciati raffreddare lentamente a temperatura ambiente prima della sgessatura.<\/p>\n                    \n                    

<p>Le nuove leghe si basano su 950PdRu e contengono componenti aggiuntivi per ampliare l'intervallo di fusione (Co, Sn, B), per ridurre la granulometria (Fe) e per incrementare la durezza (Al, B). La temperatura tipica del liquidus di tali leghe era di 1560-1570 \u00b0C, leggermente inferiore a 950Pd50Ru. L'aggiunta\n                        dei summenzionati componenti incrementa la durezza dai 100 HV1 ca. della lega binaria morbida 950PdRu a 140-160 HV1. Si presume che tale intervallo di durezza costituisca la durezza ideale per l'incastonatura delle pietre e la finitura, in grado di fornire sufficiente resistenza ai graffi quando si\n                        indossano i gioielli. Tale durezza viene anche raggiunta nel caso di leghe 950Pt da medio a dure di leghe di oro bianco senza nichel a 18k. Il colore delle leghe 950 Pd \u00e8 paragonabile a quello delle leghe 950 Pt. Entrambi i gruppi di leghe mostrano un indice di giallo di circa 1, che \u00e8 significativamente\n                        pi\u00f9 bianco delle leghe in oro bianco premium (YI &lt;18). La densit\u00e0 di 950Pd \u00e8 di circa il 40% e il 25% inferiore rispetto a 950Pt e all'oro bianco Pd a 18k rispettivamente. La bassa densit\u00e0 \u00e8 un vantaggio per gioielli leggeri o massicci.<\/p>\n                    \n                    

<p>La lega binaria 950PdRu si contraddistingue per la bassa durezza. Le nuove leghe 950Pd danno prova di durezza superiore mantenendo al contempo una buona capacit\u00e0 di riempimento dello stampo, reazioni di microfusione e crogiolo basse e sufficiente resistenza alla frattura a caldo con condizioni di processo\n                        adeguate. Possono pertanto diventare un'opzione per le applicazioni di gioielleria.<\/p>\n                    \n                    \n                    \n                    

<h2>5 Ringraziamenti\n                    <\/h2>\n                    \n                    

<p>Il presente lavoro \u00e8 stato sostenuto finanziariamente da Norilsk Nickel, Russia. Si ringrazia Linus Drogs (AuEnterprises, USA) per il supporto al progetto e la consulenza durante la sua realizzazione. Un particolare ringraziamento va ai colleghi del fem per il loro contributo all'indagine SEM, alla metallografia\n                        e all'analisi chimica.<\/p>\n                    \n                    

<h2>6\n                    <\/h2>\n                    \n                    

<h2>7 Riferimenti\n                    <\/h2>\n                    \n                    

<p>\n                        1.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Swan, N. and B.J. Williams.\n                        <i>Palladium - light, bright and precious - a world view<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2006. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        2.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Battaini, P.\n                        <i>Investment casting behavior of palladium-based alloys<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2008. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        3.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fischer-B\u00fchner, J., A. Basso, and M. Poliero.\n                        <i>Challenges for Palladium Casting Alloys<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2009. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        4.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fry\u00e9, T.\n                        <i>Palladium casting: an overview of essential considerations<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum\n                        <\/i>. 2006. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        5.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Battaini, P.\n                        <i>The working properties for jewelry fabrication using new hard 950 palladium alloys<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2006. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        6.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Mann, M.B.\n                        <i>Palladium: manufacturing basics for servicing, assembly and finishing<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2007. Albuquerque, USA.\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        7.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Johnson-Matthey.\n                        <i>JM jewellery alloys<\/i>. Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.noble.matthey.com\/jewelry\">\n                            http:\/\/www.noble.matthey.com\/jewelry\n                        <\/a>\n                    \n                        .\n                    <\/p>\n                    \n                    

<p>\n                        8.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Hafner, C.\n                        <i>Palladium alloys\n                        <\/i>. Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.c-hafner.de\/de\/leistungen-und-produkte\/edelmetall-produkte\/werkstoffe\/werkstoffe-fuer-schmuck-und-dekorative-anwendungen\/\">http:\/\/www.c-hafner.de\/de\/leistungen-und-produkte\/edelmetall-produkte\/werkstoffe\/werkstoffe-fuer-schmuck-und-dekorative-anwendungen\/<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>9.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Heimerle+Meule.\n                        <i>WKD_189-950<\/i>. Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.heimerle-meule.com\/fileadmin\/dateien-global\/02_Products\/Schmuckhalbzeuge\/Produktuebersicht\/Werkstoffdatenblaetter\/Legierungen\/Pd_500_585_950\/englisch\/WKD_189-950eng.pdf\">http:\/\/www.heimerle-meule.com\/fileadmin\/dateien-global\/02_Products\/Schmuckhalbzeuge\/Produktuebersicht\/Werkstoffdatenblaetter\/Legierungen\/Pd_500_585_950\/englisch\/WKD_189-950eng.pdf<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>10.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Wieland. 2016; Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.wieland-edelmetalle.de\/produkte\/schmuckhalbzeuge\/palladium\/page.html?L=0\">http:\/\/www.wieland-edelmetalle.de\/produkte\/schmuckhalbzeuge\/palladium\/page.html?L=0<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>11.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Agosi.\n                        <i>Agosi palladium alloys<\/i>. Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.agosi.de\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/AG_AgosiManufaktur.pdf\">http:\/\/www.agosi.de\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/AG_AgosiManufaktur.pdf<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>12.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Legor.\n                        <i>Legor palladium alloys<\/i>. Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/products.legor.com\/EN\/download\">http:\/\/products.legor.com\/EN\/download<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>13.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Hoover&amp;Strong. 2016; Available from:\n                    \n                        <a href=\"https:\/\/www.hooverandstrong.com\/media\/pdfs\/MaterialSpecs-950Palladium-01-2015.pdf\">https:\/\/www.hooverandstrong.com\/media\/pdfs\/MaterialSpecs-950Palladium-01-2015.pdf<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>14.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 UnitedPMR.\n                        <i>950 Palladium Grain (PD950)<\/i>. 2016; Available from:\n                    \n                        <a href=\"http:\/\/www.unitedpmr.com\/palladium_950_grain.php\">http:\/\/www.unitedpmr.com\/palladium_950_grain.php<\/a>\n                        .<\/p>\n                    \n                    

<p>15.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Klotz, U.E., et al.\n                        <i>Platinum investment casting: material properties, casting simulation and optimum process parameters<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Sympoisum<\/i>. 2015. Albuquerque, USA.<\/p>\n                    \n                    

<p>16.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Biggs, T., S.S. Taylor, and E. van der Lingen,\n                        <i>The Hardening of Platinum Alloys for Potential Jewellery Application.<\/i> Platinum Metals Review, 2005. 49(1): p. 2-15.<\/p>\n                    \n                    

<p>17.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Kretchmer, S.,\n                        <i>Heat-treatable platinum-gallium-palladium alloy for jewelry<\/i>. 2003, Palenville, NY, US.<\/p>\n                    \n                    

<p>18.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Heiss, T., U.E. Klotz, and D. Tiberto,\n                        <i>Platinum Investment Casting, Part I: Simulation and Experimental Study of the Casting Process.\n                        <\/i> Johnson Matthey Technology Review, 2015. 59(2): p. 95-108.<\/p>\n                    \n                    

<p>19.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Klotz, U.E., T. Heiss, and D. Tiberto,\n                        <i>Platinum Investment Casting, Part II: Alloy Optimisation by Thermodynamic Simulation and Experimental Verification.<\/i> Johnson Matthey Technology Review, 2015. 59(2): p. 132-141.<\/p>\n                    \n                    

<p>20.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 B\u00f6hm, W.,\n                        <i>Legierung auf der Basis von Platin, Palladium oder Gold<\/i>. 2011.<\/p>\n                    \n                    

<p>21.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Blatter, A., J. Brelle, and R. Ziegenhagen,\n                        <i>Allaige \u00e0 base de palladium<\/i>. 2006, PX Holding S.A., 2304 La-Chaux-de-Fonds, CH.<\/p>\n                    \n                    

<p>22.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Henderson, S. and D. Manchanda,\n                        <i>White gold alloys.\n                        <\/i> Gold Bulletin, 2005. 38(2): p. 55-67.<\/p>\n                    \n                    

<p>23.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Fry\u00e9, T. and U.E. Klotz.\n                        <i>Mechanical properties and wear resistance of platinum alloys: a comparative study<\/i>. in\n                        <i>The Santa Fe Symposium on Jewerly Manufacturing Technology<\/i>. 2018. Albuquerque, NM, USA: Met-Chem Research.<\/p>\n"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
<p>L'articolo <a href="https://jtf.it/sviluppo-di-nuove-leghe-950-pd-per-microfusione-con-proprieta-superiori/">Sviluppo di nuove leghe 950 Pd per microfusione con proprietà superiori</a> proviene da <a href="https://jtf.it">JTF Jewelry Technology Forum</a>.</p>
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		<title>Introduzione: il processo galvanico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione: il processo galvanico Per processo galvanico si intende la deposizione di un metallo o di una lega metallica mediante un fenomeno di elettrolisi in cui l’energia elettrica sviluppata all’interno del sistema è convertita in energia chimica dando luogo ad una serie di reazioni di ossido–riduzione. Il risultato di questo fenomeno prevede che la corrente [&#8230;]</p>
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<div>
<h2>
        Introduzione: il processo galvanico</p>
</h2>
<p>
        Per processo galvanico si intende la deposizione di un metallo o di una lega metallica mediante un fenomeno di elettrolisi in cui l’energia elettrica sviluppata all’interno del sistema è convertita in energia chimica dando luogo ad una serie di reazioni di ossido–riduzione. Il risultato di questo fenomeno<br />
        prevede che la corrente elettrica che attraversa un sistema elettrolitico consente la riduzione di ioni metallici disciolti nella soluzione elettrolitica per formare un deposito metallico su un elettrodo. Questa tecnica, di fatto, consente di modificare le proprietà della superficie di un oggetto<br />
        ed ha dunque un utilizzo in ambito industriale per la protezione di strutture e oggetti metallici dagli effetti della corrosione. Non meno importante è anche lo scopo decorativo: nel settore orafo e fashion, si è soliti realizzare gioielli ed accessori moda depositando strati di diverso spessore<br />
        di metalli più nobili su metalli di partenza meno preziosi.
    </p>
<p>
        Il sistema più semplice possibile per effettuare un processo galvanico prevede (Figura 1):
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=251 height=245 id="_x0000_i1044" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image001.jpg" alt="Figura 1"></p>
<p>
        Figura 1: Rappresentazione schematica di un sistema elettrolitico.</p>
<p>
        <b><br />
            Generatore di tensione continua<br />
        </b><br />
        : Costituisce il vero e proprio motore del bagno galvanico in quanto fornisce l’energia e la corrente necessaria per i processi di ossido-riduzione. Nello specifico, il generatore di tensione continua sfrutta un circuito raddrizzatore consentendo la trasformazione della corrente alternata di rete in<br />
        corrente continua con residui di corrente alternata inferiori al 5%.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Catodo<br />
        </b><br />
        : Elettrodo negativo, sede dei processi di riduzione. Di fatto consiste nell’oggetto da galvanizzare su cui verranno depositati i metalli disciolti nella soluzione elettrolitica. Questi, infatti, sono ridotti all’interfaccia fra l’elettrodo e la soluzione. Il potenziale che consente la riduzione del<br />
        metallo al catodo è detto potenziale di deposizione. Se si conosce la distribuzione della corrente attorno al catodo, è possibile anche avere un’idea dello spessore di metallo depositato in ogni parte dell’oggetto da galvanizzare.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Anodo<br />
        </b><br />
        : Elettrodo positivo, sede dei processi di ossidazione. Gli anodi possono essere attivi (o solubili) oppure inerti (o insolubili). Nel primo caso, il processo di ossidazione prevede il discioglimento del metallo costituente l’elettrodo che da stato di ossidazione nullo si trasforma in specie ionica disciolta<br />
        all’interno della soluzione. Nel caso degli anodi inerti, essi non partecipano alla reazione anodica ma svolgono soltanto ruolo di supporto all’ossidazione garantendo lo scambio elettronico alla loro superficie e di fatto la chiusura del circuito.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Bagno galvanico<br />
        </b><br />
        : Soluzione elettrolitica all’interno della quale sono disciolti i sali dei metalli da depositare al catodo. Costituisce il mezzo che consente il trasporto della corrente mediante gli ioni presenti al suo interno. Il sistema elettrolitico sarà, dunque, costituito da un solvente (acqua nella quasi totalità<br />
        dei casi) che ha la capacità di ionizzare le specie disciolte al suo interno. Nello specifico, sono presenti i sali dei metalli da depositare e i sali conduttori, ovvero delle specie facilmente ionizzabili che sono in grado di consentire il trasporto di corrente nella soluzione mediante conduzione<br />
        ionica. La corrente dunque attraversa il sistema elettrolitico attraverso le specie ioniche disciolte all’interno e consente la riduzione al catodo dei metalli disciolti all’interno. Solitamente a completamento di un bagno galvanico, sono presenti anche ulteriori additivi inorganici o organici<br />
        che consentono di ottenere depositi di maggiore compattezza, lisci o brillanti, influenzando la struttura dei depositi.
    </p>
<h2>
        •Parametri caratteristici di un processo galvanico</p>
</h2>
<p>
        Ogni tipologia di bagno galvanico esprime al massimo le proprie performance se vengono rispettati una serie di parametri. Essi dipendono dal tipo di metallo o lega da depositare e dalla chimica che costituisce il sistema elettrolitico. Di seguito sono riportati quelli caratteristici:
    </p>
<p>
        <b><br />
            Differenza di potenziale<br />
        </b><br />
        : È il parametro mediante il quale viene fornita l’energia necessaria per il processo di elettrodeposizione. Ogni ione metallico ha un suo specifico valore di differenza di potenziale in seguito al quale avviene la sua riduzione e la sua conseguente deposizione al catodo. In linea di principio, i metalli<br />
        con il valore più negativo di potenziale standard di riduzione (Tabella 1) sono anche quelli più facilmente elettrodepositabili. Questi potenziali, però, sono valori di equilibrio mentre i processi galvanici sono intrinsecamente dei processi dinamici, oltre al fatto che spesso ci si trova con<br />
        parametri di temperatura e concentrazione diversi da quelli standard. Il potenziale al quale avviene la deposizione è detto potenziale di deposizione. Questo potenziale, varia con la concentrazione del metallo nel bagno e dipende anche dalla densità di corrente.
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=629 height=565 id="_x0000_i1043" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image002.jpg" alt="Figura 2"></p>
<p>
        Tabella 1: Potenziali standard di riduzione delle specie chimiche più comuni.</p>
<p>
        <b><br />
            Densità di corrente</p>
<p>        </b><br />
        : Molto più della tensione è questo il parametro più importante del processo galvanico. Essendo, quello galvanico, un processo dinamico, è la corrente generata dalla differenza di potenziale il parametro maggiormente connesso alla formazione e crescita del deposito metallico. Il vero parametro che determina<br />
        la quantità di elettrodeposito formato al catodo è la quantità di carica che fluisce durante il processo elettrolitico. Sicuramente un parametro migliore da controllare per gestire al meglio la quantità di carica che sopraggiunge all’oggetto da galvanizzare è la densità di corrente, ovvero la<br />
        quantità di carica che fluisce attraverso una unità di superficie in un’unità di tempo misurata in A/dm2. Si chiamano zone ad alta densità di corrente le parti dei pezzi trattati che ricevono più corrente rispetto alle altre. In genere, sono le parti più appuntite, quelle più esposte agli anodi,<br />
        le parti iniziali o terminali dell’oggetto immerso nel bagno galvanico. Le zone a bassa densità di corrente, invece, sono l’esatto opposto, dunque le zone centrali degli oggetti e le parti più nascoste.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Temperatura<br />
        </b><br />
        : Sebbene in maniera minore, anche questo parametro contribuisce a fornire l’energia necessaria affinché avvenga il processo di elettrodeposizione. È un parametro legato alla cinetica del processo elettrolitico determinandone efficacia e velocità. La temperatura contribuisce a regolare conducibilità<br />
        e potere penetrante del bagno galvanico.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Tempo di trattamento:<br />
        </b><br />
        Corrisponde al tempo necessario per depositare il metallo o la lega ed ottenere un deposito di buona qualità e dello spessore desiderato. Come facilmente intuibile, maggiore è il tempo di trattamento, maggiore sarà la quantità di metallo depositata. Per ogni processo galvanico è definito un tempo ottimale<br />
        di trattamento derivante da un compromesso fra qualità del deposito e quantità di metallo da depositare;
    </p>
<p>
        <b><br />
            Efficienza catodica:</p>
<p>        </b><br />
        Espressa in milligrammi di deposito per Ampere-minuto (mg/ Amin), indica la quantità di metallo o lega metallica depositata in un minuto lavorando con una corrente di un ampere. Consente di capire quanto efficacemente è possibile depositare un metallo definendo una stima di quanta corrente è effettivamente<br />
        responsabile della formazione del deposito. L’efficienza catodica di un bagno dipende da molti fattori ed è variabile a seconda di temperatura, tensione, concentrazione di metalli ed additivi nel bagno.
    </p>
<p>
        È importante sottolineare che i valori dei parametri caratteristici di un bagno galvanico non sono stringenti ma generalmente è possibile definire un intervallo più o meno ampio di buona operatività per ognuno dei parametri precedentemente descritti.
    </p>
<h2>
        Come effettuare un buon deposito galvanico</p>
</h2>
<p>
        Prima di entrare nel dettaglio di come ottenere un buon deposito galvanico, è opportuno definire cosa si intende per deposito di buona qualità. È piuttosto intuitivo il fatto che la qualità di un deposito galvanico dipenda dalla particolare applicazione cui tale deposito è destinato. In alcuni casi,<br />
        ad esempio, può essere sufficiente che il metallo ricopra omogeneamente gli oggetti da trattare e che quindi sia sufficiente che il deposito abbia una buona adesione al substrato. Nel caso di depositi destinati al settore orafo-decorativo, alla condizione precedentemente descritta si deve aggiungere<br />
        anche l’assenza di porosità che conferisce al deposito un aspetto lucido e brillante ed è anche richiesta una buona resistenza alla corrosione. In altri casi si valuterà anche lo spessore e la durezza del deposito.
    </p>
<p>
        Per ottenere un deposito galvanico di buona qualità è senza dubbio necessario disporre di attrezzatura adeguata oltre che di prodotti di qualità ma spesso potrebbe non essere sufficiente. Nella maggior parte dei casi, le ragioni per cui non è stato ottenuto un buon deposito sono da ricercare o in un<br />
        non corretto rispetto dei parametri caratteristici dello specifico bagno galvanico o in una non corretta esecuzione della procedura di preparazione dei pezzi prima di effettuare il deposito galvanico desiderato.
    </p>
<h2>
        Rispetto dei parametri caratteristici del processo galvanico</p>
</h2>
<p>
        Per quanto concerne il primo aspetto, è infatti importante rimanere all’interno dei range di lavoro ottimali di ogni singolo parametro caratteristico del bagno galvanico al fine di ottenere un deposito di buona qualità. Non è certo che se non viene rispettato qualcuno di questi valori si ha sicuramente<br />
        un problema nel deposito ma sicuramente si è al di fuori della regione di massime performance della soluzione galvanica e ciò potrebbe portare all’incorrere di uno o più difetti nel deposito o, nella peggiore delle situazioni, potrebbe addirittura compromettere definitivamente il bagno galvanico<br />
        costringendo l’utilizzatore a dismetterlo definitivamente.
    </p>
<p>
        Sono di seguito riportati, parametro per parametro, gli accorgimenti più comuni finalizzati ad ottenere un deposito galvanico di buona qualità:
    </p>
<p>
        <b><br />
            Differenza di potenziale<br />
        </b><br />
        : È sicuramente questo il parametro su cui prestare maggiore attenzione assieme alla densità di corrente. Solitamente è definito per ogni processo un range di tensioni all’interno del quale è possibile ottenere un deposito di buona qualità.</p>
<p>
        <b><br />
            Densità di corrente</p>
<p>        </b><br />
        : Per essere sicuri di non incorrere in alcun problema il parametro su cui fare totale affidamento per controllare il giusto apporto di energia necessaria a formare correttamente il deposito è rappresentato dalla densità di corrente. Lavorare con valori di densità di corrente all’interno dei range prestabiliti<br />
        garantisce sicuramente di fornire il corretto apporto di carica al catodo e dunque di formare un deposito dotato delle giuste caratteristiche chimico-fisiche. È possibile valutare qualitativamente e quantitativamente il range di densità di corrente ideale mediante test in cella di Hull o test<br />
        a catodo-piegato (Figura 2). Se si conosce la distribuzione della corrente intorno al catodo, si può avere una buona stima di come il metallo rivestirà l’intero oggetto: in quali parti lo spessore sarà maggiore o minore. Come mostrato in Figura 3, il deposito galvanico tenderà a formarsi e ad<br />
        accrescere maggiormente agli angoli e ai bordi perché zone di alta densità di corrente e molto poco nelle zone nascoste o in generale più lontane dall’anodo perché zone di bassa densità di corrente. Se si ottiene una distribuzione del metallo non desiderata, è possibile seguire degli accorgimenti<br />
        per migliorarla come modificare il modo in cui gli oggetti sono legati ai telai(Figura 4), modificare distanza anodo-catodo o sfruttare effetti di schermatura (Figura 5)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=417 height=229 id="_x0000_i1042" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image003.jpg" alt="Figura 2"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 2: Esempio di un test cella di Hull ( sx) e di un catodo piegato (dx).</p>
<p>        <img decoding="async" width=437 height=115 id="_x0000_i1041" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image004.jpg" alt="Figura 3"></p>
<p>
        Figura 3: Rappresentazione schematica del modo in cui tende ad accrescersi un deposito galvanico. Nelle zone di alta densità di corrente (L) il deposito è in misura maggiore rispetto alle zone di bassa densità di corrente (D).</p>
<p>
        If the metal distribution obtained is not the one required, some precautions can be taken to improve it:</p>
<p>
        <i><br />
            Modify the way in which the items are linked to the frames<br />
        </i><br />
        : knowing that most of the current will accumulate in the corners of the items being plated and knowing that the current always tends to follow the shortest route between two conductors, in order to reduce the load accumulation at the corners of the objects, it is a good idea to place them as far away<br />
        from the anodes as possible. For this reason, if working in beakers, the recommendation is to place the objects parallel to the anode instead of perpendicular (Figure 4).</p>
<p>        <img decoding="async" width=341 height=192 id="_x0000_i1040" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image005.jpg" alt="Figura 4"></p>
<p>
        Figura 4: Per ottimizzare l&#8217;omogeneità del deposito galvanico è opportuno disporre gli oggetti da galvanizzare esattamente di fronte all’anodo.</p>
<p>
        <i><br />
            Modify the anode-cathode distance:<br />
        </i><br />
        the anode should be shaped so that the anode-cathode distance is as similar as possible for all surface points and slightly further away from borders thus favouring current passage towards lower current density areas.</p>
<p>
        <i><br />
            Take advantage of shielding effects:<br />
        </i><br />
        when working with several objects at the same time, the pieces can be linked so that the corners shield one another thus creating effective obstacles against load accumulation in these areas (Figure 5).</p>
<p>        <img decoding="async" width=257 height=205 id="_x0000_i1039" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image006.jpg" alt="Figura 5"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 5: Rappresentazione schematica di un possibile effetto di scheramatura reciproca degli oggetti da galvanizzare disposti parallelamente all&#8217;anodo.</p>
<p>
        <o:p>&nbsp;</o:p>
    </p>
<p>
        <b><br />
            Temperatura<br />
        </b><br />
        : Ogni bagno galvanico ha una sua precisa temperatura di lavoro. Essa è strettamente correlata alla conducibilità della soluzione e al potere penetrante del bagno, ossia la capacità di depositare omogeneamente metallo anche in zone a densità di corrente molto bassa. L’ eventuale diversa conducibilità<br />
        è un aspetto critico quando si co-depositano più metalli per formare una lega: una variazione di temperatura introduce una variazione della percentuale dei metalli in lega depositati. Di contro, lavorare con temperature eccessive potrebbe danneggiare i componenti chimici del sistema oppure accrescere<br />
        eccessivamente l’efficienza del processo con conseguente deposito di scarsa qualità. In definitiva, la temperatura è assolutamente un parametro da non trascurare e di conseguenza è richiesto un suo controllo efficace mediante termostati e termocoppie evitando eccessive fluttuazioni del suo valore.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Tempo di trattamento<br />
        </b><br />
        : Per ogni tipo di bagno galvanico esiste un tempo minimo di trattamento al di sotto del quale il deposito metallico non è uniforme. Come facilmente intuibile, maggiore è il tempo di trattamento, maggiore sarà lo spessore del deposito ottenuto. È bene ricordare, però, che non tutti i bagni galvanici<br />
        hanno la capacità di produrre spessori elevati di deposito. Per questo motivo, soprattutto nel caso di bagni ideati per realizzare spessori di dimensioni inferiori a 0,5 micron, è definito anche un tempo massimo di deposizione oltre il quale il deposito potrebbe non essere di buona qualità. Nel<br />
        caso di bagni a spessore, viene solitamente indicato il tempo necessario per depositare un micron di deposito ed anche in questo caso può essere definito un tempo massimo di deposizione corrispondente allo spessore massimo di deposito che il bagno galvanico garantisce di ottenere con buona qualità.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Efficienza catodica</p>
<p>        </b><br />
        : Come già anticipato, non si tratta di un vero e proprio parametro da impostare quanto piuttosto una caratteristica intrinseca della soluzione che dipende da altri parametri. Tuttavia è un aspetto da non trascurare per ottenere un buon deposito galvanico in quanto fornisce un’idea sugli spessori di<br />
        metallo che la soluzione elettrolitica è effettivamente in grado di garantire con buona qualità. Un valore di efficienza basso, infatti, indica che il bagno galvanico è adatto per una messa a colore, un flash, e di conseguenza difficilmente sarà performante per effettuare spessori dell’ordine<br />
        del micron (Figura 6).</p>
<p>        <img decoding="async" width=342 height=256 id="_x0000_i1038" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image007.jpg" alt="Figura 6"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 6: Immagine SEM della sezione di un campione in cui si osservano i diversi strati galvanici dei quali è stato misurato lo spessore.</p>
<h2>
        2.2. Rispetto della chimica del bagn</p>
</h2>
<p>
        In alcuni casi la distribuzione del metallo può essere migliorata agendo sulla chimica del bagno andando ad esempio a modificarne l’efficienza o la sua conducibilità mediante l’utilizzo di additivi.
    </p>
<p>
        Un bagno galvanico dovrebbe essere sempre mantenuto all’interno dei valori di riferimento di concentrazione dei suoi vari componenti. I motivi per i quali un bagno può modificare la sua composizione possono essere:
    </p>
<p>
        &#8211; Decomposizione delle sostanze chimiche
    </p>
<p>
        &#8211; Fenomeni di drag-in e drag-out
    </p>
<p>
        È raro che un bagno non richieda aggiunte. Dal momento che sono necessarie, il consiglio è quello di effettuarle frequentemente e in piccole quantità in modo che le sostanze chimiche non eccedano mai al di fuori dei range di lavoro. Aggiunte di grande quantità sono spesso sconsigliate per via di sotto-reazioni<br />
        accessorie non desiderate che possono incorrere oppure per eventuali eccessi di impurità che possono essere inclusi contestualmente alle specie chimiche da aggiungere nel bagno.
    </p>
<p>
        Non è un aspetto secondario anche la presenza di inquinanti di tipo metallico o organico. La prima tipologia è dovuta generalmente a cross-contaminazioni fra bagni oppure al disgregamento di parti di anodo e catodo o di eventuali altri oggetti metallici che possono venire in contatto con il bagno galvanico<br />
        o infine all’ utilizzo di acqua non propriamente demineralizzata. La contaminazione organica può essere dovuta ancora a cross-contaminazione con sgrassature e neutralizzazioni oppure alla semplice sporcizia che può accidentalmente presentarsi all’interno della soluzione galvanica o infine alla<br />
        presenza di residui di additivi degradati e non più funzionanti e all’utilizzo di acque contaminate. C’è il rischio, infatti, che simili contaminazioni possano essere incluse all’interno del deposito galvanico diminuendone di conseguenza la sua qualità. Per ovviare a questi inconvenienti, si<br />
        possono effettuare periodicamente delle filtrazioni della soluzione o trattamenti purificatori con carbone attivo o processi di dummy-plating. Nel caso di soluzioni elettrolitiche di elevato volume è sempre suggerito lavorare utilizzando un sistema di filtrazione in continuo mentre per piccoli<br />
        utilizzatori si possono effettuare filtrazioni su carta (Figura 7) fermo restando che un accorgimento molto utile è quello di coprire la soluzione o rintanicarla quando non la si usa per lunghi periodi.
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=405 height=197 id="_x0000_i1037" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image008.jpg" alt="Figura 7"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 7: Esempi di un filtro di carta usato per filtrare del precipitato ferroso (a sx) e di cartucce filtro utilizzate nei sistemi di filtrazione di impianti galvanici (a dx).</p>
<h2>
        2.3. Rispetto degli step di preparazione</p>
</h2>
<p>
        La qualità del deposito è anche dipendente dalla condizione dell’oggetto da galvanizzare e dalla fase preparatoria. Gli oggetti da trattare devono essere lucidati in modo da eliminare porosità e qualsiasi altra imperfezione superficiale prima di procedere alla deposizione galvanica. È perciò necessario<br />
        che gli oggetti da galvanizzare siano di buona qualità e accuratamente preparati prima di effettuare il trattamento (Figura 8).
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=456 height=181 id="_x0000_i1036" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image009.jpg" alt="Figura 8"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 8: Confronto fra due anelli di ottone non lucidato (a sx) e lucidato (a dx).</p>
<p>
        Durante la fase di preparazione dei pezzi da galvanizzare, si effettua la pulizia della loro superficie da ogni contaminante e l’attivazione della stessa in modo tale da ottimizzare l’adesione del metallo successivamente elettrodepositato. Gli step da seguire, teoricamente, dipendono dalla superficie<br />
        e dal tipo di lega di partenza su cui si vanno ad elettrodepositare i metalli. Rimanendo circoscritti all’ambito della gioielleria e del fashion, è possibile seguire il seguente schema standard per le fasi di preparazione degli oggetti (Figura 9):
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=437 height=327 id="_x0000_i1035" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image010.jpg" alt="Figura 9"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 9: Rappresentazione schematica degli step preliminari di pulizia e attivazione delle superfici degli oggetti da galvanizzare.
    </p>
<p>
        &#8211; Lavaggio ad ultrasuoni
    </p>
<p>
        &#8211; Sgrassatura elettrolitica
    </p>
<p>
        &#8211; Neutralizzazione
    </p>
<p>
        Ognuna delle precedenti fasi è seguita da un lavaggio e risciacquo degli oggetti.
    </p>
<p>
        &#8211;<br />
        <b>Ultrasuoni</b>: La pulizia ad ultrasuoni consente di eliminare i residui di grassi, oli e paste di pulitura dai pezzi da galvanizzare introdotte dalla procedura di lucidatura. Il principio di funzionamento è quello della cavitazione generata dagli ultrasuoni: la vibrazione degli elementi piezoelettrici<br />
        presenti nella lavatrice ad ultrasuoni produce onde ad alta frequenza che a loro volta generano all’interno della soluzione delle bolle che colpiscono la superficie degli oggetti ad alta energia provvedendo alla rimozione di contaminanti eventualmente presenti. Normalmente la soluzione contenente<br />
        il sapone per gli ultrasuoni lavora ad una specifica temperatura che favorisce lo scioglimento delle paste di pulitura in stretta combinazione con l’azione pulente esercitata dai relativi saponi e con l’azione meccanica esercitata invece dagli ultrasuoni stessi. Di conseguenza, affinché la procedura<br />
        di lavaggio ad ultrasuoni sia efficace, è necessario che la soluzione contenga dei saponi opportuni ed operi ad una specifica temperatura altrimenti l’azione sgrassante non è abbastanza efficace. ( Figura 10)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=541 height=173 id="_x0000_i1034" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image011.jpg" alt="Figura 10"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 10: Fasi caratteristiche del processo di cavitazione tipico del bagno ad ultrasuoni.</p>
<p>
        <b><br />
            &#8211; Sgrassatura elettrolitica:<br />
        </b><br />
        Questa seconda fase preparatoria richiede l’uso della corrente elettrica. Oltre ad effettuare una ulteriore pulizia degli oggetti provenienti dal lavaggio ad ultrasuoni, questo processo consiste in una attivazione chimica della superficie da elettrodepositare. In seguito al processo di elettrolisi si<br />
        sviluppano bolle di idrogeno sui pezzi che garantiscono la contestuale pulizia ed attivazione delle superfici metalliche così da ottimizzare al massimo la successiva elettrodeposizione. La soluzione di sgrassatura è solitamente alcalina.
    </p>
<p>
        <b><br />
            &#8211; Neutralizzazione:</p>
<p>        </b><br />
        La neutralizzazione è un semplice processo chimico tramite il quale vengono neutralizzate tutte le sostanze inquinanti ed incompatibili con i successivi processi galvanici. La soluzione deve essere chimicamente opposta a quella di sgrassatura. Poiché la sgrassatura è quasi sempre alcalina, la neutralizzazione<br />
        richiede una soluzione per lo più acida. Con la neutralizzazione, gli oggetti da trattare sono perfettamente puliti e la superficie è neutra e pronta per l’elettrodeposizione.
    </p>
<p>
        Lavorando quasi esclusivamente con soluzioni acquose, risulta chiaro che per ottenere un deposito galvanico di buona qualità sia fondamentale adoperare l’acqua corretta. La qualità dell’acqua in galvanica influenza fortemente il risultato finale del processo galvanico. Per questi scopi, l’acqua deve<br />
        essere esente da contaminazione organica e con un basso contenuto salino (inferiore ai 5 microsiemens). Per questo motivo solitamente gli impianti galvanici industriali sono dotati di colonne con carbone attivo e resine a scambio ionico. Per le soluzioni galvaniche, dunque, la scelta migliore<br />
        è quella di usare acqua deionizzata.
    </p>
<h2>
        Cause di difetti su un deposito galvanico</p>
</h2>
<p>
        Quando non è stato ottenuto un deposito di buona qualità si dice che esso manifesta dei difetti. Esistono una vasta gamma di imperfezioni che emergono sulla superficie dell’oggetto su cui si effettua una deposizione galvanica che ne inficiano aspetto estetico e proprietà chimico-fisiche.</p>
<h2>
        3.1. Tipologie di difetti su un deposito galvanico<br />
    </h2>
<p>
        Provando a schematizzare, è possibile definire dei difetti puntuali, ossia poco estesi che si manifestano localizzati in maniera più o meno regolare sulla superficie del deposito galvanico; dei difetti estesi o di superficie, vale a dire quei difetti che interessano omogeneamente tutta la superficie<br />
        dell’oggetto trattato o vaste zone continue di esso; ed infine esistono dei difetti di adesione e di coesione relativi alla capacità del deposito galvanico di aderire al metallo sottostante e di rimanere integro superando le forze di tensione che necessariamente insorgono durante i processi di<br />
        nucleazione e crescita di uno strato galvanico su di una superficie.
    </p>
<p>
        Fra i difetti puntuali, quelli più comuni sono (Figura 12):
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=584 height=421 id="_x0000_i1033" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image012.jpg" alt="Figura 12"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 12: Esempi di diverse tipologie di difetto localizzati. In alto da sx: macchie scure sul deposito (cerchiate in rosso), macchie bianche sul deposito (cerchiate in rosso), macchie scure post-trattamento (cerchiate in rosso). In basso da sx: velature, bolle (cerchiate in giallo) e puntinature<br />
        (cerchiate in rosso).</p>
<p>
        <b><br />
            Macchie scure sul deposito ( Burning spots)<br />
        </b><br />
        : si tratta di macchie irregolari sulla superficie del deposito. Possono presentarsi al centro del deposito ma di solito sono più frequenti alle estremità degli oggetti, nelle zone di alta densità di corrente
    </p>
<p>
        <b><br />
            Macchie bianche sul deposito ( Stains)<br />
        </b><br />
        : Si tratta di macchie molto ravvicinate fra loro non necessariamente di piccole dimensioni.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Puntinatura ( pitting)<br />
        </b><br />
        : Si tratta di micro-porosità generalmente di forma sferica concava presenti in maniera irregolare sul deposito.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Bolle e vescicolature ( bubbles/ vesicles)<br />
        </b><br />
        : Si tratta di vere e proprie bolle, di accrescimenti di forma sferica che si generano sul deposito. Solitamente tendono a formarsi nelle zone di alta densità di corrente ma possono anche trovarsi in altre zone ed essere inglobate all’interno del deposito galvanico.</p>
<p>
        <b><br />
            Striature ( streaking)<br />
        </b><br />
        : Possono manifestarsi o come anelli concentrici che procedono dalle zone di alta a quelle di bassa densità di corrente oppure come strisce generate sempre a partire dai bordi dell’oggetto.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Velature ( hazes/ cloudiness):<br />
        </b><br />
        Si tratta di zone casuali della superficie galvanizzata in cui il deposito è traslucido, nebuloso, come appunto ricoperto da un velo biancastro.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Macchie scure post-trattamento (post- oxidation):<br />
        </b><br />
        Consiste nella comparsa di macchie immediatamente dopo aver effettuato la deposizione oppure nelle immediate fasi successive all’asciugatura.
    </p>
<p>
        Di seguito sono, invece, riportati i più comuni difetti di superficie: (Figura 13)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=473 height=231 id="_x0000_i1032" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image013.jpg" alt="Figura 13"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 13: Esempi di diverse tipologie di difetto che interessano aree estese. Da sx: bruciature, deposito opaco, colore non uniforme.</p>
<p class=MsoSubtitle>
        <b><br />
            Bruciature ( Burning)<br />
        </b><br />
        : Si ha quando l’intero deposito o porzioni di esso presentano una finitura di grana grossa con aspetto spento e poco lucido, un deposito ruvido, rugoso e spesso molto poco tenace.
    </p>
<p class=MsoSubtitle>
        <b><br />
            Deposito opaco ( Dull deposit):<br />
        </b><br />
        Si tratta di un deposito non lucido e brillante in zone estese dell’oggetto e ben definite.
    </p>
<p class=MsoSubtitle>
        <b><br />
            Colore differente o non uniforme ( discoloration)<br />
        </b><br />
        : In alcuni casi si possono osservare zone dello stesso oggetto avente colori differenti oppure l’intero deposito con un colore più chiaro o più scuro rispetto a quello desiderato soprattutto nel caso di deposizione di una lega. Sono contemplati in questa tipologia di difetto anche i fenomeni di iridescenza<br />
        del deposito dovuti a spessori inferiori rispetto ai parametri suggeriti.
    </p>
<p class=MsoSubtitle>
        <b><br />
            Basso livellamento (low levelling):<br />
        </b><br />
        Caratteristico dei depositi a spessore, si ha quando il deposito non è disteso omogeneamente e si possono identificare delle discontinuità simili ad una serie di piani sovrapposti oppure simili a delle porosità non rivestite.
    </p>
<p class=MsoSubtitle>
        <b><br />
            Basso potere di penetrazione (low throwing power):<br />
        </b><br />
        Difetto che si manifesta con assenza di deposito o colore diverso in specifiche zone dell’oggetto da trattare, soprattutto zone di bassa densità di corrente (Figura 14).</p>
<p>        <img decoding="async" width=293 height=306 id="_x0000_i1031" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image014.jpg" alt="Figura 14"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 14: Esempio di una catena ruteniata a bassa temperatura e tensione rispetto ai valori di riferimento. I problemi di penetrazione sono evidenti se si osservano le diverse zone della catena con assenza di deposizione e con deposito non omogeneo.</p>
<p>        Infine si devono considerare i difetti a causa dei quali avviene il distacco dello strato elettrodepositato dal substrato. Si parla di difetti di adesione quando avviene immediatamente dopo la deposizione galvanica o addirittura contestualmente allo stesso processo galvanico. Solitamente esistono due<br />
        modalità secondo cui il deposito può distaccarsi: (Figura 15)</p>
<p>        <img decoding="async" width=444 height=313 id="_x0000_i1030" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image015.jpg" alt="Figura 15"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 15: Esempi di difetti di adesione. A sx in alto sfarinatura di un deposito di rutenio, a dx in basso sfogliatura di un deposito di nichel.</p>
<p>
        Lack of adhesion is often due the objects being improperly prepared or to the absence of pre-strata underneath the final one, or the deposition parameters (specifically, temperature and tension) not being respected. However, when deposit loss occurs at a later moment, often following the application<br />
        of variable degrees of stress on the plated object, the defects are referred to as<br />
        <i>cohesion defects<br />
        </i>. At the time of their electro-plating, the metals are subject to tension forces which can be so intense as to spoil the deposit in two ways (Figure 16):</p>
<p>
        &#8211; Sfogliatura (peeling): quando il deposito si sfalda secondo delle lamine
    </p>
<p>
        &#8211; Sfarinatura ( blistering): quando il deposito si frantuma del tutto a formare una polvere fina, un deposito, di fatto, farinoso</p>
<p>        <img decoding="async" width=381 height=376 id="_x0000_i1029" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image016.jpg" alt="Figura 16"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 16: Esempi di difetti di coesione in un deposito di nichel. In alto, presenza di cricche nel deposito in seguito a piegamento del campione; in basso, sfaldamento del deposito in seguito a piegamento del campione.
    </p>
<p>
        Quando, invece, la perdita del deposito avviene in un momento successivo alla deposizione galvanica, spesso in seguito all’applicazione sull’oggetto galvanizzato di stress più o meno intensi, si parla di difetti di coesione. Quando soggetti a stress, i metalli elettrodepositati sono soggetti a delle<br />
        forze di tensione le quali possono essere così intense da deteriorare il deposito secondo due modalità (Figura 16)
    </p>
<h2>
        3.2. Cause più comuni di difetti</p>
</h2>
<p>
        Le ragioni per cui un deposito possa presentare dei difetti sono molteplici e spesso uno stesso difetto può essere dovuto a più di un aspetto. Viceversa, una causa di difetto può manifestarsi in più di una tipologia di difetto. Fare un elenco dettagliato di tutti i possibili difetti e delle loro cause<br />
        senza contestualizzarli ad uno specifico processo galvanico può essere molto complicato e poco esaustivo, tuttavia è possibile, almeno in linea generale, raggruppare le cause di difetto in tre categorie:
    </p>
<p>
        <b><br />
            Difetti dovuti al non corretto rispetto dei parametri:<br />
        </b><br />
        In questa categoria sono considerati sia i difetti dovuti al non aver rispettato i parametri caratteristici suggeriti dalla scheda tecnica dello specifico sistema elettrolitico, sia i difetti dovuti all’utilizzo di strumentazione non adeguata come anodi danneggiati o diversi da quelli consigliati, cavi<br />
        parzialmente ossidati, strumentazione elettrica non adeguata ecc…
    </p>
<p>
        <b><br />
            Difetti dovuti ad una procedura di preparazione non corretta:<br />
        </b><br />
        In questa categoria sono considerati i difetti che insorgono in seguito all’assenza o alla non corretta esecuzione di uno o più step preparatori alla elettrodeposizione
    </p>
<p>
        <b><br />
            Difetti dovuti all’utilizzo di prodotti non adeguati:<br />
        </b></p>
<p>        In questo caso si intendono bagni formulati con sostanze chimiche di bassa qualità o bagni galvanici che non hanno tutti i valori all’interno dei parametri di funzionamento (pH, densità, titoli di metalli ecc…).
    </p>
<h2>
        3.2.1 Difetti dovuti al mancato rispetto dei parametri caratteristici del processo galvanico</p>
</h2>
<p>I difetti dovuti al non coretto rispetto dei parametri di uno specifico bagno galvanico sono fra le cause di difetto più immediate e di più semplice risoluzione: basta, infatti, correggere il parametro per poter tornare ad ottenere depositi di buona qualità. Ripercorrendo i parametri tipici di un<br />
        bagno, dunque, sono indicate le cause più probabili di difetto:</p>
<p>Differenza di potenziale non corretta: Solitamente lavorare con valori di tensione troppo elevati o troppo bassi rispetto a quelli consigliati può comportare problemi di adesione nel deposito elettroformato, o possibile variazione del colore del deposito oppure bruciature. (Figura 17)</p>
<p>        <img decoding="async" width=386 height=248 id="_x0000_i1028" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image017.jpg" alt="Figura 17"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 17: Doratura rosa eseguita a differenze di potenziale diverse. Lavorando con tensioni al di sotto del range (a dx) la lega si arricchisce in oro e il deposito assume tonalità più gialle rispetto alla corretta lega depositata lavorando con il giusto valore di tensione (a sx).
    </p>
<p>
        <b><br />
            Densità di corrente non corretta<br />
        </b><br />
        : Si verificano sostanzialmente gli stessi difetti osservati per valori non corretti della tensione, essendo i due parametri correlati.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Temperatura non corretta:<br />
        </b><br />
        Lavorare a temperature non corrette produce differenti condizioni che possono generare effetti rilevanti come bruciature del deposito, problemi di adesione, diverso colore o diversa composizione della lega depositata (Figura 18)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=207 height=324 id="_x0000_i1027" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image018.jpg" alt="Figura 18"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 18: Esempio di campione ruteniato a temperatura inferiore rispetto al range di lavoro. Nella zona centrale (bassa densità di corrente) non è presente deposizione alcuna, nelle zone periferiche (alta densità di corrente) si osserva deposito non uniforme.</p>
<p>
        <b><br />
            Tempo di deposizione non corretto:<br />
        </b><br />
        Sicuramente aumentare il tempo di deposito consente di avere spessori maggiori ma eccedere nei tempi può causare deposito opaco o problemi di coesione del deposito. Un tempo troppo breve può generare difetti di tipo puntuale o di superficie.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Efficienza catodica non corretta<br />
        </b><br />
        : Non è un parametro di lavoro ma, come detto in precedenza, dipende dai precedenti parametri e influenza la qualità del deposito. Se il suo valore non è corretto, è possibile osservare problemi di adesione, velature o bruciature oppure uno spessore di deposito diverso dalle aspettative.
    </p>
<h2>
        3.2.2. Difetti dovuti ad una procedura di preparazione non corretta</p>
</h2>
<p>
        I difetti dovuti ad una non corretta procedura di preparazione delle superfici da galvanizzare oppure quelli dovuti ad un utilizzo di strumentazione non adeguata sono fra le cause di difetto più comune ed allo stesso tempo quella più trascurate: spesso, ritenendo non importante la procedura di preparazione,<br />
        si cerca di migliorare la qualità del deposito agendo sui parametri di deposizione o, in misura peggiore, intervenendo sulla chimica del bagno galvanico con il rischio di compromettere definitivamente il processo stesso.
    </p>
<p>
        Sono di seguito indicati i difetti più comuni associati ad una non corretta esecuzione delle fasi di preparazione degli oggetti da galvanizzare:
    </p>
<p>
        <b><br />
            Lucidatura:<br />
        </b><br />
        Se l’articolo da trattare è eccessivamente poroso, sicuramente il deposito galvanico non sarà in grado di eliminare tale porosità e non si otterrà un deposito omogeneo con probabilità di avere problemi di adesione ed eventuali difetti di tipo puntuale sul deposito (Figura 19)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=286 height=252 id="_x0000_i1026" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image019.jpg" alt="Figura 19"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 19: Confronto fra un campione rodiato senza precedente lucidatura e un campione lucidato e rodiato.</p>
<p>
        <b><br />
            Lavaggio ad ultrasuoni:<br />
        </b><br />
        Sono i responsabili della rimozione di paste di lucidatura e contaminazione organica. Se presenti in superficie possono dare luogo a macchie sul deposito o problemi di adesione.
    </p>
<p>
        <b><br />
            Sgrassatura<br />
        </b><br />
        : È sicuramente lo step più importante nella fase di attivazione della superficie da elettrodepositare. Una sua non corretta esecuzione può comportare deposito disomogeneo o problemi di adesione e la maggior parte dei difetti puntuali (Figura 20)
    </p>
<p>        <img decoding="async" width=535 height=226 id="_x0000_i1025" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image020.jpg" alt="Figura 20"></p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 20: Esempi di difetti osservati su campioni rodiati precedentemente sgrassati con sgrassatura non più funzionante.</p>
<p>
        <b><br />
            Neutralizzazione e lavaggi:<br />
        </b><br />
        Statisticamente sono le fasi maggiormente trascurate durante l’attivazione delle superfici da trattare. Una loro non corretta esecuzione comporta solitamente difetti di punto ed anche la possibilità di contaminare i bagni galvanici introducendo conseguentemente ulteriori cause di difetto generate da<br />
        contaminanti.</p>
<h2>
        3.2.3. &#8211; Difetti dovuti all’utilizzo di prodotti non adeguati<br />
    </h2>
<p>
        Rappresentano le cause di difetto meno probabili specialmente nel caso in cui si utilizzano bagni galvanici pronti all’uso di comprovata qualità. Tuttavia è possibile che con l’utilizzo della soluzione possano introdurvisi contaminazioni di tipo organico o inorganico che a loro volta possono dar luogo<br />
        a difetti localizzati sul deposito o problemi di adesione.
    </p>
<p>
        Nel caso di bagni galvanici di elevati volumi, l’utilizzo del bagno e fenomeni di drag-out comportano il consumo dei costituenti della soluzione elettrolitica i quali dovranno essere ripristinati. Una loro mancanza produce una serie di difetti come bruciature o velature. È possibile anche che il consumo<br />
        dei costituenti del bagno possa provocare una variazione di pH della soluzione il che può causare oltre che difetti di tipo puntuale anche problemi di adesione o addirittura può determinare anche l’instaurarsi di fenomeni di precipitazione del metallo.
    </p>
<p>
        Le operazioni di ripristino dei costituenti del bagno galvanico devono essere effettuate seguendo attentamente le informazioni tecniche al fine di impedire aggiunte eccessive che possono generare ulteriori difetti.
    </p>
</div>
<p><span id="more-214"></span><br />
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<h2>\n        Introduzione: il processo galvanico\n\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        Per processo galvanico si intende la deposizione di un metallo o di una lega metallica mediante un fenomeno di elettrolisi in cui l\u2019energia elettrica sviluppata all\u2019interno del sistema \u00e8 convertita in energia chimica dando luogo ad una serie di reazioni di ossido\u2013riduzione. Il risultato di questo fenomeno\n        prevede che la corrente elettrica che attraversa un sistema elettrolitico consente la riduzione di ioni metallici disciolti nella soluzione elettrolitica per formare un deposito metallico su un elettrodo. Questa tecnica, di fatto, consente di modificare le propriet\u00e0 della superficie di un oggetto\n        ed ha dunque un utilizzo in ambito industriale per la protezione di strutture e oggetti metallici dagli effetti della corrosione. Non meno importante \u00e8 anche lo scopo decorativo: nel settore orafo e fashion, si \u00e8 soliti realizzare gioielli ed accessori moda depositando strati di diverso spessore\n        di metalli pi\u00f9 nobili su metalli di partenza meno preziosi.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Il sistema pi\u00f9 semplice possibile per effettuare un processo galvanico prevede (Figura 1):\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n\n        <img width=251 height=245 id=\"_x0000_i1044\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image001.jpg\" alt=\"Figura 1\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Figura 1: Rappresentazione schematica di un sistema elettrolitico.\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Generatore di tensione continua\n        <\/b>\n        : Costituisce il vero e proprio motore del bagno galvanico in quanto fornisce l\u2019energia e la corrente necessaria per i processi di ossido-riduzione. Nello specifico, il generatore di tensione continua sfrutta un circuito raddrizzatore consentendo la trasformazione della corrente alternata di rete in\n        corrente continua con residui di corrente alternata inferiori al 5%.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Catodo\n        <\/b>\n        : Elettrodo negativo, sede dei processi di riduzione. Di fatto consiste nell\u2019oggetto da galvanizzare su cui verranno depositati i metalli disciolti nella soluzione elettrolitica. Questi, infatti, sono ridotti all\u2019interfaccia fra l\u2019elettrodo e la soluzione. Il potenziale che consente la riduzione del\n        metallo al catodo \u00e8 detto potenziale di deposizione. Se si conosce la distribuzione della corrente attorno al catodo, \u00e8 possibile anche avere un\u2019idea dello spessore di metallo depositato in ogni parte dell\u2019oggetto da galvanizzare.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Anodo\n        <\/b>\n        : Elettrodo positivo, sede dei processi di ossidazione. Gli anodi possono essere attivi (o solubili) oppure inerti (o insolubili). Nel primo caso, il processo di ossidazione prevede il discioglimento del metallo costituente l\u2019elettrodo che da stato di ossidazione nullo si trasforma in specie ionica disciolta\n        all\u2019interno della soluzione. Nel caso degli anodi inerti, essi non partecipano alla reazione anodica ma svolgono soltanto ruolo di supporto all\u2019ossidazione garantendo lo scambio elettronico alla loro superficie e di fatto la chiusura del circuito.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Bagno galvanico\n        <\/b>\n        : Soluzione elettrolitica all\u2019interno della quale sono disciolti i sali dei metalli da depositare al catodo. Costituisce il mezzo che consente il trasporto della corrente mediante gli ioni presenti al suo interno. Il sistema elettrolitico sar\u00e0, dunque, costituito da un solvente (acqua nella quasi totalit\u00e0\n        dei casi) che ha la capacit\u00e0 di ionizzare le specie disciolte al suo interno. Nello specifico, sono presenti i sali dei metalli da depositare e i sali conduttori, ovvero delle specie facilmente ionizzabili che sono in grado di consentire il trasporto di corrente nella soluzione mediante conduzione\n        ionica. La corrente dunque attraversa il sistema elettrolitico attraverso le specie ioniche disciolte all\u2019interno e consente la riduzione al catodo dei metalli disciolti all\u2019interno. Solitamente a completamento di un bagno galvanico, sono presenti anche ulteriori additivi inorganici o organici\n        che consentono di ottenere depositi di maggiore compattezza, lisci o brillanti, influenzando la struttura dei depositi.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        \u2022Parametri caratteristici di un processo galvanico\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>\n        Ogni tipologia di bagno galvanico esprime al massimo le proprie performance se vengono rispettati una serie di parametri. Essi dipendono dal tipo di metallo o lega da depositare e dalla chimica che costituisce il sistema elettrolitico. Di seguito sono riportati quelli caratteristici:\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Differenza di potenziale\n        <\/b>\n        : \u00c8 il parametro mediante il quale viene fornita l\u2019energia necessaria per il processo di elettrodeposizione. Ogni ione metallico ha un suo specifico valore di differenza di potenziale in seguito al quale avviene la sua riduzione e la sua conseguente deposizione al catodo. In linea di principio, i metalli\n        con il valore pi\u00f9 negativo di potenziale standard di riduzione (Tabella 1) sono anche quelli pi\u00f9 facilmente elettrodepositabili. Questi potenziali, per\u00f2, sono valori di equilibrio mentre i processi galvanici sono intrinsecamente dei processi dinamici, oltre al fatto che spesso ci si trova con\n        parametri di temperatura e concentrazione diversi da quelli standard. Il potenziale al quale avviene la deposizione \u00e8 detto potenziale di deposizione. Questo potenziale, varia con la concentrazione del metallo nel bagno e dipende anche dalla densit\u00e0 di corrente.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n\n        <img width=629 height=565 id=\"_x0000_i1043\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image002.jpg\" alt=\"Figura 2\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Tabella 1: Potenziali standard di riduzione delle specie chimiche pi\u00f9 comuni.\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Densit\u00e0 di corrente\n\n        <\/b>\n        : Molto pi\u00f9 della tensione \u00e8 questo il parametro pi\u00f9 importante del processo galvanico. Essendo, quello galvanico, un processo dinamico, \u00e8 la corrente generata dalla differenza di potenziale il parametro maggiormente connesso alla formazione e crescita del deposito metallico. Il vero parametro che determina\n        la quantit\u00e0 di elettrodeposito formato al catodo \u00e8 la quantit\u00e0 di carica che fluisce durante il processo elettrolitico. Sicuramente un parametro migliore da controllare per gestire al meglio la quantit\u00e0 di carica che sopraggiunge all\u2019oggetto da galvanizzare \u00e8 la densit\u00e0 di corrente, ovvero la\n        quantit\u00e0 di carica che fluisce attraverso una unit\u00e0 di superficie in un\u2019unit\u00e0 di tempo misurata in A\/dm2. Si chiamano zone ad alta densit\u00e0 di corrente le parti dei pezzi trattati che ricevono pi\u00f9 corrente rispetto alle altre. In genere, sono le parti pi\u00f9 appuntite, quelle pi\u00f9 esposte agli anodi,\n        le parti iniziali o terminali dell\u2019oggetto immerso nel bagno galvanico. Le zone a bassa densit\u00e0 di corrente, invece, sono l\u2019esatto opposto, dunque le zone centrali degli oggetti e le parti pi\u00f9 nascoste.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Temperatura\n        <\/b>\n        : Sebbene in maniera minore, anche questo parametro contribuisce a fornire l\u2019energia necessaria affinch\u00e9 avvenga il processo di elettrodeposizione. \u00c8 un parametro legato alla cinetica del processo elettrolitico determinandone efficacia e velocit\u00e0. La temperatura contribuisce a regolare conducibilit\u00e0\n        e potere penetrante del bagno galvanico.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Tempo di trattamento:\n        <\/b>\n        Corrisponde al tempo necessario per depositare il metallo o la lega ed ottenere un deposito di buona qualit\u00e0 e dello spessore desiderato. Come facilmente intuibile, maggiore \u00e8 il tempo di trattamento, maggiore sar\u00e0 la quantit\u00e0 di metallo depositata. Per ogni processo galvanico \u00e8 definito un tempo ottimale\n        di trattamento derivante da un compromesso fra qualit\u00e0 del deposito e quantit\u00e0 di metallo da depositare;\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Efficienza catodica:\n\n        <\/b>\n        Espressa in milligrammi di deposito per Ampere-minuto (mg\/ Amin), indica la quantit\u00e0 di metallo o lega metallica depositata in un minuto lavorando con una corrente di un ampere. Consente di capire quanto efficacemente \u00e8 possibile depositare un metallo definendo una stima di quanta corrente \u00e8 effettivamente\n        responsabile della formazione del deposito. L\u2019efficienza catodica di un bagno dipende da molti fattori ed \u00e8 variabile a seconda di temperatura, tensione, concentrazione di metalli ed additivi nel bagno.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        \u00c8 importante sottolineare che i valori dei parametri caratteristici di un bagno galvanico non sono stringenti ma generalmente \u00e8 possibile definire un intervallo pi\u00f9 o meno ampio di buona operativit\u00e0 per ognuno dei parametri precedentemente descritti.\n    <\/p>\n\n\n\n\n\n    

<h2>\n        Come effettuare un buon deposito galvanico\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>\n        Prima di entrare nel dettaglio di come ottenere un buon deposito galvanico, \u00e8 opportuno definire cosa si intende per deposito di buona qualit\u00e0. \u00c8 piuttosto intuitivo il fatto che la qualit\u00e0 di un deposito galvanico dipenda dalla particolare applicazione cui tale deposito \u00e8 destinato. In alcuni casi,\n        ad esempio, pu\u00f2 essere sufficiente che il metallo ricopra omogeneamente gli oggetti da trattare e che quindi sia sufficiente che il deposito abbia una buona adesione al substrato. Nel caso di depositi destinati al settore orafo-decorativo, alla condizione precedentemente descritta si deve aggiungere\n        anche l\u2019assenza di porosit\u00e0 che conferisce al deposito un aspetto lucido e brillante ed \u00e8 anche richiesta una buona resistenza alla corrosione. In altri casi si valuter\u00e0 anche lo spessore e la durezza del deposito.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        Per ottenere un deposito galvanico di buona qualit\u00e0 \u00e8 senza dubbio necessario disporre di attrezzatura adeguata oltre che di prodotti di qualit\u00e0 ma spesso potrebbe non essere sufficiente. Nella maggior parte dei casi, le ragioni per cui non \u00e8 stato ottenuto un buon deposito sono da ricercare o in un\n        non corretto rispetto dei parametri caratteristici dello specifico bagno galvanico o in una non corretta esecuzione della procedura di preparazione dei pezzi prima di effettuare il deposito galvanico desiderato.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        Rispetto dei parametri caratteristici del processo galvanico\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>\n        Per quanto concerne il primo aspetto, \u00e8 infatti importante rimanere all\u2019interno dei range di lavoro ottimali di ogni singolo parametro caratteristico del bagno galvanico al fine di ottenere un deposito di buona qualit\u00e0. Non \u00e8 certo che se non viene rispettato qualcuno di questi valori si ha sicuramente\n        un problema nel deposito ma sicuramente si \u00e8 al di fuori della regione di massime performance della soluzione galvanica e ci\u00f2 potrebbe portare all\u2019incorrere di uno o pi\u00f9 difetti nel deposito o, nella peggiore delle situazioni, potrebbe addirittura compromettere definitivamente il bagno galvanico\n        costringendo l\u2019utilizzatore a dismetterlo definitivamente.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Sono di seguito riportati, parametro per parametro, gli accorgimenti pi\u00f9 comuni finalizzati ad ottenere un deposito galvanico di buona qualit\u00e0:\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Differenza di potenziale\n        <\/b>\n        : \u00c8 sicuramente questo il parametro su cui prestare maggiore attenzione assieme alla densit\u00e0 di corrente. Solitamente \u00e8 definito per ogni processo un range di tensioni all\u2019interno del quale \u00e8 possibile ottenere un deposito di buona qualit\u00e0.\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Densit\u00e0 di corrente\n\n        <\/b>\n        : Per essere sicuri di non incorrere in alcun problema il parametro su cui fare totale affidamento per controllare il giusto apporto di energia necessaria a formare correttamente il deposito \u00e8 rappresentato dalla densit\u00e0 di corrente. Lavorare con valori di densit\u00e0 di corrente all\u2019interno dei range prestabiliti\n        garantisce sicuramente di fornire il corretto apporto di carica al catodo e dunque di formare un deposito dotato delle giuste caratteristiche chimico-fisiche. \u00c8 possibile valutare qualitativamente e quantitativamente il range di densit\u00e0 di corrente ideale mediante test in cella di Hull o test\n        a catodo-piegato (Figura 2). Se si conosce la distribuzione della corrente intorno al catodo, si pu\u00f2 avere una buona stima di come il metallo rivestir\u00e0 l\u2019intero oggetto: in quali parti lo spessore sar\u00e0 maggiore o minore. Come mostrato in Figura 3, il deposito galvanico tender\u00e0 a formarsi e ad\n        accrescere maggiormente agli angoli e ai bordi perch\u00e9 zone di alta densit\u00e0 di corrente e molto poco nelle zone nascoste o in generale pi\u00f9 lontane dall\u2019anodo perch\u00e9 zone di bassa densit\u00e0 di corrente. Se si ottiene una distribuzione del metallo non desiderata, \u00e8 possibile seguire degli accorgimenti\n        per migliorarla come modificare il modo in cui gli oggetti sono legati ai telai(Figura 4), modificare distanza anodo-catodo o sfruttare effetti di schermatura (Figura 5)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=417 height=229 id=\"_x0000_i1042\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image003.jpg\" alt=\"Figura 2\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 2: Esempio di un test cella di Hull ( sx) e di un catodo piegato (dx).<\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=437 height=115 id=\"_x0000_i1041\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image004.jpg\" alt=\"Figura 3\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Figura 3: Rappresentazione schematica del modo in cui tende ad accrescersi un deposito galvanico. Nelle zone di alta densit\u00e0 di corrente (L) il deposito \u00e8 in misura maggiore rispetto alle zone di bassa densit\u00e0 di corrente (D).\n\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        If the metal distribution obtained is not the one required, some precautions can be taken to improve it:\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <i>\n            Modify the way in which the items are linked to the frames\n        <\/i>\n        : knowing that most of the current will accumulate in the corners of the items being plated and knowing that the current always tends to follow the shortest route between two conductors, in order to reduce the load accumulation at the corners of the objects, it is a good idea to place them as far away\n        from the anodes as possible. For this reason, if working in beakers, the recommendation is to place the objects parallel to the anode instead of perpendicular (Figure 4).\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=341 height=192 id=\"_x0000_i1040\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image005.jpg\" alt=\"Figura 4\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Figura 4: Per ottimizzare l'omogeneit\u00e0 del deposito galvanico \u00e8 opportuno disporre gli oggetti da galvanizzare esattamente di fronte all\u2019anodo.\n\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        <i>\n            Modify the anode-cathode distance:\n        <\/i>\n        the anode should be shaped so that the anode-cathode distance is as similar as possible for all surface points and slightly further away from borders thus favouring current passage towards lower current density areas.\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <i>\n            Take advantage of shielding effects:\n        <\/i>\n        when working with several objects at the same time, the pieces can be linked so that the corners shield one another thus creating effective obstacles against load accumulation in these areas (Figure 5).\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=257 height=205 id=\"_x0000_i1039\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image006.jpg\" alt=\"Figura 5\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 5: Rappresentazione schematica di un possibile effetto di scheramatura reciproca degli oggetti da galvanizzare disposti parallelamente all'anodo.<\/p>\n\n    

<p>\n        <o:p>&nbsp;<\/o:p>\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Temperatura\n        <\/b>\n        : Ogni bagno galvanico ha una sua precisa temperatura di lavoro. Essa \u00e8 strettamente correlata alla conducibilit\u00e0 della soluzione e al potere penetrante del bagno, ossia la capacit\u00e0 di depositare omogeneamente metallo anche in zone a densit\u00e0 di corrente molto bassa. L\u2019 eventuale diversa conducibilit\u00e0\n        \u00e8 un aspetto critico quando si co-depositano pi\u00f9 metalli per formare una lega: una variazione di temperatura introduce una variazione della percentuale dei metalli in lega depositati. Di contro, lavorare con temperature eccessive potrebbe danneggiare i componenti chimici del sistema oppure accrescere\n        eccessivamente l\u2019efficienza del processo con conseguente deposito di scarsa qualit\u00e0. In definitiva, la temperatura \u00e8 assolutamente un parametro da non trascurare e di conseguenza \u00e8 richiesto un suo controllo efficace mediante termostati e termocoppie evitando eccessive fluttuazioni del suo valore.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Tempo di trattamento\n        <\/b>\n        : Per ogni tipo di bagno galvanico esiste un tempo minimo di trattamento al di sotto del quale il deposito metallico non \u00e8 uniforme. Come facilmente intuibile, maggiore \u00e8 il tempo di trattamento, maggiore sar\u00e0 lo spessore del deposito ottenuto. \u00c8 bene ricordare, per\u00f2, che non tutti i bagni galvanici\n        hanno la capacit\u00e0 di produrre spessori elevati di deposito. Per questo motivo, soprattutto nel caso di bagni ideati per realizzare spessori di dimensioni inferiori a 0,5 micron, \u00e8 definito anche un tempo massimo di deposizione oltre il quale il deposito potrebbe non essere di buona qualit\u00e0. Nel\n        caso di bagni a spessore, viene solitamente indicato il tempo necessario per depositare un micron di deposito ed anche in questo caso pu\u00f2 essere definito un tempo massimo di deposizione corrispondente allo spessore massimo di deposito che il bagno galvanico garantisce di ottenere con buona qualit\u00e0.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Efficienza catodica\n\n        <\/b>\n        : Come gi\u00e0 anticipato, non si tratta di un vero e proprio parametro da impostare quanto piuttosto una caratteristica intrinseca della soluzione che dipende da altri parametri. Tuttavia \u00e8 un aspetto da non trascurare per ottenere un buon deposito galvanico in quanto fornisce un\u2019idea sugli spessori di\n        metallo che la soluzione elettrolitica \u00e8 effettivamente in grado di garantire con buona qualit\u00e0. Un valore di efficienza basso, infatti, indica che il bagno galvanico \u00e8 adatto per una messa a colore, un flash, e di conseguenza difficilmente sar\u00e0 performante per effettuare spessori dell\u2019ordine\n        del micron (Figura 6).\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=342 height=256 id=\"_x0000_i1038\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image007.jpg\" alt=\"Figura 6\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 6: Immagine SEM della sezione di un campione in cui si osservano i diversi strati galvanici dei quali \u00e8 stato misurato lo spessore.<\/p>\n\n    

<h2>\n        2.2. Rispetto della chimica del bagn\n\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>\n        In alcuni casi la distribuzione del metallo pu\u00f2 essere migliorata agendo sulla chimica del bagno andando ad esempio a modificarne l\u2019efficienza o la sua conducibilit\u00e0 mediante l\u2019utilizzo di additivi.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Un bagno galvanico dovrebbe essere sempre mantenuto all\u2019interno dei valori di riferimento di concentrazione dei suoi vari componenti. I motivi per i quali un bagno pu\u00f2 modificare la sua composizione possono essere:\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        - Decomposizione delle sostanze chimiche\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        - Fenomeni di drag-in e drag-out\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        \u00c8 raro che un bagno non richieda aggiunte. Dal momento che sono necessarie, il consiglio \u00e8 quello di effettuarle frequentemente e in piccole quantit\u00e0 in modo che le sostanze chimiche non eccedano mai al di fuori dei range di lavoro. Aggiunte di grande quantit\u00e0 sono spesso sconsigliate per via di sotto-reazioni\n        accessorie non desiderate che possono incorrere oppure per eventuali eccessi di impurit\u00e0 che possono essere inclusi contestualmente alle specie chimiche da aggiungere nel bagno.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Non \u00e8 un aspetto secondario anche la presenza di inquinanti di tipo metallico o organico. La prima tipologia \u00e8 dovuta generalmente a cross-contaminazioni fra bagni oppure al disgregamento di parti di anodo e catodo o di eventuali altri oggetti metallici che possono venire in contatto con il bagno galvanico\n        o infine all\u2019 utilizzo di acqua non propriamente demineralizzata. La contaminazione organica pu\u00f2 essere dovuta ancora a cross-contaminazione con sgrassature e neutralizzazioni oppure alla semplice sporcizia che pu\u00f2 accidentalmente presentarsi all\u2019interno della soluzione galvanica o infine alla\n        presenza di residui di additivi degradati e non pi\u00f9 funzionanti e all\u2019utilizzo di acque contaminate. C\u2019\u00e8 il rischio, infatti, che simili contaminazioni possano essere incluse all\u2019interno del deposito galvanico diminuendone di conseguenza la sua qualit\u00e0. Per ovviare a questi inconvenienti, si\n        possono effettuare periodicamente delle filtrazioni della soluzione o trattamenti purificatori con carbone attivo o processi di dummy-plating. Nel caso di soluzioni elettrolitiche di elevato volume \u00e8 sempre suggerito lavorare utilizzando un sistema di filtrazione in continuo mentre per piccoli\n        utilizzatori si possono effettuare filtrazioni su carta (Figura 7) fermo restando che un accorgimento molto utile \u00e8 quello di coprire la soluzione o rintanicarla quando non la si usa per lunghi periodi.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=405 height=197 id=\"_x0000_i1037\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image008.jpg\" alt=\"Figura 7\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 7: Esempi di un filtro di carta usato per filtrare del precipitato ferroso (a sx) e di cartucce filtro utilizzate nei sistemi di filtrazione di impianti galvanici (a dx).<\/p>\n\n    

<h2>\n        2.3. Rispetto degli step di preparazione\n\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        La qualit\u00e0 del deposito \u00e8 anche dipendente dalla condizione dell\u2019oggetto da galvanizzare e dalla fase preparatoria. Gli oggetti da trattare devono essere lucidati in modo da eliminare porosit\u00e0 e qualsiasi altra imperfezione superficiale prima di procedere alla deposizione galvanica. \u00c8 perci\u00f2 necessario\n        che gli oggetti da galvanizzare siano di buona qualit\u00e0 e accuratamente preparati prima di effettuare il trattamento (Figura 8).\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=456 height=181 id=\"_x0000_i1036\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image009.jpg\" alt=\"Figura 8\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 8: Confronto fra due anelli di ottone non lucidato (a sx) e lucidato (a dx).<\/p>\n\n    

<p>\n        Durante la fase di preparazione dei pezzi da galvanizzare, si effettua la pulizia della loro superficie da ogni contaminante e l\u2019attivazione della stessa in modo tale da ottimizzare l\u2019adesione del metallo successivamente elettrodepositato. Gli step da seguire, teoricamente, dipendono dalla superficie\n        e dal tipo di lega di partenza su cui si vanno ad elettrodepositare i metalli. Rimanendo circoscritti all\u2019ambito della gioielleria e del fashion, \u00e8 possibile seguire il seguente schema standard per le fasi di preparazione degli oggetti (Figura 9):\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=437 height=327 id=\"_x0000_i1035\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image010.jpg\" alt=\"Figura 9\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 9: Rappresentazione schematica degli step preliminari di pulizia e attivazione delle superfici degli oggetti da galvanizzare.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        - Lavaggio ad ultrasuoni\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        - Sgrassatura elettrolitica\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        - Neutralizzazione\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        Ognuna delle precedenti fasi \u00e8 seguita da un lavaggio e risciacquo degli oggetti.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        -\n        <b>Ultrasuoni<\/b>: La pulizia ad ultrasuoni consente di eliminare i residui di grassi, oli e paste di pulitura dai pezzi da galvanizzare introdotte dalla procedura di lucidatura. Il principio di funzionamento \u00e8 quello della cavitazione generata dagli ultrasuoni: la vibrazione degli elementi piezoelettrici\n        presenti nella lavatrice ad ultrasuoni produce onde ad alta frequenza che a loro volta generano all\u2019interno della soluzione delle bolle che colpiscono la superficie degli oggetti ad alta energia provvedendo alla rimozione di contaminanti eventualmente presenti. Normalmente la soluzione contenente\n        il sapone per gli ultrasuoni lavora ad una specifica temperatura che favorisce lo scioglimento delle paste di pulitura in stretta combinazione con l\u2019azione pulente esercitata dai relativi saponi e con l\u2019azione meccanica esercitata invece dagli ultrasuoni stessi. Di conseguenza, affinch\u00e9 la procedura\n        di lavaggio ad ultrasuoni sia efficace, \u00e8 necessario che la soluzione contenga dei saponi opportuni ed operi ad una specifica temperatura altrimenti l\u2019azione sgrassante non \u00e8 abbastanza efficace. ( Figura 10)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=541 height=173 id=\"_x0000_i1034\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image011.jpg\" alt=\"Figura 10\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 10: Fasi caratteristiche del processo di cavitazione tipico del bagno ad ultrasuoni.<\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            - Sgrassatura elettrolitica:\n        <\/b>\n        Questa seconda fase preparatoria richiede l\u2019uso della corrente elettrica. Oltre ad effettuare una ulteriore pulizia degli oggetti provenienti dal lavaggio ad ultrasuoni, questo processo consiste in una attivazione chimica della superficie da elettrodepositare. In seguito al processo di elettrolisi si\n        sviluppano bolle di idrogeno sui pezzi che garantiscono la contestuale pulizia ed attivazione delle superfici metalliche cos\u00ec da ottimizzare al massimo la successiva elettrodeposizione. La soluzione di sgrassatura \u00e8 solitamente alcalina.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            - Neutralizzazione:\n\n        <\/b>\n        La neutralizzazione \u00e8 un semplice processo chimico tramite il quale vengono neutralizzate tutte le sostanze inquinanti ed incompatibili con i successivi processi galvanici. La soluzione deve essere chimicamente opposta a quella di sgrassatura. Poich\u00e9 la sgrassatura \u00e8 quasi sempre alcalina, la neutralizzazione\n        richiede una soluzione per lo pi\u00f9 acida. Con la neutralizzazione, gli oggetti da trattare sono perfettamente puliti e la superficie \u00e8 neutra e pronta per l\u2019elettrodeposizione.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        Lavorando quasi esclusivamente con soluzioni acquose, risulta chiaro che per ottenere un deposito galvanico di buona qualit\u00e0 sia fondamentale adoperare l\u2019acqua corretta. La qualit\u00e0 dell\u2019acqua in galvanica influenza fortemente il risultato finale del processo galvanico. Per questi scopi, l\u2019acqua deve\n        essere esente da contaminazione organica e con un basso contenuto salino (inferiore ai 5 microsiemens). Per questo motivo solitamente gli impianti galvanici industriali sono dotati di colonne con carbone attivo e resine a scambio ionico. Per le soluzioni galvaniche, dunque, la scelta migliore\n        \u00e8 quella di usare acqua deionizzata.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        Cause di difetti su un deposito galvanico\n\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        Quando non \u00e8 stato ottenuto un deposito di buona qualit\u00e0 si dice che esso manifesta dei difetti. Esistono una vasta gamma di imperfezioni che emergono sulla superficie dell\u2019oggetto su cui si effettua una deposizione galvanica che ne inficiano aspetto estetico e propriet\u00e0 chimico-fisiche.\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        3.1. Tipologie di difetti su un deposito galvanico\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        Provando a schematizzare, \u00e8 possibile definire dei difetti puntuali, ossia poco estesi che si manifestano localizzati in maniera pi\u00f9 o meno regolare sulla superficie del deposito galvanico; dei difetti estesi o di superficie, vale a dire quei difetti che interessano omogeneamente tutta la superficie\n        dell\u2019oggetto trattato o vaste zone continue di esso; ed infine esistono dei difetti di adesione e di coesione relativi alla capacit\u00e0 del deposito galvanico di aderire al metallo sottostante e di rimanere integro superando le forze di tensione che necessariamente insorgono durante i processi di\n        nucleazione e crescita di uno strato galvanico su di una superficie.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        Fra i difetti puntuali, quelli pi\u00f9 comuni sono (Figura 12):\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=584 height=421 id=\"_x0000_i1033\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image012.jpg\" alt=\"Figura 12\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 12: Esempi di diverse tipologie di difetto localizzati. In alto da sx: macchie scure sul deposito (cerchiate in rosso), macchie bianche sul deposito (cerchiate in rosso), macchie scure post-trattamento (cerchiate in rosso). In basso da sx: velature, bolle (cerchiate in giallo) e puntinature\n        (cerchiate in rosso).<\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Macchie scure sul deposito ( Burning spots)\n        <\/b>\n        : si tratta di macchie irregolari sulla superficie del deposito. Possono presentarsi al centro del deposito ma di solito sono pi\u00f9 frequenti alle estremit\u00e0 degli oggetti, nelle zone di alta densit\u00e0 di corrente\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Macchie bianche sul deposito ( Stains)\n        <\/b>\n        : Si tratta di macchie molto ravvicinate fra loro non necessariamente di piccole dimensioni.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Puntinatura ( pitting)\n        <\/b>\n        : Si tratta di micro-porosit\u00e0 generalmente di forma sferica concava presenti in maniera irregolare sul deposito.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Bolle e vescicolature ( bubbles\/ vesicles)\n        <\/b>\n        : Si tratta di vere e proprie bolle, di accrescimenti di forma sferica che si generano sul deposito. Solitamente tendono a formarsi nelle zone di alta densit\u00e0 di corrente ma possono anche trovarsi in altre zone ed essere inglobate all\u2019interno del deposito galvanico.\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Striature ( streaking)\n        <\/b>\n        : Possono manifestarsi o come anelli concentrici che procedono dalle zone di alta a quelle di bassa densit\u00e0 di corrente oppure come strisce generate sempre a partire dai bordi dell\u2019oggetto.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Velature ( hazes\/ cloudiness):\n        <\/b>\n        Si tratta di zone casuali della superficie galvanizzata in cui il deposito \u00e8 traslucido, nebuloso, come appunto ricoperto da un velo biancastro.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Macchie scure post-trattamento (post- oxidation):\n        <\/b>\n        Consiste nella comparsa di macchie immediatamente dopo aver effettuato la deposizione oppure nelle immediate fasi successive all\u2019asciugatura.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        Di seguito sono, invece, riportati i pi\u00f9 comuni difetti di superficie: (Figura 13)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=473 height=231 id=\"_x0000_i1032\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image013.jpg\" alt=\"Figura 13\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 13: Esempi di diverse tipologie di difetto che interessano aree estese. Da sx: bruciature, deposito opaco, colore non uniforme.<\/p>\n\n\n\n    

<p class=MsoSubtitle>\n        <b>\n            Bruciature ( Burning)\n        <\/b>\n        : Si ha quando l\u2019intero deposito o porzioni di esso presentano una finitura di grana grossa con aspetto spento e poco lucido, un deposito ruvido, rugoso e spesso molto poco tenace.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p class=MsoSubtitle>\n        <b>\n            Deposito opaco ( Dull deposit):\n        <\/b>\n        Si tratta di un deposito non lucido e brillante in zone estese dell\u2019oggetto e ben definite.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p class=MsoSubtitle>\n        <b>\n            Colore differente o non uniforme ( discoloration)\n        <\/b>\n        : In alcuni casi si possono osservare zone dello stesso oggetto avente colori differenti oppure l\u2019intero deposito con un colore pi\u00f9 chiaro o pi\u00f9 scuro rispetto a quello desiderato soprattutto nel caso di deposizione di una lega. Sono contemplati in questa tipologia di difetto anche i fenomeni di iridescenza\n        del deposito dovuti a spessori inferiori rispetto ai parametri suggeriti.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p class=MsoSubtitle>\n        <b>\n            Basso livellamento (low levelling):\n        <\/b>\n        Caratteristico dei depositi a spessore, si ha quando il deposito non \u00e8 disteso omogeneamente e si possono identificare delle discontinuit\u00e0 simili ad una serie di piani sovrapposti oppure simili a delle porosit\u00e0 non rivestite.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p class=MsoSubtitle>\n        <b>\n            Basso potere di penetrazione (low throwing power):\n        <\/b>\n        Difetto che si manifesta con assenza di deposito o colore diverso in specifiche zone dell\u2019oggetto da trattare, soprattutto zone di bassa densit\u00e0 di corrente (Figura 14).\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=293 height=306 id=\"_x0000_i1031\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image014.jpg\" alt=\"Figura 14\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 14: Esempio di una catena ruteniata a bassa temperatura e tensione rispetto ai valori di riferimento. I problemi di penetrazione sono evidenti se si osservano le diverse zone della catena con assenza di deposizione e con deposito non omogeneo.<\/p>\n\n\n\n    

<p>\n\n        Infine si devono considerare i difetti a causa dei quali avviene il distacco dello strato elettrodepositato dal substrato. Si parla di difetti di adesione quando avviene immediatamente dopo la deposizione galvanica o addirittura contestualmente allo stesso processo galvanico. Solitamente esistono due\n        modalit\u00e0 secondo cui il deposito pu\u00f2 distaccarsi: (Figura 15)\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=444 height=313 id=\"_x0000_i1030\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image015.jpg\" alt=\"Figura 15\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 15: Esempi di difetti di adesione. A sx in alto sfarinatura di un deposito di rutenio, a dx in basso sfogliatura di un deposito di nichel.<\/p>\n\n    

<p>\n        Lack of adhesion is often due the objects being improperly prepared or to the absence of pre-strata underneath the final one, or the deposition parameters (specifically, temperature and tension) not being respected. However, when deposit loss occurs at a later moment, often following the application\n        of variable degrees of stress on the plated object, the defects are referred to as\n        <i>cohesion defects\n        <\/i>. At the time of their electro-plating, the metals are subject to tension forces which can be so intense as to spoil the deposit in two ways (Figure 16):\n\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        - Sfogliatura (peeling): quando il deposito si sfalda secondo delle lamine\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        - Sfarinatura ( blistering): quando il deposito si frantuma del tutto a formare una polvere fina, un deposito, di fatto, farinoso\n\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=381 height=376 id=\"_x0000_i1029\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image016.jpg\" alt=\"Figura 16\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 16: Esempi di difetti di coesione in un deposito di nichel. In alto, presenza di cricche nel deposito in seguito a piegamento del campione; in basso, sfaldamento del deposito in seguito a piegamento del campione.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Quando, invece, la perdita del deposito avviene in un momento successivo alla deposizione galvanica, spesso in seguito all\u2019applicazione sull\u2019oggetto galvanizzato di stress pi\u00f9 o meno intensi, si parla di difetti di coesione. Quando soggetti a stress, i metalli elettrodepositati sono soggetti a delle\n        forze di tensione le quali possono essere cos\u00ec intense da deteriorare il deposito secondo due modalit\u00e0 (Figura 16)\n    <\/p>\n\n    

<h2>\n        3.2. Cause pi\u00f9 comuni di difetti\n\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        Le ragioni per cui un deposito possa presentare dei difetti sono molteplici e spesso uno stesso difetto pu\u00f2 essere dovuto a pi\u00f9 di un aspetto. Viceversa, una causa di difetto pu\u00f2 manifestarsi in pi\u00f9 di una tipologia di difetto. Fare un elenco dettagliato di tutti i possibili difetti e delle loro cause\n        senza contestualizzarli ad uno specifico processo galvanico pu\u00f2 essere molto complicato e poco esaustivo, tuttavia \u00e8 possibile, almeno in linea generale, raggruppare le cause di difetto in tre categorie:\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Difetti dovuti al non corretto rispetto dei parametri:\n        <\/b>\n        In questa categoria sono considerati sia i difetti dovuti al non aver rispettato i parametri caratteristici suggeriti dalla scheda tecnica dello specifico sistema elettrolitico, sia i difetti dovuti all\u2019utilizzo di strumentazione non adeguata come anodi danneggiati o diversi da quelli consigliati, cavi\n        parzialmente ossidati, strumentazione elettrica non adeguata ecc\u2026\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Difetti dovuti ad una procedura di preparazione non corretta:\n        <\/b>\n        In questa categoria sono considerati i difetti che insorgono in seguito all\u2019assenza o alla non corretta esecuzione di uno o pi\u00f9 step preparatori alla elettrodeposizione\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Difetti dovuti all\u2019utilizzo di prodotti non adeguati:\n        <\/b>\n\n        In questo caso si intendono bagni formulati con sostanze chimiche di bassa qualit\u00e0 o bagni galvanici che non hanno tutti i valori all\u2019interno dei parametri di funzionamento (pH, densit\u00e0, titoli di metalli ecc\u2026).\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        3.2.1 Difetti dovuti al mancato rispetto dei parametri caratteristici del processo galvanico\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>I difetti dovuti al non coretto rispetto dei parametri di uno specifico bagno galvanico sono fra le cause di difetto pi\u00f9 immediate e di pi\u00f9 semplice risoluzione: basta, infatti, correggere il parametro per poter tornare ad ottenere depositi di buona qualit\u00e0. Ripercorrendo i parametri tipici di un\n        bagno, dunque, sono indicate le cause pi\u00f9 probabili di difetto:<\/p>\n\n\n\n    

<p>Differenza di potenziale non corretta: Solitamente lavorare con valori di tensione troppo elevati o troppo bassi rispetto a quelli consigliati pu\u00f2 comportare problemi di adesione nel deposito elettroformato, o possibile variazione del colore del deposito oppure bruciature. (Figura 17)<\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=386 height=248 id=\"_x0000_i1028\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image017.jpg\" alt=\"Figura 17\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 17: Doratura rosa eseguita a differenze di potenziale diverse. Lavorando con tensioni al di sotto del range (a dx) la lega si arricchisce in oro e il deposito assume tonalit\u00e0 pi\u00f9 gialle rispetto alla corretta lega depositata lavorando con il giusto valore di tensione (a sx).\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Densit\u00e0 di corrente non corretta\n        <\/b>\n        : Si verificano sostanzialmente gli stessi difetti osservati per valori non corretti della tensione, essendo i due parametri correlati.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Temperatura non corretta:\n        <\/b>\n        Lavorare a temperature non corrette produce differenti condizioni che possono generare effetti rilevanti come bruciature del deposito, problemi di adesione, diverso colore o diversa composizione della lega depositata (Figura 18)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=207 height=324 id=\"_x0000_i1027\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image018.jpg\" alt=\"Figura 18\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 18: Esempio di campione ruteniato a temperatura inferiore rispetto al range di lavoro. Nella zona centrale (bassa densit\u00e0 di corrente) non \u00e8 presente deposizione alcuna, nelle zone periferiche (alta densit\u00e0 di corrente) si osserva deposito non uniforme.<\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Tempo di deposizione non corretto:\n        <\/b>\n        Sicuramente aumentare il tempo di deposito consente di avere spessori maggiori ma eccedere nei tempi pu\u00f2 causare deposito opaco o problemi di coesione del deposito. Un tempo troppo breve pu\u00f2 generare difetti di tipo puntuale o di superficie.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Efficienza catodica non corretta\n        <\/b>\n        : Non \u00e8 un parametro di lavoro ma, come detto in precedenza, dipende dai precedenti parametri e influenza la qualit\u00e0 del deposito. Se il suo valore non \u00e8 corretto, \u00e8 possibile osservare problemi di adesione, velature o bruciature oppure uno spessore di deposito diverso dalle aspettative.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        3.2.2. Difetti dovuti ad una procedura di preparazione non corretta\n\n    <\/h2>\n\n\n\n    

<p>\n        I difetti dovuti ad una non corretta procedura di preparazione delle superfici da galvanizzare oppure quelli dovuti ad un utilizzo di strumentazione non adeguata sono fra le cause di difetto pi\u00f9 comune ed allo stesso tempo quella pi\u00f9 trascurate: spesso, ritenendo non importante la procedura di preparazione,\n        si cerca di migliorare la qualit\u00e0 del deposito agendo sui parametri di deposizione o, in misura peggiore, intervenendo sulla chimica del bagno galvanico con il rischio di compromettere definitivamente il processo stesso.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Sono di seguito indicati i difetti pi\u00f9 comuni associati ad una non corretta esecuzione delle fasi di preparazione degli oggetti da galvanizzare:\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Lucidatura:\n        <\/b>\n        Se l\u2019articolo da trattare \u00e8 eccessivamente poroso, sicuramente il deposito galvanico non sar\u00e0 in grado di eliminare tale porosit\u00e0 e non si otterr\u00e0 un deposito omogeneo con probabilit\u00e0 di avere problemi di adesione ed eventuali difetti di tipo puntuale sul deposito (Figura 19)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=286 height=252 id=\"_x0000_i1026\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image019.jpg\" alt=\"Figura 19\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 19: Confronto fra un campione rodiato senza precedente lucidatura e un campione lucidato e rodiato.<\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Lavaggio ad ultrasuoni:\n        <\/b>\n        Sono i responsabili della rimozione di paste di lucidatura e contaminazione organica. Se presenti in superficie possono dare luogo a macchie sul deposito o problemi di adesione.\n    <\/p>\n\n\n\n    

<p>\n        <b>\n            Sgrassatura\n        <\/b>\n        : \u00c8 sicuramente lo step pi\u00f9 importante nella fase di attivazione della superficie da elettrodepositare. Una sua non corretta esecuzione pu\u00f2 comportare deposito disomogeneo o problemi di adesione e la maggior parte dei difetti puntuali (Figura 20)\n    <\/p>\n\n    

<p>\n\n        <img width=535 height=226 id=\"_x0000_i1025\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019sinisi\/image020.jpg\" alt=\"Figura 20\">\n\n    <\/p>\n\n    

<p class=MsoSubtitle>Figura 20: Esempi di difetti osservati su campioni rodiati precedentemente sgrassati con sgrassatura non pi\u00f9 funzionante.<\/p>\n\n    

<p>\n        <b>\n            Neutralizzazione e lavaggi:\n        <\/b>\n        Statisticamente sono le fasi maggiormente trascurate durante l\u2019attivazione delle superfici da trattare. Una loro non corretta esecuzione comporta solitamente difetti di punto ed anche la possibilit\u00e0 di contaminare i bagni galvanici introducendo conseguentemente ulteriori cause di difetto generate da\n        contaminanti.\n\n    <\/p>\n\n\n\n    

<h2>\n        3.2.3. - Difetti dovuti all\u2019utilizzo di prodotti non adeguati\n    <\/h2>\n\n    

<p>\n        Rappresentano le cause di difetto meno probabili specialmente nel caso in cui si utilizzano bagni galvanici pronti all\u2019uso di comprovata qualit\u00e0. Tuttavia \u00e8 possibile che con l\u2019utilizzo della soluzione possano introdurvisi contaminazioni di tipo organico o inorganico che a loro volta possono dar luogo\n        a difetti localizzati sul deposito o problemi di adesione.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Nel caso di bagni galvanici di elevati volumi, l\u2019utilizzo del bagno e fenomeni di drag-out comportano il consumo dei costituenti della soluzione elettrolitica i quali dovranno essere ripristinati. Una loro mancanza produce una serie di difetti come bruciature o velature. \u00c8 possibile anche che il consumo\n        dei costituenti del bagno possa provocare una variazione di pH della soluzione il che pu\u00f2 causare oltre che difetti di tipo puntuale anche problemi di adesione o addirittura pu\u00f2 determinare anche l\u2019instaurarsi di fenomeni di precipitazione del metallo.\n    <\/p>\n\n    

<p>\n        Le operazioni di ripristino dei costituenti del bagno galvanico devono essere effettuate seguendo attentamente le informazioni tecniche al fine di impedire aggiunte eccessive che possono generare ulteriori difetti.\n    <\/p>\n"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
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		<title>Lo scenario macroeconomico per il settore orafo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scenario macroeconomico per il settore orafo Il terzo trimestre 2018 ha visto la domanda mondiale di gioielleria in oro registrare un andamento positivo, con un vero e proprio rimbalzo delle quantità (+6%) dopo i dati fiacchi o negativi dei trimestri precedenti. Secondo il World Gold Council, la debolezza dei prezzi dell’oro ha stimolato gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/watch?v=6FvetfWcYzc&#038;list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&#038;index=6&#038;t=0s"></iframe></p>
<div>
<h1>Lo scenario macroeconomico per il settore orafo</h1>
<p>Il terzo trimestre 2018 ha visto la domanda mondiale di gioielleria in oro registrare un andamento positivo, con un vero e proprio rimbalzo delle quantità (+6%) dopo i dati fiacchi o negativi dei trimestri precedenti. Secondo il World Gold Council, la debolezza dei prezzi dell’oro ha stimolato gli<br />
        acquisti, in particolare in India (in recupero dopo gli scorsi trimestri in calo), in Cina (favoriti anche dalla festa di Qixi, equivalente cinese di San Valentino) ed in molti altri mercati del Sud Est Asiatico. Ancora in difficoltà, invece, sempre secondo le statistiche diffuse dal World Gold<br />
        Council, i paesi del Medio Oriente. </p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Fig. 1 – Domanda mondiale </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                    <img decoding="async" width=495 height=208 id="Immagine 9" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image001.png">
                </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p class=MsoSubtitle> Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati World Gold Council – Gold Demand Trend</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Il rimbalzo della domanda mondiale di gioielleria in oro, a fronte di prezzi in calo, si è riflesso anche nella dinamica delle esportazioni italiane. Nel terzo trimestre è, infatti, proseguito l’andamento negativo delle esportazioni di gioielleria in oro (-8,8% la variazione tendenziale dei valori<br />
        in euro), conseguente anche al confronto con un 2017 particolarmente brillante. L’evoluzione delle quantità ha, invece, registrato un significativo balzo in avanti (+35,7%), che sottintende bruschi movimenti nei valori medi unitari (VMU, valori divisi per le quantità). </p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Fig. 2 – Evoluzione delle esportazioni di gioielli in oro* (var. % tendenziali)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                    <img decoding="async" width=495 height=207 id="Immagine 3" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image002.png">
                </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p class=MsoSubtitle> Nota: (*) Codice 711319. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Nel complesso dei primi nove mesi, le vendite all’estero sono diminuite del 4,1% in valore, mentre sono aumentate del 20,8% in quantità (per un ammontare pari a 28 tonnellate), implicando una diminuzione dei valori medi unitari pari al 20% circa nella media dei paesi. </p>
<p>Il dettaglio geografico evidenzia come il calo dei valori in euro sia diffuso a quasi tutte le principali destinazioni, con l’eccezione degli Stati Uniti (+3,2%), del Regno Unito (+27,2%) e del Sud Africa (+12%). Allo stesso modo l’andamento espansivo delle quantità ha riguardato tutti i paesi, con<br />
        solamente gli Emirati Arabi Uniti a registrare un calo del 15,2%, confermandosi come uno dei mercati dove le vendite di gioielleria in oro Made in Italy soffrono maggiormente.</p>
<tableTable>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Tabella 1 – Evoluzione delle esportazioni di gioielli in oro* nei primi nove mesi 2018 </p>
<p>(var. % tendenziali)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                    <img decoding="async" width=630 height=222 id="Immagine 11" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image003.png">
                </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Spicca il dato francese: gli invii di gioielli in oro verso la Francia nei primi nove mesi del 2018 sono cresciuti addirittura dell’86,6%, pari a 7 tonnellate in più rispetto allo stesso periodo del 2017, con un contestuale crollo dei valori medi unitari di oltre il 50%, che potrebbe anche riflettere<br />
            modifiche nella fissazione dei transfer price all’interno dei gruppi multinazionali francesi con basi produttive nel settore in Italia. Va infatti sottolineato come lo scorso anno i valori medi unitari impliciti nei flussi di export dall’Italia alla Francia avessero raggiunto livelli particolarmente<br />
            elevati rispetto al dato medio nazionale (con un balzo del 32%). Si tratterebbe, pertanto, di una sorta di “normalizzazione” sui livelli medi registrati negli anni precedenti. I dati relativi al terzo trimestre, poi, evidenziano un recupero di ritmi positivi dell’export verso la Francia anche<br />
            in termini di valori (+16%).</p>
<p>Anche nei confronti degli Stati Uniti le quantità di gioielli in oro esportate hanno registrato un notevole incremento (+51,4%, pari a 5 tonnellate aggiuntive), sottolineando il forte interesse di questo mercato per il gioiello italiano, in questo caso espresso anche dai dati in valore.</p>
<p>L’andamento positivo delle quantità vendute all’estero è coerente con l’evoluzione ancora fortemente in crescita dell’indice della produzione industriale del settore (che include anche la bigiotteria e l’argenteria). La produzione ha registrato nei primi 10 mesi una crescita dell’8,3%, con una<br />
            nuova significativa accelerazione nel mese di ottobre. Si tratta di un ritmo di sviluppo molto elevato (sebbene in rallentamento rispetto al +17,4% medio del 2017), nettamente superiore al +2,6% tendenziale registrato in media dalla produzione manifatturiera italiana nello stesso periodo.
        </p>
<tableTable border=0 cellspacing=0 cellpadding=0 width=665 style='width:498.95pt;border-collapse:collapse'>
<tr>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:#82A0B4;padding:
          0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'></p>
<p>
                        <a name="_Hlk532567280">Fig.  3 – Evoluzione dell’indice di produzione industriale (var. % tendenziale, dati grezzi)</a>
                    </p>
</td>
<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:#82A0B4;padding:
          0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'></p>
<p>Fig.  4 – Evoluzione dell’indice di fatturato </p>
<p>(var. % tendenziale, dati grezzi) </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p>
                        <img decoding="async" width=323 height=190 id="Immagine 6" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image004.png">
                    </p>
</td>
<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p>
                        <img decoding="async" width=323 height=190 id="Immagine 7" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image005.png">
                    </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p class=MsoSubtitle> Fonte: elaborazioni su dati ISTAT</p>
</td>
<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;
          height:5.65pt'></p>
<p class=MsoSubtitle> Fonte: elaborazioni su dati ISTAT</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Anche l’indice di fatturato (che è in valore) è rimasto in crescita, sebbene in questo caso il rallentamento rispetto ai dati del 2017 sia stato tale da riportare il settore dell’oreficeria e bigiotteria sugli stessi ritmi del manifatturiero. </p>
<p>A livello territoriale, dove i dati sono disponibili solamente in valore e per l’aggregato che include anche la bigiotteria, i primi nove mesi dell’anno hanno confermato l’andamento in calo visto a livello nazionale. In particolare, nel complesso dei primi nove mesi dell’anno è stata Vicenza<br />
                a registrare la diminuzione più pronunciata dei valori (-4,8%), con un netto peggioramento nei mesi estivi (-8,1% la variazione tendenziale registrata tra luglio e settembre 2018 ed il corrispondente periodo del 2017). In forte frenata nel terzo trimestre anche l’export di Arezzo (-7,1%),<br />
                che porta il dato dei primi nove mesi a -2,3%. Rimane stabile sui ritmi (sempre negativi) della prima parte dell’anno l’export di Valenza Po (misurato come per gli altri poli produttivi con il dato relativo all’intero territorio provinciale). </p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Fig. 5 – Evoluzione delle esportazioni di gioielleria e bigiotteria (var. % tendenziali in valore su dati provinciali)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                            <img decoding="async" width=495 height=208 id="Immagine 8" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image006.png">
                        </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT </p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Nel dettaglio, per Vicenza, i dati negativi hanno riguardato molti mercati, in particolare quelli emergenti: Hong Kong (-16,4% nei primi nove mesi), Emirati Arabi Uniti (-19,2%), Giordania (&#8209;32,4%), Romania (-22,3%) e Turchia (-12,8%). Spiccano, in particolare, i veri e propri crolli<br />
                di cui sono stati protagonisti durante i mesi estivi i valori esportati verso la Giordania (-56,4%) e la Turchia (-42%).</p>
<p>Da sottolineare invece come, all’opposto, gli Stati Uniti (primo mercato di sbocco nel 2017) abbiano registrato un andamento stabile nella media dei primi nove mesi, ma con un miglioramento durante il terzo trimestre. Segnali di recupero anche nelle esportazioni verso il Regno Unito (dopo<br />
                il risultato negativo del 2017), che con i dati del terzo trimestre sembrano aver arrestato la caduta; bene anche l’export diretto in Sudafrica, in netta accelerazione nel terzo trimestre.</p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Tab. 2 – Esportazioni del distretto orafo di Vicenza </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                            <img decoding="async" width=638 height=209 id="Immagine 12" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image007.png">
                        </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Anche le esportazioni di Arezzo stanno continuando a risentire di cali importanti e continui negli Emirati Arabi Uniti (-17,9% tra gennaio e settembre, con un -27% nel terzo trimestre). Come Vicenza, poi, anche Arezzo ha visto un brusco peggioramento delle vendite in Turchia, con un &#8209;26,7%<br />
                maturato nei mesi estivi. Migliorano, invece, i risultati verso gli USA, tornati in territorio positivo tra luglio e settembre, ma non sufficientemente da riportare in crescita il dato complessivo dei primi nove mesi del 2018 (-8,2%). Rispetto a Vicenza, invece, Arezzo riesce a mantenere<br />
                su buoni livelli le vendite ad Hong Kong: dopo l’eccezionale +21,6% del 2017, l’export di Arezzo è cresciuto dell’1,8% nei primi nove mesi. Bene anche il ritmo di sviluppo del mercato francese (rimasto intorno al +20%); da sottolineare infine gli ottimi risultati di vendita, sebbene su<br />
                livelli limitati, che hanno interessato Panama ed il Libano.</p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Tab. 3 – Esportazioni del distretto orafo di Arezzo</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>
                            <img decoding="async" width=636 height=260 id="Immagine 13" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image008.png">
                        </p>
<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT</p>
<p>&nbsp;</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>L’export di Valenza Po è invece nettamente più concentrato dal punto di vista geografico, con quasi i tre quarti delle vendite focalizzate su Svizzera e Francia. Come evidenziato anche a livello nazionale, è in particolare il risultato verso la Francia a condizionare i dati complessivi. Nei<br />
                primi nove mesi del 2018 gli invii di oreficeria da Valenza alla Francia hanno sperimentato un calo del 20,9%, per poi migliorare in modo importante durante l’estate. L’export verso la Svizzera ha invece evidenziato nei dati più recenti un brusco peggioramento (-10,3%) dopo una prima<br />
                parte dell’anno più tonica, così come è avvenuto anche per l’export diretto verso gli USA (-9,8% nel terzo trimestre che lascia comunque il complesso dei primi nove mesi in territorio positivo, +3%). Male, dopo lo straordinario +55,2% del 2017, l’export diretto ad Hong Kong (-14,6%, in<br />
                peggioramento a -25,6% nel periodo luglio-settembre).
            </p>
<table>
<tr>
<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p>Tab. 4 – Esportazioni del distretto orafo di Valenza Po</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>
<p>
                            <img decoding="async" width=638 height=142 id="Immagine 15" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image009.png">
                        </p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>
<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT</p>
</td>
</tr>
</table>
<p>Le prospettive per i mesi conclusivi dell’anno sembrano improntate ad un cauto ottimismo. Il risveglio della domanda mondiale, seppure in un contesto di elevata incertezza, porta a ritenere probabile il proseguimento, anche negli ultimi mesi dell’anno, delle tendenze riscontrate nella prima<br />
                parte. Ci aspettiamo che la domanda proveniente dai mercati asiatici e dagli Stati Uniti continui a mantenersi tonica, mentre dovrebbero proseguire le difficoltà riscontrate nei paesi del Medio Oriente. </p>
<p>Le prospettive per il 2019 appaiono più incerte, condizionate dal possibile recupero dei prezzi dei preziosi (si veda il prossimo paragrafo) che potrebbero avere un impatto negativo sui segnali di risveglio della domanda di gioielli registrati nella seconda metà del 2018. Nel nostro scenario,<br />
                comunque, il prezzo dell’oro dovrebbe rimanere &#8211; in media d’anno &#8211; intorno ai 1,250 USD all’oncia, un livello di poco inferiore rispetto a quello medio del 2018.</p>
</div>
<p><span id="more-215"></span><br />
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<h1>Lo scenario macroeconomico per il settore orafo<\/h1>\n    

<p>Il terzo trimestre 2018 ha visto la domanda mondiale di gioielleria in oro registrare un andamento positivo, con un vero e proprio rimbalzo delle quantit\u00e0 (+6%) dopo i dati fiacchi o negativi dei trimestri precedenti. Secondo il World Gold Council, la debolezza dei prezzi dell\u2019oro ha stimolato gli\n        acquisti, in particolare in India (in recupero dopo gli scorsi trimestri in calo), in Cina (favoriti anche dalla festa di Qixi, equivalente cinese di San Valentino) ed in molti altri mercati del Sud Est Asiatico. Ancora in difficolt\u00e0, invece, sempre secondo le statistiche diffuse dal World Gold\n        Council, i paesi del Medio Oriente. <\/p>\n\n    

<table>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p>Fig. 1 \u2013 Domanda mondiale <\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                

<p>\n                    <img width=495 height=208 id=\"Immagine 9\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image001.png\">\n                <\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p class=MsoSubtitle>\u00a0Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati World Gold Council \u2013 Gold Demand Trend<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n    <\/table>\n\n    

<p>Il rimbalzo della domanda mondiale di gioielleria in oro, a fronte di prezzi in calo, si \u00e8 riflesso anche nella dinamica delle esportazioni italiane. Nel terzo trimestre \u00e8, infatti, proseguito l\u2019andamento negativo delle esportazioni di gioielleria in oro (-8,8% la variazione tendenziale dei valori\n        in euro), conseguente anche al confronto con un 2017 particolarmente brillante. L\u2019evoluzione delle quantit\u00e0 ha, invece, registrato un significativo balzo in avanti (+35,7%), che sottintende bruschi movimenti nei valori medi unitari (VMU, valori divisi per le quantit\u00e0). <\/p>\n\n    

<table>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p>Fig. 2 \u2013 Evoluzione delle esportazioni di gioielli in oro* (var. % tendenziali)<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                

<p>\n                    <img width=495 height=207 id=\"Immagine 3\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image002.png\">\n                <\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p class=MsoSubtitle>\u00a0Nota: (*) Codice 711319. Fonte: elaborazioni Intesa Sanpaolo su dati Istat<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n    <\/table>\n\n    

<p>Nel complesso dei primi nove mesi, le vendite all\u2019estero sono diminuite del 4,1% in valore, mentre sono aumentate del 20,8% in quantit\u00e0 (per un ammontare pari a 28 tonnellate), implicando una diminuzione dei valori medi unitari pari al 20% circa nella media dei paesi. <\/p>\n\n    

<p>Il dettaglio geografico evidenzia come il calo dei valori in euro sia diffuso a quasi tutte le principali destinazioni, con l\u2019eccezione degli Stati Uniti (+3,2%), del Regno Unito (+27,2%) e del Sud Africa (+12%). Allo stesso modo l\u2019andamento espansivo delle quantit\u00e0 ha riguardato tutti i paesi, con\n        solamente gli Emirati Arabi Uniti a registrare un calo del 15,2%, confermandosi come uno dei mercati dove le vendite di gioielleria in oro Made in Italy soffrono maggiormente.<\/p>\n\n    <tableTable>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p>Tabella 1 \u2013 Evoluzione delle esportazioni di gioielli in oro* nei primi nove mesi 2018 <\/p>\n                

<p>(var. % tendenziali)<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p>&nbsp;<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                

<p>\n                    <img width=630 height=222 id=\"Immagine 11\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image003.png\">\n                <\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        

<tr>\n            

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                

<p>&nbsp;<\/p>\n            <\/td>\n        <\/tr>\n        <\/table>\n\n        

<p>Spicca il dato francese: gli invii di gioielli in oro verso la Francia nei primi nove mesi del 2018 sono cresciuti addirittura dell\u201986,6%, pari a 7 tonnellate in pi\u00f9 rispetto allo stesso periodo del 2017, con un contestuale crollo dei valori medi unitari di oltre il 50%, che potrebbe anche riflettere\n            modifiche nella fissazione dei transfer price all\u2019interno dei gruppi multinazionali francesi con basi produttive nel settore in Italia. Va infatti sottolineato come lo scorso anno i valori medi unitari impliciti nei flussi di export dall\u2019Italia alla Francia avessero raggiunto livelli particolarmente\n            elevati rispetto al dato medio nazionale (con un balzo del 32%). Si tratterebbe, pertanto, di una sorta di \u201cnormalizzazione\u201d sui livelli medi registrati negli anni precedenti. I dati relativi al terzo trimestre, poi, evidenziano un recupero di ritmi positivi dell\u2019export verso la Francia anche\n            in termini di valori (+16%).<\/p>\n\n        

<p>Anche nei confronti degli Stati Uniti le quantit\u00e0 di gioielli in oro esportate hanno registrato un notevole incremento (+51,4%, pari a 5 tonnellate aggiuntive), sottolineando il forte interesse di questo mercato per il gioiello italiano, in questo caso espresso anche dai dati in valore.<\/p>\n\n        

<p>L\u2019andamento positivo delle quantit\u00e0 vendute all\u2019estero \u00e8 coerente con l\u2019evoluzione ancora fortemente in crescita dell\u2019indice della produzione industriale del settore (che include anche la bigiotteria e l\u2019argenteria). La produzione ha registrato nei primi 10 mesi una crescita dell\u20198,3%, con una\n            nuova significativa accelerazione nel mese di ottobre. Si tratta di un ritmo di sviluppo molto elevato (sebbene in rallentamento rispetto al +17,4% medio del 2017), nettamente superiore al +2,6% tendenziale registrato in media dalla produzione manifatturiera italiana nello stesso periodo.\n        <\/p>\n\n        <tableTable border=0 cellspacing=0 cellpadding=0 width=665 style='width:498.95pt;border-collapse:collapse'>\n            

<tr>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:#82A0B4;padding:\n          0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                    

<p>\n                        <a name=\"_Hlk532567280\">Fig.\u00a0 3 \u2013 Evoluzione dell\u2019indice di produzione industriale (var. % tendenziale, dati grezzi)<\/a>\n                    <\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p>&nbsp;<\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:#82A0B4;padding:\n          0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                    

<p>Fig.\u00a0 4 \u2013 Evoluzione dell\u2019indice di fatturato <\/p>\n                    

<p>(var. % tendenziale, dati grezzi) <\/p>\n                <\/td>\n            <\/tr>\n            

<tr>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p>\n                        <img width=323 height=190 id=\"Immagine 6\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image004.png\">\n                    <\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p>&nbsp;<\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p>\n                        <img width=323 height=190 id=\"Immagine 7\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image005.png\">\n                    <\/p>\n                <\/td>\n            <\/tr>\n            

<tr>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p class=MsoSubtitle>\u00a0Fonte: elaborazioni su dati ISTAT<\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=19 valign=top style='width:14.15pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p>&nbsp;<\/p>\n                <\/td>\n                

<td width=323 valign=top style='width:242.4pt;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;\n          height:5.65pt'>\n                    

<p class=MsoSubtitle>\u00a0Fonte: elaborazioni su dati ISTAT<\/p>\n                <\/td>\n            <\/tr>\n            <\/table>\n\n            

<p>Anche l\u2019indice di fatturato (che \u00e8 in valore) \u00e8 rimasto in crescita, sebbene in questo caso il rallentamento rispetto ai dati del 2017 sia stato tale da riportare il settore dell\u2019oreficeria e bigiotteria sugli stessi ritmi del manifatturiero. <\/p>\n\n            

<p>A livello territoriale, dove i dati sono disponibili solamente in valore e per l\u2019aggregato che include anche la bigiotteria, i primi nove mesi dell\u2019anno hanno confermato l\u2019andamento in calo visto a livello nazionale. In particolare, nel complesso dei primi nove mesi dell\u2019anno \u00e8 stata Vicenza\n                a registrare la diminuzione pi\u00f9 pronunciata dei valori (-4,8%), con un netto peggioramento nei mesi estivi (-8,1% la variazione tendenziale registrata tra luglio e settembre 2018 ed il corrispondente periodo del 2017). In forte frenata nel terzo trimestre anche l\u2019export di Arezzo (-7,1%),\n                che porta il dato dei primi nove mesi a -2,3%. Rimane stabile sui ritmi (sempre negativi) della prima parte dell\u2019anno l\u2019export di Valenza Po (misurato come per gli altri poli produttivi con il dato relativo all\u2019intero territorio provinciale). <\/p>\n\n            

<table>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p>Fig. 5 \u2013 Evoluzione delle esportazioni di gioielleria e bigiotteria (var. % tendenziali in valore su dati provinciali)<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='background:white;padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                        

<p>\n                            <img width=495 height=208 id=\"Immagine 8\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image006.png\">\n                        <\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT <\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n            <\/table>\n\n            

<p>Nel dettaglio, per Vicenza, i dati negativi hanno riguardato molti mercati, in particolare quelli emergenti: Hong Kong (-16,4% nei primi nove mesi), Emirati Arabi Uniti (-19,2%), Giordania (&#8209;32,4%), Romania (-22,3%) e Turchia (-12,8%). Spiccano, in particolare, i veri e propri crolli\n                di cui sono stati protagonisti durante i mesi estivi i valori esportati verso la Giordania (-56,4%) e la Turchia (-42%).<\/p>\n\n            

<p>Da sottolineare invece come, all\u2019opposto, gli Stati Uniti (primo mercato di sbocco nel 2017) abbiano registrato un andamento stabile nella media dei primi nove mesi, ma con un miglioramento durante il terzo trimestre. Segnali di recupero anche nelle esportazioni verso il Regno Unito (dopo\n                il risultato negativo del 2017), che con i dati del terzo trimestre sembrano aver arrestato la caduta; bene anche l\u2019export diretto in Sudafrica, in netta accelerazione nel terzo trimestre.<\/p>\n\n            

<table>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p>Tab. 2 \u2013 Esportazioni del distretto orafo di Vicenza <\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                        

<p>\n                            <img width=638 height=209 id=\"Immagine 12\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image007.png\">\n                        <\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n            <\/table>\n\n            

<p>Anche le esportazioni di Arezzo stanno continuando a risentire di cali importanti e continui negli Emirati Arabi Uniti (-17,9% tra gennaio e settembre, con un -27% nel terzo trimestre). Come Vicenza, poi, anche Arezzo ha visto un brusco peggioramento delle vendite in Turchia, con un &#8209;26,7%\n                maturato nei mesi estivi. Migliorano, invece, i risultati verso gli USA, tornati in territorio positivo tra luglio e settembre, ma non sufficientemente da riportare in crescita il dato complessivo dei primi nove mesi del 2018 (-8,2%). Rispetto a Vicenza, invece, Arezzo riesce a mantenere\n                su buoni livelli le vendite ad Hong Kong: dopo l\u2019eccezionale +21,6% del 2017, l\u2019export di Arezzo \u00e8 cresciuto dell\u20191,8% nei primi nove mesi. Bene anche il ritmo di sviluppo del mercato francese (rimasto intorno al +20%); da sottolineare infine gli ottimi risultati di vendita, sebbene su\n                livelli limitati, che hanno interessato Panama ed il Libano.<\/p>\n\n            

<table>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p>Tab. 3 \u2013 Esportazioni del distretto orafo di Arezzo<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p>\n                            <img width=636 height=260 id=\"Immagine 13\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image008.png\">\n                        <\/p>\n                        

<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT<\/p>\n                        

<p>&nbsp;<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n            <\/table>\n\n            

<p>L\u2019export di Valenza Po \u00e8 invece nettamente pi\u00f9 concentrato dal punto di vista geografico, con quasi i tre quarti delle vendite focalizzate su Svizzera e Francia. Come evidenziato anche a livello nazionale, \u00e8 in particolare il risultato verso la Francia a condizionare i dati complessivi. Nei\n                primi nove mesi del 2018 gli invii di oreficeria da Valenza alla Francia hanno sperimentato un calo del 20,9%, per poi migliorare in modo importante durante l\u2019estate. L\u2019export verso la Svizzera ha invece evidenziato nei dati pi\u00f9 recenti un brusco peggioramento (-10,3%) dopo una prima\n                parte dell\u2019anno pi\u00f9 tonica, cos\u00ec come \u00e8 avvenuto anche per l\u2019export diretto verso gli USA (-9,8% nel terzo trimestre che lascia comunque il complesso dei primi nove mesi in territorio positivo, +3%). Male, dopo lo straordinario +55,2% del 2017, l\u2019export diretto ad Hong Kong (-14,6%, in\n                peggioramento a -25,6% nel periodo luglio-settembre).\n            <\/p>\n\n            

<table>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='background:#82A0B4;padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p>Tab. 4 \u2013 Esportazioni del distretto orafo di Valenza Po<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm;height:5.65pt'>\n                        

<p>\n                            <img width=638 height=142 id=\"Immagine 15\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019trenti_ita\/image009.png\">\n                        <\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n                

<tr>\n                    

<td valign=top style='padding:0cm 0cm 0cm 0cm'>\n                        

<p class=MsoSubtitle>Fonte: elaborazioni su dati ISTAT<\/p>\n                    <\/td>\n                <\/tr>\n            <\/table>\n\n            

<p>Le prospettive per i mesi conclusivi dell\u2019anno sembrano improntate ad un cauto ottimismo. Il risveglio della domanda mondiale, seppure in un contesto di elevata incertezza, porta a ritenere probabile il proseguimento, anche negli ultimi mesi dell\u2019anno, delle tendenze riscontrate nella prima\n                parte. Ci aspettiamo che la domanda proveniente dai mercati asiatici e dagli Stati Uniti continui a mantenersi tonica, mentre dovrebbero proseguire le difficolt\u00e0 riscontrate nei paesi del Medio Oriente. <\/p>\n\n            

<p>Le prospettive per il 2019 appaiono pi\u00f9 incerte, condizionate dal possibile recupero dei prezzi dei preziosi (si veda il prossimo paragrafo) che potrebbero avere un impatto negativo sui segnali di risveglio della domanda di gioielli registrati nella seconda met\u00e0 del 2018. Nel nostro scenario,\n                comunque, il prezzo dell\u2019oro dovrebbe rimanere - in media d\u2019anno - intorno ai 1,250 USD all\u2019oncia, un livello di poco inferiore rispetto a quello medio del 2018.<\/p>"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
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		<title>Direzioni 2020 e innovazione tecnologica per la gioielleria</title>
		<link>https://jtf.it/direzioni-2020-e-innovazione-tecnologica-per-la-gioielleria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Paola De Luca Co-Founder &#38; Creative Director at Trendvisions Jewellery + Forecasting, IEG Italy Paola De Luca, in 2010, together with Italian Exhibition Group S.p.A. – organizer of VICENZAORO, one of the world’s leading international Jewellery Show – co-founded TRENDVISION Jewellery + Forecasting, an independent observatory focusing on trend forecasting for the jewellery industry where [&#8230;]</p>
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<div class="bio-content"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="bio-img size-full wp-image-200" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/deluca.jpg" width="500" height="539" /></p>
<div class="bio-box">
<p class="bio-name">Paola De Luca</p>
<p class="bio-role">Co-Founder &amp; Creative Director at Trendvisions Jewellery + Forecasting, IEG Italy</p>
<p class="bio-bio">Paola De Luca, in 2010, together with Italian Exhibition Group S.p.A. – organizer of VICENZAORO, one of the world’s leading international Jewellery Show – co-founded TRENDVISION Jewellery + Forecasting, an independent observatory focusing on trend forecasting for the jewellery industry where she supports the project as its Creative Director. Starting her career in New York in in 1989, she landed her first job as a designer for Fendi Jewellery and Watches. She later collaborated with leading luxury brands, such as Salvatore Ferragamo, Harry Winston, and Swarovski among other prestigious associations. In 2002, in partnership with CRU Group of London, she established TJF Group Ltd. For a decade, TJF Group focused on research and forecasting, launching the unique “TJF Trend book”, which became the world’s first and most authoritative jewellery trends publication. In 2010 Paola started an exciting collaboration with Rio Tinto Diamonds supporting as Design Director, their global design program. As Creative Director she leads design projects; educational programmes for buyers, government organisations; brands and manufacturers; she coordinates researches think tanks and market trends-focused projects. She is the Founder of The Futurist Ltd., a firm specialised in Forecasting and Creative Intelligence.</p>
<p class="bio-abs">DIREZIONI 2020 E INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER LA GIOIELLERIA</p>
<p><a class="body-jtf btn btn-primary" href="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/PaolaDeLucaJTF2019.pdf" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Scarica la presentazione</a></div>
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<p><span id="more-216"></span><br />
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<div class=\"bio-box\">\n            

<p class=\"bio-name\">Paola De Luca<\/p>\n            

<p class=\"bio-role\">Co-Founder & Creative Director at Trendvisions Jewellery + Forecasting, IEG Italy<\/p>\n            

<p class=\"bio-bio\">Paola De Luca, in 2010, together with Italian Exhibition Group S.p.A. \u2013 organizer of VICENZAORO, one of the world\u2019s leading international Jewellery Show \u2013 co-founded TRENDVISION Jewellery + Forecasting, an independent observatory focusing on trend forecasting for the jewellery industry where\n                she supports the project as its Creative Director. Starting her career in New York in in 1989, she landed her first job as a designer for Fendi Jewellery and Watches. She later collaborated with leading luxury brands, such as Salvatore Ferragamo, Harry Winston, and Swarovski among other\n                prestigious associations. In 2002, in partnership with CRU Group of London, she established TJF Group Ltd. For a decade, TJF Group focused on research and forecasting, launching the unique \u201cTJF Trend book\u201d, which became the world\u2019s first and most authoritative jewellery trends publication.\n                In 2010 Paola started an exciting collaboration with Rio Tinto Diamonds supporting as Design Director, their global design program. As Creative Director she leads design projects; educational programmes for buyers, government organisations; brands and manufacturers; she coordinates researches\n                think tanks and market trends-focused projects. She is the Founder of The Futurist Ltd., a firm specialised in Forecasting and Creative Intelligence.<\/p>\n            

<p class=\"bio-abs\">DIREZIONI 2020 E INNOVAZIONE TECNOLOGICA PER LA GIOIELLERIA<\/p>\n\n            <a class=\"body-jtf btn btn-primary\" href=\"\/images\/JTF_blog\/2019deluca\/PaolaDeLucaJTF2019.pdf\" target=\"_blank\">Scarica la presentazione<\/a>\n        <\/div>\n    <\/div>\n    

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		<title>Lavorazione meccanica: focalizzare i punti critici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[2019]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Andrea Friso Product Division Manager &#8211; Legor Group S.p.A. &#8211; Bressanvido VI &#8211; IT Andrea Friso attualmente ricopre in Legor Group S.p.A. il ruolo di Division Sales Manager per la divisione Master Alloy. Laureato nel 2003 in ingegneria dei materiali presso l&#8217;Università di Padova con una tesi su leghe d&#8217;oro di colori innovativi in collaborazione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/watch?v=qWZcviffT4U&#038;list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&#038;index=5&#038;t=0s"></iframe></p>
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<div class="bio-box">
<p class="bio-name">Andrea Friso</p>
<p class="bio-role">Product Division Manager &#8211; Legor Group S.p.A. &#8211; Bressanvido VI &#8211; IT</p>
<p class="bio-bio">Andrea Friso attualmente ricopre in Legor Group S.p.A. il ruolo di Division Sales Manager per la divisione Master Alloy. Laureato nel 2003 in ingegneria dei materiali presso l&#8217;Università di Padova con una tesi su leghe d&#8217;oro di colori innovativi in collaborazione, collabora con Legor Group sin<br />
            dal 2004. È in azienda la figura professionale che opera da tramite fra forza vendite, area produttiva e area R&#038;D, grazie all&#8217;esperienza maturata sulle diverse tipologie di prodotto e sul loro posizionamento sui diversi Mercati. Supporta la forza vendite nella pianificazione commerciale,<br />
            nel raggiungimento degli obiettivi e nel loro controllo periodico. Collabora con l&#8217;area tecnica e con l&#8217;area R&#038;D relativamente allo sviluppo, l&#8217;avanzamento, la promozione dei prodotti.</p>
<p class="bio-abs">La memoria intende concentrarsi su alcuni aspetti fondamentali del perché la deformazione plastica di una lega è così importante nel mondo produttivo orafo, e in seguito esemplificare tipici errori che si compiono in produzione, che portano a catena a dei problemi difficili da correggere a fine<br />
            processo. Obiettivo della memoria è quello di accompagnare i partecipanti in alcuni percorsi logici utili a ragionare su certi aspetti causa/effetto relativi al processo produttivo di deformazione plastica. Uno dei casi più comuni di difettosità in lavorazione meccanica è ad esempio l’ottenimento<br />
            di semilavorati che hanno problemi di fragilità o di tensioni residue, le quali possono avere cause diverse, singole o combinate, e che sono talora difficili da individuare. Inoltre, i processi attuali sono mediamente più complessi rispetto a quelli di anche solo una decina d’anni fa, a causa<br />
            di lavorazioni più spinte, o di controlli qualità più stringenti.</p>
<p>        <a class="body-jtf btn btn-primary" href="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/AndreaFrisoJTF2019.pdf" target="_blank">Scarica la presentazione</a>
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<p><span id="more-217"></span><br />
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<div class=\"bio-box\">\n        

<p class=\"bio-name\">Andrea Friso<\/p>\n        

<p class=\"bio-role\">Product Division Manager - Legor Group S.p.A. - Bressanvido VI - IT<\/p>\n        

<p class=\"bio-bio\">Andrea Friso attualmente ricopre in Legor Group S.p.A. il ruolo di Division Sales Manager per la divisione Master Alloy. Laureato nel 2003 in ingegneria dei materiali presso l'Universit\u00e0 di Padova con una tesi su leghe d'oro di colori innovativi in collaborazione, collabora con Legor Group sin\n            dal 2004. \u00c8 in azienda la figura professionale che opera da tramite fra forza vendite, area produttiva e area R&D, grazie all'esperienza maturata sulle diverse tipologie di prodotto e sul loro posizionamento sui diversi Mercati. Supporta la forza vendite nella pianificazione commerciale,\n            nel raggiungimento degli obiettivi e nel loro controllo periodico. Collabora con l'area tecnica e con l'area R&D relativamente allo sviluppo, l'avanzamento, la promozione dei prodotti.<\/p>\n        

<p class=\"bio-abs\">La memoria intende concentrarsi su alcuni aspetti fondamentali del perch\u00e9 la deformazione plastica di una lega \u00e8 cos\u00ec importante nel mondo produttivo orafo, e in seguito esemplificare tipici errori che si compiono in produzione, che portano a catena a dei problemi difficili da correggere a fine\n            processo. Obiettivo della memoria \u00e8 quello di accompagnare i partecipanti in alcuni percorsi logici utili a ragionare su certi aspetti causa\/effetto relativi al processo produttivo di deformazione plastica. Uno dei casi pi\u00f9 comuni di difettosit\u00e0 in lavorazione meccanica \u00e8 ad esempio l\u2019ottenimento\n            di semilavorati che hanno problemi di fragilit\u00e0 o di tensioni residue, le quali possono avere cause diverse, singole o combinate, e che sono talora difficili da individuare. Inoltre, i processi attuali sono mediamente pi\u00f9 complessi rispetto a quelli di anche solo una decina d\u2019anni fa, a causa\n            di lavorazioni pi\u00f9 spinte, o di controlli qualit\u00e0 pi\u00f9 stringenti.<\/p>\n\n        <a class=\"body-jtf btn btn-primary\" href=\"\/images\/JTF_blog\/2019friso\/AndreaFrisoJTF2019.pdf\" target=\"_blank\">Scarica la presentazione<\/a>\n    <\/div>\n<\/div>\n\n\n

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		<title>Oro artigianale estratto in maniera responsabile: una panoramica delle comunità minerarie peruviane e colombiane</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oro artigianale estratto in maniera responsabile: una panoramica delle comunità minerarie peruviane e colombiane Che cos’è l’ASM (Artisanal and small-scale mining), cioè l’estrazione artigianale e su piccola scala? L’attività di estrazione artigianale e su piccola scala può essere descritta come un’estrazione a “bassa intensità”, che riguarda tutti i tipi di estrazione, dai depositi alluvionali all’estrazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/watch?v=3_0GVr1hYkA&#038;list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&#038;index=11&#038;t=0s"></iframe></p>
<div>
<h1>Oro artigianale estratto in maniera responsabile: una panoramica delle comunità minerarie peruviane e colombiane</h1>
<h2>Che cos’è l’ASM (Artisanal and small-scale mining), cioè l’estrazione artigianale e su piccola scala?</h2>
<p>L’attività di estrazione artigianale e su piccola scala può essere descritta come un’estrazione a “bassa intensità”, che riguarda tutti i tipi di estrazione, dai depositi alluvionali all’estrazione in roccia dura1. Le stime variano, ma in generale si calcola che l’ASM fornisca circa il 20% dell’oro estratto<br />
	ogni anno, impiegando circa l’80% della popolazione dedita all’attività mineraria. Le attività tendono ad essere informali, con un ridottissimo utilizzo di tecnologie e ad alta intensità di lavoro. In molti casi i minatori utilizzano attrezzi manuali come martelli e scalpelli, mentre le attività più<br />
	avanzate si servono al massimo di piccole attrezzature da scavo come i retroescavatori e i dumper. Le comunità ASM tendono inoltre ad essere molto emarginate e hanno scarso accesso alle risorse, in particolare al sostegno statale o industriale. In molti casi la necessità di estrarre i metalli è determinata<br />
	dalla povertà e le attività minerarie sono spesso escluse dal normale circuito delle banche, tanto che molte di queste non hanno conti bancari o accesso al credito. Una triste conseguenza di tutto questo è che molte sono costrette a diverse forme di attività criminali. </p>
<p>L’obiettivo di entrambe le organizzazioni Fairmined e Fairtrade consiste proprio nel migliorare tale situazione. Grazie all’introduzione di norme in grado di garantire che tutto l’oro e l’argento prodotto nelle miniere artigianali e su piccola scala, certificate dall’organizzazione pertinente, siano<br />
	estratti in modo responsabile, è possibile migliorare la vita e le condizioni di lavoro dei minatori e delle comunità minerarie. Una volta che la miniera viene certificata, non solo è garantito un prezzo equo per i metalli che essa vende, ma anche un sovrapprezzo che l&#8217;acquirente deve pagare direttamente<br />
	alla miniera per ogni grammo di oro e argento acquistato.</p>
<p>Va sottolineato che non viene estratto abbastanza oro ASM per soddisfare l’intera domanda di oro, sia per la gioielleria che per l&#8217;elettronica o per usi medici. Lo scopo di un approvvigionamento responsabile non è quello di soppiantare l&#8217;industria mineraria su scala industriale, ma di migliorare le condizioni<br />
	di vita e di lavoro dei minatori e delle comunità minerarie nei paesi in via di sviluppo. Molti clienti, in particolare quelli descritti come Generation X e Millennials, hanno abitudini di acquisto diverse e meno tradizionali. Tali clienti pretendono una storia, qualcosa a cui potersi relazionare, vogliono<br />
	che i loro acquisti facciano la differenza dal punto di vista sociale e ambientale. Questo rende l’approvvigionamento responsabile di oro e argento molto importante nell’attuale mercato della gioielleria.</p>
<p>
	<img decoding="async" id="Picture 30" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image001.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 1. Minatori della miniera di Sotrami, Perù.</p>
<p>La figura 1 mostra un marito e una moglie che lavorano nella miniera di Sotrami a Santa Filomena in Perù. Si tratta di una miniera di piccole dimensioni che impiega 700 lavoratori, 160 dei quali sono minatori che lavorano al fronte della miniera. Alcune miniere sono di proprietà privata, altre, come<br />
	quella di Sotrami, operano come cooperative, mentre altre sono gestite da operatori indipendenti o da singole famiglie. </p>
<h2>Utilizzo del mercurio.</h2>
<p>Fairmined e Fairtrade si occupano delle comunità minerarie nei paesi in via di sviluppo, nelle quali vi sono molti problemi collegati all’estrazione artigianale e su piccola scala non regolamentata. Uno dei problemi più gravi è l’utilizzo del mercurio. L’estrazione dell’oro tramite il mercurio è un processo<br />
	relativamente economico, semplice e veloce. Il minerale contenente oro viene frantumato in un materiale di consistenza simile alla sabbia e il mercurio viene poi mescolato ad esso, di solito con le mani e in molti casi anche con i piedi. L’amalgama che ne risulta viene poi separato dagli scarti e il<br />
	mercurio viene bruciato al fine di ottenere l’oro che avrà una purezza del 75-80% circa. </p>
<p>
	<img decoding="async" width=468 height=351 id="Picture 11" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image002.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 2. Utilizzo di mercurio per estrarre oro dal minerale.2
</p>
<p>
	<img decoding="async" width=467 height=351 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image003.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 3. Amalgama di mercurio e oro2.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=471 height=353 id="Picture 10" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image004.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 4. Il mercurio viene bruciato3.</p>
<p>Purtroppo il mercurio è anche altamente tossico, e non solo il mercurio liquido. Anche i fumi derivanti dalla combustione del mercurio sono molto tossici. Un’esposizione massiccia e prolungata causa danni irreversibili al corpo umano. L&#8217;avvelenamento da mercurio danneggia il cervello, il cuore, i polmoni,<br />
	i reni e il sistema immunitario. Ciò determina malformazioni alla nascita per molti bambini nati da madri che hanno subito un avvelenamento da mercurio, bambini con ritardi nell’apprendimento e con livelli di intelligenza inferiori alla norma. La contaminazione da mercurio si ripercuote anche sull’ecosistema<br />
	circostante: acqua, piante, pesci e animali vengono tutti colpiti. A causa del fenomeno del bioaccumulo, il mercurio penetra tutta la catena alimentare e tende ad accumularsi e aumentare la sua concentrazione in alcune specie vegetali e animali.4 Questo è uno dei motivi principali per cui sarebbe bene<br />
	acquistare oro e argento ASM certificati, proprio per garantire che il mercurio non sia stato utilizzato nel processo di estrazione dell&#8217;oro.</p>
<h2>Criteri per la certificazione delle miniere.</h2>
<p>Affinché una miniera possa ottenere la certificazione Fairmined o Fairtrade, devono essere soddisfatti alcuni criteri (1,5,6): </p>
<p>Le miniere sono tenute a partecipare allo sviluppo sociale delle loro comunità,</p>
<p>e devono perciò eliminare il lavoro minorile dalla loro organizzazione. Nessun soggetto con età inferiore ai 15 anni può essere assunto a lavorare nell’organizzazione mineraria e i minori di 18 anni devono lavorare in condizioni non pericolose.</p>
<p>Deve essere implementata una procedura di formazione in materia di salute e sicurezza per tutti i dipendenti e devono essere rispettati gli standard minimi di salute e sicurezza. L’uso obbligatorio di attrezzature per la protezione dell’individuo deve essere sempre rispettato e applicato, e le condizioni<br />
	di lavoro devono essere costantemente migliorate.</p>
<p>Le miniere devono riconoscere e rispettare il diritto dei lavoratori a formare o aderire a sindacati e negoziare collettivamente le loro condizioni di lavoro, cioè la libertà di associazione e di contrattazione collettiva. </p>
<p>L’uso responsabile di prodotti chimici è obbligatorio. Se viene utilizzato del mercurio nel processo di estrazione deve essere controllato e si devono concordare piani e scadenze per eliminarne del tutto l&#8217;uso. Qualora venga utilizzato il trattamento con il cianuro, è essenziale che venga maneggiato<br />
	in modo responsabile. Le sostanze chimiche devono essere ridotte al minimo e, ove possibile, eliminate entro un periodo di tempo concordato. </p>
<p>Qualunque sovrapprezzo pagato nell’ambito dei sistemi di certificazione Fairmined e Fairtrade deve essere gestito in modo responsabile.</p>
<h2>Perché i metalli Fairmined e Fairtrade costano così tanto?</h2>
<p>La sezione precedente descrive le regole base che le organizzazioni minerarie devono accettare e implementare al fine di conformarsi agli standard e ed essere idonee ad applicare il sovrapprezzo. Dal punto di vista del gioielliere, alcune delle domande più frequenti quando si cerca di acquistare oro<br />
	e argento artigianali di provenienza responsabile sono: perché costa così tanto? Dove vanno a finire questi soldi aggiuntivi? E per cosa vengono utilizzati? Sono tutte domande corrette perché l’oro e l’argento con certificazione ASM sono costosi e il gioielliere paga un prezzo superiore a quello di<br />
	mercato per i materiali che acquista.</p>
<p>Normalmente l’oro e l’argento acquistati dai fornitori di materiali per gioielleria sono già presenti nel paese. Basta chiamare il proprio fornitore di lingotti o il proprio raffinatore per acquistarli. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non si trovi in Perù, Colombia, Bolivia, Mongolia o in alcuni<br />
	paesi africani, i metalli Fairmined e Fairtrade non sono presenti nel paese e devono essere esportati dalla miniera e poi importati nel paese in cui svolgete la vostra attività.</p>
<p>Sia Fairmined che Fairtrade utilizzano lo stesso sistema di base. Una percentuale fissa del prezzo di mercato dell’oro o dell’argento viene concordata tra la miniera e l’azienda che acquista i metalli, garantendo così alla miniera un prezzo equo per il suo prodotto. Le procedure di acquisto Fairmined<br />
	e Fairtrade regolano questo aspetto per evitare che le miniere vengano sfruttate. Oltre a tale percentuale concordata rispetto al prezzo di mercato dell’oro o dell’argento, l’acquirente paga direttamente alla miniera anche un prezzo per ogni grammo di metallo pregiato acquistato. Tutte le commissioni<br />
	sono pagate prima della spedizione dei metalli dalla miniera. Inoltre ci sono costi di trasporto, assicurazione e logistica necessari per trasportare i metalli dalla miniera all’aeroporto, passando per la dogana, su un aereo diretto nel paese di destinazione, passando per un’altra dogana, e infine dall’aeroporto<br />
	di arrivo al vostro stabilimento. </p>
<p>Tutto questo può sembrare un po’ complesso, ma così facendo, i minatori ottengono un equo valore di mercato per i metalli venduti e il pagamento del sovrapprezzo direttamente alla miniera, sovrapprezzo che viene poi speso sia per i miglioramenti della miniera che della comunità. Tale somma aggiuntiva<br />
	viene normalmente, ma non esclusivamente, depositata presso una banca e quando raggiunge un certo importo, o dopo che è trascorso un certo periodo di tempo, i gestori che si occupano della miniera o i proprietari della cooperativa decidono come spenderla. Di solito i gestori sono responsabili nelle<br />
	loro scelte, che vengono monitorate, e ascoltano la comunità prima di decidere sul da farsi, ma le somme vengono comunque spese per il bene della miniera e della comunità. </p>
<p>Alcuni esempi di come vengono spesi tali somme aggiuntive sono le attrezzature per la sicurezza, gli interventi medici, i collegamenti alla rete elettrica o all’acqua corrente, o la costruzione di scuole e luoghi di culto. Nel caso di una delle miniere visitate dall’autore, i responsabili hanno deciso<br />
	che il denaro sarebbe stato meglio speso per l’energia elettrica, e perciò hanno cablato la cittadina. L’anno successivo stavano valutando l’opportunità di creare una rete idrica, poiché tutta l’acqua deve essere consegnata giornalmente con dei camion fino alla miniera. Ma, dopo essersi consultati,<br />
	hanno deciso di acquistare una torre per cellulari. Molti dei lavoratori della miniera non vivono stabilmente sul posto ma vi lavorano in base a turni della durata di tre settimane, quindi la comunicazione con la casa e la famiglia è importante per loro, ed è per questo che si è optato per una torre<br />
	dedicata ai cellulari.</p>
<p>Un’altra delle opere realizzate è stato un campo da calcio. Hanno costruito un altopiano con le rocce di scarto derivanti dalle attività di estrazione mineraria e poi ci hanno costruito il campo sopra (in realtà ne hanno due presso questa miniera, uno a circa 1.900 metri e un altro a 2.750 metri). Per<br />
	i minatori e la comunità in generale, si è trattato di soldi spesi molto bene. I lavoratori hanno ora un’attività sportiva che possono praticare sia per mantenersi in forma sia per divertirsi, e hanno persino creato una propria lega che coinvolge altre miniere, migliorando così le relazioni fra le diverse<br />
	comunità.
</p>
<p>
	<img decoding="async" width=282 height=432 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image005.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 5. La torre dei cellulari presso la miniera di Sotrami, in Perù.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=468 height=263 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image006.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 6. Campo da calcio presso la miniera di Sotrami, Perù.
</p>
<p>Questi sono solo due degli esempi relativi a ciò a cui il denaro Fairmined e Fairtrade ha contribuito per una comunità mineraria. Questo denaro produce effetti positivi contribuendo a migliorare il lavoro, l&#8217;ambiente sociale e la comunità. E tale aspetto riguarda tutte le miniere Fairmined e Fairtrade.
</p>
<p>Sia in Perù che in Colombia esistono due diversi tipi di attività mineraria ASM, cioè l’attività mineraria regolamentata e quella non regolamentata.
</p>
<h2>Attività mineraria regolamentata</h2>
<p>L’industria mineraria rappresenta solo una piccola percentuale del PIL in Colombia, ma per il Perù circa il 15% del PIL proviene dall’estrazione regolamentata. Non esistono cifre attendibili relative al numero di miniere “in nero” o “non regolamentate”. Il governo vuole che tutte le attività minerarie<br />
	siano legali e regolamentate per una serie di motivi. In primo luogo per incrementare la base imponibile e contribuire a far crescere l’economia. Le entrate derivanti dalla tassazione vengono utilizzate per molti progetti e servizi infrastrutturali come la costruzione di strade e l’edilizia in generale,<br />
	l’assistenza medica e l’istruzione, solo per citarne alcuni. Il governo intende inoltre implementare norme sanitarie e di sicurezza per salvaguardare i minatori e sradicare la criminalità e lo sfruttamento. Al fine di incoraggiare e incentivare i minatori a lavorare legalmente e in maniera regolamentata,<br />
	il governo offre alle miniere regolamentate un rimborso fiscale del 5% per ogni chilo d&#8217;oro esportato.</p>
<h2>Attività mineraria non regolamentata</h2>
<p>Le miniere non regolamentate sono esattamente come descritte e vengono considerate illegali. Non ci sono regole e i minatori spesso lavorano per pochi soldi in pessime condizioni. I minatori non regolamentati possono morire a causa delle loro condizioni di lavoro, della scarsa salute e sicurezza, dell&#8217;uso<br />
	di mercurio e di altre sostanze chimiche. Vengono inoltre sfruttati in vari modi dai criminali e purtroppo per molti di loro non c’è via d’uscita da questa situazione. </p>
<p>Le miniere non regolamentate sono normalmente ubicate in aree remote e difficili da raggiungere. Quelle osservate dall’autore in Perù erano spesso ad alta quota in zone montuose, prive di collegamenti o sentieri, e a decine di chilometri dalle strade asfaltate più vicine. Tutto ciò che serve per l’attività<br />
	estrattiva deve essere portato fino alla miniera a dorso d’asino o a mano. Provviste come cibo e acqua, utensili e attrezzature, legname per puntellare le gallerie al fine di renderle sicure, mercurio per la lavorazione del minerale, tutti questi rifornimenti devono essere trasportati nelle aree remote<br />
	dove sono collocate le miniere. Il tasso di mortalità dei minatori è relativamente alto. Le gallerie spesso non vengono puntellate perché è prima necessario portare il legname alla zona generale e poi su per la montagna, perciò spesso i minatori evitano di farlo e il peggio accade producendo un collasso<br />
	delle gallerie. Anche i problemi di avvelenamento da mercurio sono frequenti. Negli ultimi anni, su richiesta del governo peruviano, il dottore responsabile del centro medico di Sotrami ha analizzato campioni di sangue dei minatori non regolamentati e ha riscontrato livelli di mercurio superiori ai<br />
	limiti legali di sicurezza. Di conseguenza, i proprietari delle miniere non regolamentate non hanno permesso di effettuare ulteriori test per timore di subire una chiusura forzosa. I minatori non regolamentati hanno bisogno di lavoro e perciò, come detto in precedenza, sono intrappolati in questa situazione.
</p>
<h2>Miniere di Macdesa e Sotrami, Perù.</h2>
<p>Le miniere di Macdesa e Sotrami si trovano rispettivamente nelle province di Chaparra e Lucanas in Perù, a circa 600 km a sud di Lima e all&#8217;incirca tra Nazca e Arequipa. Entrambe queste province si trovano nel deserto di Atacama, che è il luogo più secco della Terra. Si tratta di una regione prevalentemente<br />
	montuosa e desertica, dove la polvere ha la stessa finezza del cemento. E’ un ambiente molto difficile in cui vivere e lavorare.  </p>
<p>La miniera di Macdesa è nata da un semplice buco nel terreno come tutte le altre miniere della regione. Molte di queste miniere furono abbandonate dopo l&#8217;indipendenza del Perù dalla Spagna nel 1821. Quando la gente ha iniziato a riprendere le attività minerarie, fatto questo relativamente recente, l’area<br />
	è divenuta un vero e proprio far west, con gruppi minerari rivali che si combattevano fra loro. I minatori si guadagnavano a malapena da vivere, la sicurezza era inesistente e la vita era molto dura. Di conseguenza a Macdesa, circa 350 minatori concordarono che l’unico modo per migliorare la situazione<br />
	era quello di collaborare e formare una comunità.</p>
<p>Macdesa si trova a circa 1.500 metri di altitudine e all’inizio i minatori usavano attrezzi da lavoro e carriole per trasportare il minerale dalla miniera. Riempivano sacchi di minerale da circa 60 kg nella miniera e li caricavano poi sugli asini. Una volta che gli animali erano carichi, camminavano<br />
	per 50 chilometri giù per la montagna fino allo stabilimento di lavorazione vicino alla costa e all&#8217;autostrada principale. Tuttavia i minatori venivano sfruttati e ricevevano solo l’80% circa del valore di mercato del metallo. Come se questo non bastasse, le bilance e i campioni venivano truccati e<br />
	il minerale veniva lavorato in modo errato. Di conseguenza, solo raramente i minatori ricevevano un valore superiore al 50% dell&#8217;oro estratto.</p>
<p>Perciò, al fine di migliorare i rendimenti e i pagamenti, i minatori hanno iniziato a lavorare il minerale a mano con il mercurio, ma non avevano idea di quello che stavano facendo. Così hanno deciso di investire nelle loro tecnologie e di assumere persone che conoscevano queste tecniche. Anche nel caso<br />
	di Sotrami la situazione era analoga. I 350 “soci” &#8211; i fondatori &#8211; ricavavano appena il necessario per vivere. Il resto del denaro ricevuto per l’oro veniva reinvestito per risolvere problemi e migliorare i loro processi e i loro rendimenti. Altri interventi effettuati comprendevano:</p>
<p>Acquisto di adeguate attrezzature per la trivellazione.</p>
<p>Realizzazione di strade in pietra e sterrate per far salire e scendere i camion dall’impianto di lavorazione alla miniera.</p>
<p>Miglioramento degli alloggi per i minatori e le loro famiglie.
</p>
<p>Investimento in attrezzature per la sicurezza e implementazione di un programma di formazione per tutti i lavoratori.</p>
<p>Miglioramento delle condizioni di lavoro presso la miniera. Pompaggio di aria all’interno delle miniere al fine di prevenire problemi polmonari. Puntellamento delle pareti e dei soffitti in modo da rendere sicuri i tunnel. Installazione di binari ferroviari per consentire ai minatori di spostare facilmente<br />
	il minerale dalla miniera all’interno dei tunnel.</p>
<p>Avvio di test sul minerale direttamente in loco. In questo modo hanno potuto sapere esattamente quale fosse la purezza del minerale estratto e quindi quali rendimenti attendersi.</p>
<p>Hanno inoltre sviluppato processi di trattamento del minerale senza l’uso del mercurio.</p>
<p>Hanno acquistato una macchina alesatrice, che permette loro di testare le perforazioni effettuate e vedere in che direzione si estende la vena, riducendo notevolmente la quantità di scavi necessaria e aumentando la resa di minerale recuperato rispetto a quello estratto.</p>
<p>La storia della miniera Sotrami è simile. I fondatori hanno creato la miniera trent&#8217;anni fa e il villaggio di Santa Filomena è cresciuto intorno alla miniera a circa 2.750 metri di altitudine. La popolazione di Santa Filomena è di circa 2.000 persone, di cui 700 lavorano direttamente per la miniera,<br />
	mentre la restante popolazione è impiegata in occupazioni volte a sostenere la produzione della miniera. Come a Macdesa, tutti i profitti vengono reinvestiti nella miniera e nella comunità. I lavoratori sono tenuti a prestare servizio per 20 giorni ed hanno diritto a 10 giorni di ferie non retribuite,<br />
	di solito con turni di undici ore. Molti minatori vivono lontano dalla miniera e nel corso dei 10 giorni di riposo tornano a casa per vedere la famiglia, anche se alcuni hanno portato lì le loro famiglie, soprattutto se entrambi i genitori lavorano in miniera.</p>
<p>Molto spesso, i governi locali e nazionali vedono l’industria mineraria come un’industria in crescita. Grazie al sindaco della città locale di Challa, che ha coinvolto anche il governo centrale, sono stati posati 40 km di strada asfaltata che collega la miniera alla principale autostrada della costa<br />
	pacifica, dimezzando così i tempi di percorrenza fino alla miniera. Gli abitanti delle zone ad altitudini meno elevate hanno approfittato della strada e hanno iniziato a coltivare, perché grazie alla strada possono coltivare i loro prodotti e trasportarli facilmente fino al mercato senza danneggiarli<br />
	durante il tragitto. In molti casi, quando le attività di estrazione mineraria hanno successo, sono in grado di generare indirettamente opportunità anche per altri. La strada è importante anche per altri motivi, uno dei quali è che a Sotrami non c’è acqua corrente. Tutta l’acqua di cui hanno bisogno<br />
	viene trasportata in montagna tre volte al giorno con tre autocarri. </p>
<p>In genere, nulla va sprecato. La roccia di scarto invece di essere buttata, viene utilizzata per apportare migliorie. La roccia di scarto viene utilizzata al fine di creare aree pianeggianti edificabili in modo da espandere le strutture intorno alla miniera e gli edifici del villaggio. </p>
<p>
	<img decoding="async" width=468 height=263 id="Picture 7" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image007.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 7. Rocce di scarto utilizzate per creare uno spazio edificabile pianeggiante a Sotrami, in Perù.</p>
<p>Macdesa ha tre gallerie all’interno della miniera, mentre Sotrami ne ha solo una e tutti i minatori devono entrare ed uscire dalla miniera attraverso questo ingresso e da questo pozzo. La miniera è profonda 630 metri, è composta da 13 livelli, e ci vogliono 35 minuti per scendere e 45 minuti per risalire<br />
	dopo aver terminato il proprio turno di lavoro.</p>
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<p class=MsoSubtitle>Figura 8. L’entrata della miniera di Sotrami, in Perù.</p>
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	<img decoding="async" width=285 height=507 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image009.jpg">
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<p class=MsoSubtitle>Figura 9. Il pozzo di ingresso di Sotrami, in Perù.</p>
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	<img decoding="async" width=285 height=507 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image010.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 10. Una delle gallerie di Sotrami, in Perù</p>
<p>All’interno della miniera, il legname viene utilizzato per puntellare la volta, ma generalmente l’illuminazione è presente solo nel luogo in cui si scava e, per sicurezza, lungo le rotaie destinate al trasporto del minerale estratto. Sebbene tutto il legname debba essere trasportato dalla costa perché<br />
	non ci sono alberi nelle vicinanze delle miniere, l’aspetto positivo è che il clima è così secco che non ci sono microbi in grado di intaccare il legno e i fenomeni di putrefazione non rappresentano in genere un problema.
</p>
<p>Le attrezzature di sicurezza devono essere indossate da tutti quando si è in profondità nelle miniere, in particolare elmetti e soprattutto i respiratori, perché l’unica costante è la polvere. Le particelle di polvere possono causare seri problemi polmonari se i minatori non sono protetti. Si tratta<br />
	di una situazione molto differente rispetto alle miniere della Colombia, che si trovano in un ambiente completamente diverso. </p>
<h2>Lavorazione del minerale: la roccia dura.</h2>
<p>Per quanto riguarda la lavorazione del minerale, entrambe le miniere utilizzano processi simili. Entrambe le comunità in origine utilizzavano il mercurio, ma ne hanno poi compreso la tossicità per se stessi e per l’ambiente, ed hanno così optato per l’utilizzo del cianuro, molto più rispettoso dell&#8217;ambiente.</p>
<p>
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</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 11. Grande cilindro a rotazione. </p>
<p>Il minerale viene prima frantumato e poi lavorato fino a raggiungere la consistenza della sabbia in un grande cilindro a rotazione. L’acqua viene introdotta per facilitare il processo di frantumazione e per formare un impasto, che esce dal cilindro attraverso un filtro, facendo in modo che le particelle<br />
	siano sufficientemente piccole per la lavorazione downstream. Una volta filtrato, il liquame viene pompato in vasche di trattamento contenenti cianuro. L’oro presente viene portato a galla nella soluzione di cianuro e viene poi pompato in vasche di reazione contenenti particelle di carbone attivo. Le<br />
	particelle di carbone attivo hanno all’incirca le dimensioni di un chicco di riso e attirano l’oro, catturandolo quando si trova in sospensione. Normalmente vengono utilizzati tre serbatoi in sequenza al fine di massimizzare il recupero dell’oro; tale procedura raccoglie complessivamente il 96% dell’oro<br />
	che viene immesso sotto forma di minerale frantumato. </p>
<p>A questo punto, la soluzione di cianuro usata viene smaltita nelle vasche per la raccolta del cianuro di scarto. Tutta questa procedura può sembrare pericolosa, ma è in realtà sicura per l’ambiente e non deve essere confusa con il processo di lisciviazione del cianuro, in cui la sostanza chimica viene<br />
	esposta al minerale senza alcun trattamento ed entra in contatto diretto con l’ecosistema senza nessun vincolo o contenimento, oppure con protezioni insufficienti. Le vasche per il cianuro di scarto sono dotate di membrane molto resistenti e i liquidi di scarto vengono trattati chimicamente in modo<br />
	che quando sono esposti alla luce ultravioletta si convertono in carbonati, così da eliminare le sostanze tossiche dalle vasche. Una volta riempite, le vasche vengono coperte e poi interrate o utilizzate per costruzioni.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=472 height=265 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image012.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 12. Il filtro per i liquami.</p>
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	<img decoding="async" width=473 height=266 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image013.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 13. Vasche con carbone attivo.</p>
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	<img decoding="async" width=470 height=264 id="Picture 2" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image014.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 14. Vasca per il cianuro di scarto. La fotografia è stata scattata da una precedente vasca che è stata riempita, coperta e interrata.
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	<img decoding="async" height=499 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image015.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 15. Rete di elettrodi in acciaio all’interno della vasca per la placcatura. </p>
<p>La parte successiva del processo consiste nel filtrare le particelle di carbonio cariche d’oro dalle vasche, trasferirle in una cella elettrolitica e poi continuare con la placcatura dell’oro su una rete d’acciaio. Una volta che questa fase del processo è stata completata, la parte finale consiste nel<br />
	collocare la rete d’acciaio carica d’oro in un forno, in modo tale che l’oro si fonda e venga trasformato in lingotti di oro grezzo. La purezza dell’oro è a quel punto nell’ordine dell’80% e il prodotto può essere ulteriormente lavorato o venduto sul mercato come oro grezzo.</p>
<h2>Come vengono spese le somme aggiuntive.</h2>
<p>Come detto in precedenza, le somme aggiuntive sono state spese per vari progetti: reti elettriche, acqua corrente, torri per cellulari e campi da calcio. Se ai minatori viene chiesto perché fanno quello che fanno e perché sono felici di ottenere la certificazione Fairmined and Fairtrade, avranno molte<br />
	ragioni da addurre. Tra queste la salvaguardia ambientale, le migliori condizioni di lavoro, la prosperità, ma tutti concordano sul fatto che una delle ragioni principali sono i loro figli. Si tratta di imprese relativamente recenti e i minatori vogliono che i loro figli abbiano una vita e delle opportunità<br />
	migliori di quelle che hanno avuto loro. Questi minatori non avevano praticamente nulla, hanno creato imprese e fondato delle comunità, e stanno cominciando a vivere meglio.</p>
<p>Un ottimo esempio in questo senso sono le loro scuole. A Macdesa i soldi sono stati spesi per la scuola materna e la scuola elementare, che sono edifici in muratura permanenti, recintati, puliti, sicuri e dotati di computer. Ai bambini viene insegnato l’uso del computer e di internet in tenera età, e<br />
	nel doposcuola anche agli adulti viene insegnata l’informatica, e quindi è evidente che i soldi sono stati ben spesi. </p>
<p>
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<p class=MsoSubtitle>Figura 16. La scuola elementare di Macdesa.</p>
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</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 17. Computer acquistati grazie alle somme aggiuntive Fairmined e Fairtrade.</p>
<p>I minatori di Sotrami hanno utilizzato i soldi aggiuntivi in modo simile. Sotrami vanta un ottimo centro medico e tale centro è molto importante non solo per la miniera, ma anche per l&#8217;intera comunità circostante. La miniera finanzia questi progetti grazie alle somme aggiuntive pagate per il minerale,<br />
	ma permette a chiunque ne abbia bisogno di usufruirne, indipendentemente dal fatto che lavorino presso la miniera o meno. Viene visto come un dovere nei confronti della comunità. Il centro medico è ben attrezzato e ha un dottore presente sul posto in maniera permanente. Il prossimo oggetto che desiderano<br />
	è un’apparecchiatura a raggi X. Immaginate di dover percorrere 70 km giù per una montagna lungo strade sterrate per effettuare delle radiografie a causa di una frattura. </p>
<p>Le miniere peruviane discusse finora rappresentano delle storie di successo, e lo stesso si può dire per le miniere colombiane.</p>
<h2>Le miniere di Iquira, Coodmilla e Gualconda in Colombia.</h2>
<p>Le miniere d’oro in Colombia che tratteremo in questa sede sono più piccole delle miniere peruviane. La miniera di Iquira si trova nel distretto di Huila, mentre le miniere di Coodmilla e Gualconda si trovano nel distretto di Narino, entrambe aree molto rigogliose e a quote elevate. Come nel caso delle<br />
	miniere peruviane, le miniere di Narino sono ubicate in aree remote e a circa quattro ore di macchina lungo strade sterrate dalla più vicina autostrada.
</p>
<p>In Colombia esistono molti degli stessi problemi relativi alle attività minerarie regolamentate e non regolamentate, come è stato notato per il Perù, e fino a poco tempo fa molte zone della Colombia erano pericolose e di fatto inaccessibili agli stranieri. Tuttora sono molte le attività minerarie illegali<br />
	che il governo colombiano vorrebbe regolamentare, ma al momento l’implementazione di tali regole si è rivelata un problema. Dire semplicemente ai minatori che non hanno più diritto ad estrarre il minerale senza fornire loro alcuna alternativa, non funziona. La maggior parte delle comunità non ha un’alternativa<br />
	e quindi torna a lavorare nelle miniere illegali per sopravvivere. La Colombia ha vietato per legge l’uso del mercurio, ma è difficile applicare tali norme per vari motivi. Il governo colombiano ha recentemente modificato le norme relative alle banche in funzione anticorruzione e antiterrorismo. Una<br />
	conseguenza di ciò è che diverse organizzazioni minerarie hanno perso la capacità di esportare il loro oro, anche se Fairmined sta collaborando con le miniere e il governo per cambiare questa situazione. </p>
<p>La cooperativa di Iquira si trova a sud-ovest di Bogotà, nella regione di Huila in Colombia. Questa regione è famosa per il caffè e infatti alcuni dei minatori di Iquira coltivano anche il caffè. Le miniere si trovavano sulle loro terre, e i contadini sapevano bene che l’oro era lì, ma non hanno iniziato<br />
	ad estrarre il minerale fino al 2004, quando si sono organizzati in una cooperativa di 11 azionisti. Già nel 2010 i soci della cooperativa erano diventati 35, di cui 8 donne, e la cooperativa possiede 11 miniere legalmente registrate. Inizialmente vendevano il loro oro in modo informale al mercato locale,<br />
	ma la certificazione Fairmined ha dato loro la possibilità di esportare. </p>
<p>
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</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 18. Narino, Colombia7.</p>
<p>Ogni miniera rappresenta un’attività separata, ma tutte lavorano come una cooperativa a fini bancari, di vendita e di esportazione, ottenendo così prezzi migliori e costi ridotti. Si tratta di miniere relativamente piccole che scendono in profondità per circa 500 metri nella montagna su uno, due o tre<br />
	livelli. Circa il 20% dell’occupazione a Iquira è attribuibile alla cooperativa e tutti i lavoratori provengono dalla regione.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=469 height=264 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image019.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 19. L’entrata di una miniera a Iquira in Colombia.</p>
<p>Le miniere colombiane sono inoltre molto diverse da quelle del Perù per quanto riguarda le condizioni ambientali. Mentre le miniere peruviane sono molto secche e polverose a causa dell’aridità della regione, le miniere colombiane sono molto umide. L’acqua scorre attraverso la roccia porosa e lungo uno<br />
	strato di quarzo contenente oro che è impermeabile, e di conseguenza l’acqua arriva fino alla miniera. I minatori raccontano che ricercano proprio quest’acqua, perché dove c’è acqua, c’è oro.</p>
<p>Tutte le miniere dispongono di sistemi di sicurezza, necessari per essere idonei a ottenere la certificazione e le somme aggiuntive. Ogni miniera è dotata di un sistema di rilevamento del gas e di un sistema di allarme per proteggere i lavoratori, oltre ad aree di sicurezza utilizzate in caso di fughe<br />
	di gas o crolli. Tutte le miniere e gli impianti di lavorazione sono dotati di kit di pronto soccorso e tutti i lavoratori dispongono delle necessarie attrezzature per la protezione individuale. Alcune miniere della cooperativa impiegano donne per maneggiare gli esplosivi ed effettuare le esplosioni,<br />
	ma anche per lavorare direttamente nella miniera. </p>
<p>
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</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 20. Un’area di sicurezza presso la miniera di XXXX</p>
<p>
	<img decoding="async" width=472 height=314 id="Picture 22" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image021.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 21. Minatori in Colombia1.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=280 height=498 id="Content Placeholder 8" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image022.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 22. Sacchi di minerale in attesa di essere trasportati all&#8217;impianto di lavorazione.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=471 height=265 id="Content Placeholder 7" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image023.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 23. Sacchi di minerale nel laboratorio destinato alla frantumazione presso Iquira, in Colombia.</p>
<p>Una volta estratto e insaccato, il minerale viene trasportato all’impianto di lavorazione. Ogni sacco contiene circa 50 kg di minerale che viene lavorato in modo simile a quello utilizzato nelle miniere peruviane, tranne che su scala più piccola. A causa della natura dei depositi, dopo la frantumazione,<br />
	viene utilizzato un tavolo di flottazione per separare l’oro dalle particelle contenenti oro. Non utilizzano il carbone attivo ma vasche di decantazione e lasciano che le soluzioni ricche d’oro si separino per gravità prima di essere ulteriormente trasformate in lingotti di oro grezzo. Nelle miniere<br />
	di Coodmilla e Gualconda, nel distretto di Narino, si usa un processo molto simile: la frantumazione seguita da un tavolo di flottazione e da un trattamento al cianuro. </p>
<p>
	<img decoding="async" width=472 height=266 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image024.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 24. Il tavolo di flottazione di Gualconda, in Colombia.
</p>
<p>
	<img decoding="async" width=470 height=264 src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image025.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 25. L’oro separato dagli scarti dopo il trattamento nella vasca di decantazione.</p>
<p>La cooperativa di Coodmilla, un’organizzazione senza scopo di lucro, è attiva da quarant’anni e possiede quattro miniere, due delle quali hanno ottenuto la certificazione Fairmined. Le loro licenze comprendono cento ettari di terra, ma attualmente ne lavorano circa tre ettari. Purtroppo sia Coodmilla<br />
	che Gualconda non hanno alcuna certificazione al momento, ma non a causa delle procedure di estrazione del minerale. Hanno difficoltà a soddisfare i nuovi requisiti bancari descritti sopra. Fairmined sta collaborando con loro e con il governo colombiano per risolvere la questione.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=471 height=265 id="Picture 13" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image026.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 26. Una vena di quarzo contenente oro.</p>
<p>
	<img decoding="async" width=473 height=266 id="Content Placeholder 3" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image027.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 27. La miniera di Gualconda a Narino, in Colombia.</p>
<p>Entrambe le miniere si trovano in aree remote. Gualconda è stata costruita nella giungla sfruttando il pendio naturale della collina per i processi di lavorazione. Almeno nel caso di Gualconda, il percorso di crescita si è rivelato fino ad oggi complesso. Nel 1974 l’estrazione avveniva completamente<br />
	a mano tramite attrezzi da lavoro e mercurio, ed erano necessari 466 grammi di mercurio per lavorare una tonnellata di minerale. Una volta utilizzato, questo mercurio di scarto veniva gettato direttamente nel fiume e quindi nell&#8217;ecosistema. La miniera ha fatto grandi progressi per quanto concerne la<br />
	bonifica dei siti contaminati da mercurio, ma vi sono ancora tracce del mercurio utilizzato per il processo di lavorazione che devono essere bonificate.
</p>
<p>
	<img decoding="async" width=470 height=265 id="Picture 12" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image028.jpg">
</p>
<p class=MsoSubtitle>Figura 28. Il sito contaminato dal mercurio presso Gualconda.
</p>
<p>Tra il 2001 e il 2006 la miniera è stata chiusa a causa del conflitto armato che ha coinvolto forze paramilitari e i coltivatori di coca. Per questo circa un centinaio di famiglie sono state sfollate ed hanno abbandonato la zona per andare ad abitare nella vicina città, ma i minatori affermano che la<br />
	vita in città non era fatta per loro. Nel 2006 hanno costituito la loro cooperativa, ma la loro politica ASM era appena agli inizi e molto carente per quanto riguarda la lavorazione del minerale e la tutela dell&#8217;ambiente. Tra il 2009 e il 2013 non avevano ancora a disposizione l’energia elettrica per<br />
	le attrezzature, e per questo hanno costruito un mulino ad acqua utilizzando parti provenienti da un deposito di rottami. In quel periodo utilizzavano ancora il mercurio, ma avevano compreso che, per diventare produttori ASM responsabili, era necessario eliminare gradualmente l&#8217;uso del mercurio. Inizialmente<br />
	la loro politica consisteva nel riutilizzare il mercurio invece di gettarlo semplicemente nel fiume, evitando i danni ambientali e riducendo la quantità necessaria per trasformare una tonnellata di minerale dai precedenti 466 grammi a 25 grammi. Nel 2015 hanno finalmente ottenuto l’energia elettrica<br />
	fino alla miniera e questo ha permesso loro di riprogettare l’impianto di lavorazione, eliminando completamente il mercurio e adottando il processo a base di cianuro che utilizzano oggi, più ecologico e sicuro. Questo ha permesso loro di aumentare del 20% l’efficienza, ma ha anche prodotto un incremento<br />
	dei costi &#8211; il cianuro è più costoso del mercurio quando viene utilizzato per la lavorazione di minerali contenenti oro. Tuttavia l’aumento dell’efficienza e la consapevolezza che con la certificazione Fairmined avrebbero ottenuto prezzi migliori per il loro oro, oltre ad un sovrapprezzo, hanno reso<br />
	questo processo la scelta privilegiata per aiutarli a diventare produttori ASM responsabili. Dopo tre anni tale processo si è finalmente realizzato.</p>
<p>L’obiettivo dei minatori non è quello di fermarsi, ma di migliorare continuamente, e ciò include anche la bonifica dell’area della miniera rimanente in cui il mercurio è stato utilizzato per la lavorazione. Questa miniera è ora considerata un modello per l’estrazione ASM responsabile e ogni due settimane<br />
	si organizzano visite guidate per vedere cosa è stato realizzato e in che modo è stato possibile realizzarlo. Tutto questo sullo sfondo di una Colombia che continua a presentare molti conflitti sociali ed un elevato grado di corruzione: violenza e traffico di droga sono ancora prevalenti in queste zone.<br />
	Anche oggi molte licenze minerarie vengono assegnate a grandi miniere, ma le miniere indipendenti più piccole spesso vengono ignorate.
</p>
<h2>Perché utilizzare oro ASM estratto in maniera responsabile?</h2>
<p>Ci sono molte ragioni per acquistare oro ASM estratto in maniera responsabile e con certificazione ASM. Può essere un buon modo per attirare più clienti nel proprio negozio e quindi può rappresentare un fattore positivo per ogni attività. Se la vostra base clienti è composta da persone anziane, l’introduzione<br />
	di una linea di prodotti che utilizza l’oro ASM può rivelarsi molto interessante sia per i giovani consumatori che acquistano gioielli, sia per i clienti che non hanno ancora considerato l’acquisto di gioielli in oro, poiché acquistare qualcosa che fa la differenza nel mondo risulta interessante ai<br />
	loro occhi. Ci sono gioiellieri che hanno deciso di convertirsi completamente all’oro Fairtrade e Fairmined, o almeno il più possibile, anche se non è indispensabile apportare modifiche così drastiche. Qualunque cambiamento può aiutare e non c’è assolutamente nessun obbligo, non è necessaria la conversione<br />
	totale di ogni prodotto d’oro che si vende. Molti gioiellieri che optano per l’oro ASM iniziano con una linea o una collezione, e, se hanno successo o se l’idea si rivela adatta alla propria clientela, espandono la loro offerta. Si tratta di un prodotto con alle spalle una storia: da dove proviene l’oro,<br />
	a cosa serve il sovrapprezzo pagato. Acquistare questi prodotti significa ripagare le comunità dei paesi in via di sviluppo per migliorare la loro qualità di vita. Anche solo questo aspetto basta spesso ai clienti per acquistare gioielli realizzati con l&#8217;oro ASM. </p>
<h2>Come è possibile acquistare l’oro ASM?</h2>
<p>Il modo migliore per acquistare l’oro ASM è quello di contattare Fairtrade o Fairmined (ARM) tramite i rispettivi siti web, e in questo modo otterrete un elenco di fornitori e gioiellieri registrati e certificati dalle stesse organizzazioni. Entrambe le organizzazioni hanno sistemi simili: se si desidera<br />
	usare il nome e il marchio Fairtrade o Fairmined, è necessario essere in possesso di regolare licenza. A seconda del proprio volume d’affari, può essere necessario versare un contributo per ottenere la licenza, sottoporsi ad una revisione contabile e pagare una commissione all’organizzazione per ogni<br />
	grammo d’oro venduto. Se non si desidera utilizzare il nome o il marchio, è comunque possibile acquistare l’oro – non ci sono restrizioni sull’acquisto. In questo caso potrete comunque chiamarlo oro proveniente da miniere artigianali, ma non potrete chiamarlo Fairmined o Fairtrade. </p>
<p>L’obiettivo di ogni azienda consiste nel generare profitti. Tuttavia quest’oro è relativamente costoso e quindi per mantenerlo il più attraente possibile per il consumatore, si consiglia di non aggiungere al prezzo di vendita dei prodotti Fairmined e Fairtrade il sovrapprezzo che è stato pagato alla<br />
	miniera. Per mantenere il costo di ogni pezzo il più basso possibile, chiedete al fornitore di comunicarvi il costo dell’oro acquistato come se non avesse la certificazione Fairtrade o Fairmined. Tale prezzo può essere utilizzato per calcolare il ricarico e quindi il costo del sovrapprezzo aggiunto<br />
	alla fine. Più oro Fairmined e Fairtrade si vende, più grande sarà il contributo offerto per migliorare la vita dei minatori e delle comunità minerarie.
</p>
<h2>Conclusioni.</h2>
<p>La provenienza dell’oro da gioielleria rappresenta una scelta personale per il gioielliere. I fornitori di oro decidono come comportarsi &#8211; in maniera responsabile o meno &#8211; e di conseguenza i gioiellieri possono decidere dove e presso chi acquistare. La scelta c’è. I gioiellieri che vogliono partecipare<br />
	all’iniziativa di approvvigionamento responsabile possono farlo. Ci sono tre soluzioni principali tra cui scegliere:</p>
<p>Oro estratto in modo responsabile ma su scala industriale. Laddove vi sono controlli e revisioni, sarete in grado di capire da dove proviene l’oro e potrete informare di ciò i vostri clienti. </p>
<p>Oro prodotto al 100% da materiali riciclati al 100%. Questa fonte di approvvigionamento ha già pagato il suo prezzo in termini ambientali, e scegliendo questa opzione si ottiene, probabilmente l’oro in assoluto più rispettoso dell’ambiente, poiché si utilizza quanto è già stato estratto.</p>
<p>Oro estratto in modo responsabile da comunità ASM. Questa scelta aiuta direttamente le comunità minerarie dei paesi in via di sviluppo a migliorare le loro condizioni di lavoro, il loro ambiente e la loro vita in generale.
</p>
<p>Oppure si può scegliere di non partecipare affatto, è una scelta personale. Ma si tenga presente che</p>
<ul>
<li>un approccio responsabile può ripagare anche in termini economici.</li>
<li>Tutto l’oro è stato estratto da qualche parte.</li>
<li>L’obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di eliminare le attività di estrazione non responsabili dal nostro settore.</li>
<li>Devono esserci trasparenza e tracciabilità dalla miniera e/o dal riciclatore fino al rivenditore al dettaglio.</li>
<li>C’è ancora bisogno di una maggiore informazione sia all’interno del settore che tra i consumatori.</li>
</ul>
<p>Infine, si può dire che l’oro ASM sia diverso da tutto il resto dell’oro? La risposta, ovviamente, è no, non è in alcun modo differente. L’oro è oro, in qualunque modo lo si produca. Tuttavia, ciò che lo rende diverso è il luogo di provenienza, il modo in cui lo si ottiene, e il prezzo ambientale e sociale<br />
	che viene pagato per farlo arrivare fino a noi.</p>
<h2>Riferimenti</h2>
<p>
	<a href="http://www.fairmined.org">www.fairmined.org</a>
</p>
<p>Fotografie:<br />
	<a href="http://www.artisanalgold.org">www.artisanalgold.org</a>
</p>
<p>Fotografie: Marieke Heemskerk</p>
<p>en.wikipedia.org/Mercury_poisoning</p>
<p>
	<a href="http://www.fairtrade.org.uk">www.fairtrade.org.uk</a>
</p>
<p>
	<a href="http://www.responsiblemines.org">www.responsiblemines.org</a>
</p>
<p>Fotografie: Fairmined Family</p>
</div>
<p><span id="more-2419"></span><br />
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<h1>Oro artigianale estratto in maniera responsabile: una panoramica delle comunit\u00e0 minerarie peruviane e colombiane<\/h1>\n\n\n\n

<h2>Che cos\u2019\u00e8 l\u2019ASM (Artisanal and small-scale mining), cio\u00e8 l\u2019estrazione artigianale e su piccola scala?<\/h2>\n\n

<p>L\u2019attivit\u00e0 di estrazione artigianale e su piccola scala pu\u00f2 essere descritta come un\u2019estrazione a \u201cbassa intensit\u00e0\u201d, che riguarda tutti i tipi di estrazione, dai depositi alluvionali all\u2019estrazione in roccia dura1. Le stime variano, ma in generale si calcola che l\u2019ASM fornisca circa il 20% dell\u2019oro estratto\n\togni anno, impiegando circa l\u201980% della popolazione dedita all\u2019attivit\u00e0 mineraria. Le attivit\u00e0 tendono ad essere informali, con un ridottissimo utilizzo di tecnologie e ad alta intensit\u00e0 di lavoro. In molti casi i minatori utilizzano attrezzi manuali come martelli e scalpelli, mentre le attivit\u00e0 pi\u00f9\n\tavanzate si servono al massimo di piccole attrezzature da scavo come i retroescavatori e i dumper. Le comunit\u00e0 ASM tendono inoltre ad essere molto emarginate e hanno scarso accesso alle risorse, in particolare al sostegno statale o industriale. In molti casi la necessit\u00e0 di estrarre i metalli \u00e8 determinata\n\tdalla povert\u00e0 e le attivit\u00e0 minerarie sono spesso escluse dal normale circuito delle banche, tanto che molte di queste non hanno conti bancari o accesso al credito. Una triste conseguenza di tutto questo \u00e8 che molte sono costrette a diverse forme di attivit\u00e0 criminali. <\/p>\n\n

<p>L\u2019obiettivo di entrambe le organizzazioni Fairmined e Fairtrade consiste proprio nel migliorare tale situazione. Grazie all\u2019introduzione di norme in grado di garantire che tutto l\u2019oro e l\u2019argento prodotto nelle miniere artigianali e su piccola scala, certificate dall\u2019organizzazione pertinente, siano\n\testratti in modo responsabile, \u00e8 possibile migliorare la vita e le condizioni di lavoro dei minatori e delle comunit\u00e0 minerarie. Una volta che la miniera viene certificata, non solo \u00e8 garantito un prezzo equo per i metalli che essa vende, ma anche un sovrapprezzo che l'acquirente deve pagare direttamente\n\talla miniera per ogni grammo di oro e argento acquistato.<\/p>\n\n

<p>Va sottolineato che non viene estratto abbastanza oro ASM per soddisfare l\u2019intera domanda di oro, sia per la gioielleria che per l'elettronica o per usi medici. Lo scopo di un approvvigionamento responsabile non \u00e8 quello di soppiantare l'industria mineraria su scala industriale, ma di migliorare le condizioni\n\tdi vita e di lavoro dei minatori e delle comunit\u00e0 minerarie nei paesi in via di sviluppo. Molti clienti, in particolare quelli descritti come Generation X e Millennials, hanno abitudini di acquisto diverse e meno tradizionali. Tali clienti pretendono una storia, qualcosa a cui potersi relazionare, vogliono\n\tche i loro acquisti facciano la differenza dal punto di vista sociale e ambientale. Questo rende l\u2019approvvigionamento responsabile di oro e argento molto importante nell\u2019attuale mercato della gioielleria.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img id=\"Picture 30\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image001.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 1. Minatori della miniera di Sotrami, Per\u00f9.<\/p>\n\n\n\n

<p>La figura 1 mostra un marito e una moglie che lavorano nella miniera di Sotrami a Santa Filomena in Per\u00f9. Si tratta di una miniera di piccole dimensioni che impiega 700 lavoratori, 160 dei quali sono minatori che lavorano al fronte della miniera. Alcune miniere sono di propriet\u00e0 privata, altre, come\n\tquella di Sotrami, operano come cooperative, mentre altre sono gestite da operatori indipendenti o da singole famiglie. <\/p>\n\n\n\n

<h2>Utilizzo del mercurio.<\/h2>\n\n

<p>Fairmined e Fairtrade si occupano delle comunit\u00e0 minerarie nei paesi in via di sviluppo, nelle quali vi sono molti problemi collegati all\u2019estrazione artigianale e su piccola scala non regolamentata. Uno dei problemi pi\u00f9 gravi \u00e8 l\u2019utilizzo del mercurio. L\u2019estrazione dell\u2019oro tramite il mercurio \u00e8 un processo\n\trelativamente economico, semplice e veloce. Il minerale contenente oro viene frantumato in un materiale di consistenza simile alla sabbia e il mercurio viene poi mescolato ad esso, di solito con le mani e in molti casi anche con i piedi. L\u2019amalgama che ne risulta viene poi separato dagli scarti e il\n\tmercurio viene bruciato al fine di ottenere l\u2019oro che avr\u00e0 una purezza del 75-80% circa. <\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=468 height=351 id=\"Picture 11\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image002.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 2. Utilizzo di mercurio per estrarre oro dal minerale.2\n<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=467 height=351 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image003.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 3. Amalgama di mercurio e oro2.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=471 height=353 id=\"Picture 10\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image004.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 4. Il mercurio viene bruciato3.<\/p>\n\n\n\n

<p>Purtroppo il mercurio \u00e8 anche altamente tossico, e non solo il mercurio liquido. Anche i fumi derivanti dalla combustione del mercurio sono molto tossici. Un\u2019esposizione massiccia e prolungata causa danni irreversibili al corpo umano. L'avvelenamento da mercurio danneggia il cervello, il cuore, i polmoni,\n\ti reni e il sistema immunitario. Ci\u00f2 determina malformazioni alla nascita per molti bambini nati da madri che hanno subito un avvelenamento da mercurio, bambini con ritardi nell\u2019apprendimento e con livelli di intelligenza inferiori alla norma. La contaminazione da mercurio si ripercuote anche sull\u2019ecosistema\n\tcircostante: acqua, piante, pesci e animali vengono tutti colpiti. A causa del fenomeno del bioaccumulo, il mercurio penetra tutta la catena alimentare e tende ad accumularsi e aumentare la sua concentrazione in alcune specie vegetali e animali.4 Questo \u00e8 uno dei motivi principali per cui sarebbe bene\n\tacquistare oro e argento ASM certificati, proprio per garantire che il mercurio non sia stato utilizzato nel processo di estrazione dell'oro.<\/p>\n\n\n\n

<h2>Criteri per la certificazione delle miniere.<\/h2>\n\n

<p>Affinch\u00e9 una miniera possa ottenere la certificazione Fairmined o Fairtrade, devono essere soddisfatti alcuni criteri (1,5,6): <\/p>\n\n

<p>Le miniere sono tenute a partecipare allo sviluppo sociale delle loro comunit\u00e0,<\/p>\n\n

<p>e devono perci\u00f2 eliminare il lavoro minorile dalla loro organizzazione. Nessun soggetto con et\u00e0 inferiore ai 15 anni pu\u00f2 essere assunto a lavorare nell\u2019organizzazione mineraria e i minori di 18 anni devono lavorare in condizioni non pericolose.<\/p>\n\n

<p>Deve essere implementata una procedura di formazione in materia di salute e sicurezza per tutti i dipendenti e devono essere rispettati gli standard minimi di salute e sicurezza. L\u2019uso obbligatorio di attrezzature per la protezione dell\u2019individuo deve essere sempre rispettato e applicato, e le condizioni\n\tdi lavoro devono essere costantemente migliorate.<\/p>\n\n

<p>Le miniere devono riconoscere e rispettare il diritto dei lavoratori a formare o aderire a sindacati e negoziare collettivamente le loro condizioni di lavoro, cio\u00e8 la libert\u00e0 di associazione e di contrattazione collettiva. <\/p>\n\n

<p>L\u2019uso responsabile di prodotti chimici \u00e8 obbligatorio. Se viene utilizzato del mercurio nel processo di estrazione deve essere controllato e si devono concordare piani e scadenze per eliminarne del tutto l'uso. Qualora venga utilizzato il trattamento con il cianuro, \u00e8 essenziale che venga maneggiato\n\tin modo responsabile. Le sostanze chimiche devono essere ridotte al minimo e, ove possibile, eliminate entro un periodo di tempo concordato. <\/p>\n\n

<p>Qualunque sovrapprezzo pagato nell\u2019ambito dei sistemi di certificazione Fairmined e Fairtrade deve essere gestito in modo responsabile.<\/p>\n\n\n\n

<h2>Perch\u00e9 i metalli Fairmined e Fairtrade costano cos\u00ec tanto?<\/h2>\n\n

<p>La sezione precedente descrive le regole base che le organizzazioni minerarie devono accettare e implementare al fine di conformarsi agli standard e ed essere idonee ad applicare il sovrapprezzo. Dal punto di vista del gioielliere, alcune delle domande pi\u00f9 frequenti quando si cerca di acquistare oro\n\te argento artigianali di provenienza responsabile sono: perch\u00e9 costa cos\u00ec tanto? Dove vanno a finire questi soldi aggiuntivi? E per cosa vengono utilizzati? Sono tutte domande corrette perch\u00e9 l\u2019oro e l\u2019argento con certificazione ASM sono costosi e il gioielliere paga un prezzo superiore a quello di\n\tmercato per i materiali che acquista.<\/p>\n\n

<p>Normalmente l\u2019oro e l\u2019argento acquistati dai fornitori di materiali per gioielleria sono gi\u00e0 presenti nel paese. Basta chiamare il proprio fornitore di lingotti o il proprio raffinatore per acquistarli. Tuttavia, a meno che la vostra azienda non si trovi in Per\u00f9, Colombia, Bolivia, Mongolia o in alcuni\n\tpaesi africani, i metalli Fairmined e Fairtrade non sono presenti nel paese e devono essere esportati dalla miniera e poi importati nel paese in cui svolgete la vostra attivit\u00e0.<\/p>\n\n

<p>Sia Fairmined che Fairtrade utilizzano lo stesso sistema di base. Una percentuale fissa del prezzo di mercato dell\u2019oro o dell\u2019argento viene concordata tra la miniera e l\u2019azienda che acquista i metalli, garantendo cos\u00ec alla miniera un prezzo equo per il suo prodotto. Le procedure di acquisto Fairmined\n\te Fairtrade regolano questo aspetto per evitare che le miniere vengano sfruttate. Oltre a tale percentuale concordata rispetto al prezzo di mercato dell\u2019oro o dell\u2019argento, l\u2019acquirente paga direttamente alla miniera anche un prezzo per ogni grammo di metallo pregiato acquistato. Tutte le commissioni\n\tsono pagate prima della spedizione dei metalli dalla miniera. Inoltre ci sono costi di trasporto, assicurazione e logistica necessari per trasportare i metalli dalla miniera all\u2019aeroporto, passando per la dogana, su un aereo diretto nel paese di destinazione, passando per un\u2019altra dogana, e infine dall\u2019aeroporto\n\tdi arrivo al vostro stabilimento. <\/p>\n\n

<p>Tutto questo pu\u00f2 sembrare un po\u2019 complesso, ma cos\u00ec facendo, i minatori ottengono un equo valore di mercato per i metalli venduti e il pagamento del sovrapprezzo direttamente alla miniera, sovrapprezzo che viene poi speso sia per i miglioramenti della miniera che della comunit\u00e0. Tale somma aggiuntiva\n\tviene normalmente, ma non esclusivamente, depositata presso una banca e quando raggiunge un certo importo, o dopo che \u00e8 trascorso un certo periodo di tempo, i gestori che si occupano della miniera o i proprietari della cooperativa decidono come spenderla. Di solito i gestori sono responsabili nelle\n\tloro scelte, che vengono monitorate, e ascoltano la comunit\u00e0 prima di decidere sul da farsi, ma le somme vengono comunque spese per il bene della miniera e della comunit\u00e0. <\/p>\n\n

<p>Alcuni esempi di come vengono spesi tali somme aggiuntive sono le attrezzature per la sicurezza, gli interventi medici, i collegamenti alla rete elettrica o all\u2019acqua corrente, o la costruzione di scuole e luoghi di culto. Nel caso di una delle miniere visitate dall\u2019autore, i responsabili hanno deciso\n\tche il denaro sarebbe stato meglio speso per l\u2019energia elettrica, e perci\u00f2 hanno cablato la cittadina. L\u2019anno successivo stavano valutando l\u2019opportunit\u00e0 di creare una rete idrica, poich\u00e9 tutta l\u2019acqua deve essere consegnata giornalmente con dei camion fino alla miniera. Ma, dopo essersi consultati,\n\thanno deciso di acquistare una torre per cellulari. Molti dei lavoratori della miniera non vivono stabilmente sul posto ma vi lavorano in base a turni della durata di tre settimane, quindi la comunicazione con la casa e la famiglia \u00e8 importante per loro, ed \u00e8 per questo che si \u00e8 optato per una torre\n\tdedicata ai cellulari.<\/p>\n\n

<p>Un\u2019altra delle opere realizzate \u00e8 stato un campo da calcio. Hanno costruito un altopiano con le rocce di scarto derivanti dalle attivit\u00e0 di estrazione mineraria e poi ci hanno costruito il campo sopra (in realt\u00e0 ne hanno due presso questa miniera, uno a circa 1.900 metri e un altro a 2.750 metri). Per\n\ti minatori e la comunit\u00e0 in generale, si \u00e8 trattato di soldi spesi molto bene. I lavoratori hanno ora un\u2019attivit\u00e0 sportiva che possono praticare sia per mantenersi in forma sia per divertirsi, e hanno persino creato una propria lega che coinvolge altre miniere, migliorando cos\u00ec le relazioni fra le diverse\n\tcomunit\u00e0.\n<\/p>\n\n\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=282 height=432 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image005.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 5. La torre dei cellulari presso la miniera di Sotrami, in Per\u00f9.<\/p>\n\n\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=468 height=263 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image006.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 6. Campo da calcio presso la miniera di Sotrami, Per\u00f9.\n<\/p>\n\n\n\n

<p>Questi sono solo due degli esempi relativi a ci\u00f2 a cui il denaro Fairmined e Fairtrade ha contribuito per una comunit\u00e0 mineraria. Questo denaro produce effetti positivi contribuendo a migliorare il lavoro, l'ambiente sociale e la comunit\u00e0. E tale aspetto riguarda tutte le miniere Fairmined e Fairtrade.\n<\/p>\n\n

<p>Sia in Per\u00f9 che in Colombia esistono due diversi tipi di attivit\u00e0 mineraria ASM, cio\u00e8 l\u2019attivit\u00e0 mineraria regolamentata e quella non regolamentata.\n<\/p>\n\n\n\n

<h2>Attivit\u00e0 mineraria regolamentata<\/h2>\n\n

<p>L\u2019industria mineraria rappresenta solo una piccola percentuale del PIL in Colombia, ma per il Per\u00f9 circa il 15% del PIL proviene dall\u2019estrazione regolamentata. Non esistono cifre attendibili relative al numero di miniere \u201cin nero\u201d o \u201cnon regolamentate\u201d. Il governo vuole che tutte le attivit\u00e0 minerarie\n\tsiano legali e regolamentate per una serie di motivi. In primo luogo per incrementare la base imponibile e contribuire a far crescere l\u2019economia. Le entrate derivanti dalla tassazione vengono utilizzate per molti progetti e servizi infrastrutturali come la costruzione di strade e l\u2019edilizia in generale,\n\tl\u2019assistenza medica e l\u2019istruzione, solo per citarne alcuni. Il governo intende inoltre implementare norme sanitarie e di sicurezza per salvaguardare i minatori e sradicare la criminalit\u00e0 e lo sfruttamento. Al fine di incoraggiare e incentivare i minatori a lavorare legalmente e in maniera regolamentata,\n\til governo offre alle miniere regolamentate un rimborso fiscale del 5% per ogni chilo d'oro esportato.<\/p>\n\n\n\n

<h2>Attivit\u00e0 mineraria non regolamentata<\/h2>\n\n

<p>Le miniere non regolamentate sono esattamente come descritte e vengono considerate illegali. Non ci sono regole e i minatori spesso lavorano per pochi soldi in pessime condizioni. I minatori non regolamentati possono morire a causa delle loro condizioni di lavoro, della scarsa salute e sicurezza, dell'uso\n\tdi mercurio e di altre sostanze chimiche. Vengono inoltre sfruttati in vari modi dai criminali e purtroppo per molti di loro non c\u2019\u00e8 via d\u2019uscita da questa situazione. <\/p>\n\n

<p>Le miniere non regolamentate sono normalmente ubicate in aree remote e difficili da raggiungere. Quelle osservate dall\u2019autore in Per\u00f9 erano spesso ad alta quota in zone montuose, prive di collegamenti o sentieri, e a decine di chilometri dalle strade asfaltate pi\u00f9 vicine. Tutto ci\u00f2 che serve per l\u2019attivit\u00e0\n\testrattiva deve essere portato fino alla miniera a dorso d\u2019asino o a mano. Provviste come cibo e acqua, utensili e attrezzature, legname per puntellare le gallerie al fine di renderle sicure, mercurio per la lavorazione del minerale, tutti questi rifornimenti devono essere trasportati nelle aree remote\n\tdove sono collocate le miniere. Il tasso di mortalit\u00e0 dei minatori \u00e8 relativamente alto. Le gallerie spesso non vengono puntellate perch\u00e9 \u00e8 prima necessario portare il legname alla zona generale e poi su per la montagna, perci\u00f2 spesso i minatori evitano di farlo e il peggio accade producendo un collasso\n\tdelle gallerie. Anche i problemi di avvelenamento da mercurio sono frequenti. Negli ultimi anni, su richiesta del governo peruviano, il dottore responsabile del centro medico di Sotrami ha analizzato campioni di sangue dei minatori non regolamentati e ha riscontrato livelli di mercurio superiori ai\n\tlimiti legali di sicurezza. Di conseguenza, i proprietari delle miniere non regolamentate non hanno permesso di effettuare ulteriori test per timore di subire una chiusura forzosa. I minatori non regolamentati hanno bisogno di lavoro e perci\u00f2, come detto in precedenza, sono intrappolati in questa situazione.\n<\/p>\n\n\n\n

<h2>Miniere di Macdesa e Sotrami, Per\u00f9.<\/h2>\n\n

<p>Le miniere di Macdesa e Sotrami si trovano rispettivamente nelle province di Chaparra e Lucanas in Per\u00f9, a circa 600 km a sud di Lima e all'incirca tra Nazca e Arequipa. Entrambe queste province si trovano nel deserto di Atacama, che \u00e8 il luogo pi\u00f9 secco della Terra. Si tratta di una regione prevalentemente\n\tmontuosa e desertica, dove la polvere ha la stessa finezza del cemento. E\u2019 un ambiente molto difficile in cui vivere e lavorare.\u00a0 <\/p>\n\n

<p>La miniera di Macdesa \u00e8 nata da un semplice buco nel terreno come tutte le altre miniere della regione. Molte di queste miniere furono abbandonate dopo l'indipendenza del Per\u00f9 dalla Spagna nel 1821. Quando la gente ha iniziato a riprendere le attivit\u00e0 minerarie, fatto questo relativamente recente, l\u2019area\n\t\u00e8 divenuta un vero e proprio far west, con gruppi minerari rivali che si combattevano fra loro. I minatori si guadagnavano a malapena da vivere, la sicurezza era inesistente e la vita era molto dura. Di conseguenza a Macdesa, circa 350 minatori concordarono che l\u2019unico modo per migliorare la situazione\n\tera quello di collaborare e formare una comunit\u00e0.<\/p>\n\n

<p>Macdesa si trova a circa 1.500 metri di altitudine e all\u2019inizio i minatori usavano attrezzi da lavoro e carriole per trasportare il minerale dalla miniera. Riempivano sacchi di minerale da circa 60 kg nella miniera e li caricavano poi sugli asini. Una volta che gli animali erano carichi, camminavano\n\tper 50 chilometri gi\u00f9 per la montagna fino allo stabilimento di lavorazione vicino alla costa e all'autostrada principale. Tuttavia i minatori venivano sfruttati e ricevevano solo l\u201980% circa del valore di mercato del metallo. Come se questo non bastasse, le bilance e i campioni venivano truccati e\n\til minerale veniva lavorato in modo errato. Di conseguenza, solo raramente i minatori ricevevano un valore superiore al 50% dell'oro estratto.<\/p>\n\n

<p>Perci\u00f2, al fine di migliorare i rendimenti e i pagamenti, i minatori hanno iniziato a lavorare il minerale a mano con il mercurio, ma non avevano idea di quello che stavano facendo. Cos\u00ec hanno deciso di investire nelle loro tecnologie e di assumere persone che conoscevano queste tecniche. Anche nel caso\n\tdi Sotrami la situazione era analoga. I 350 \u201csoci\u201d - i fondatori - ricavavano appena il necessario per vivere. Il resto del denaro ricevuto per l\u2019oro veniva reinvestito per risolvere problemi e migliorare i loro processi e i loro rendimenti. Altri interventi effettuati comprendevano:<\/p>\n\n

<p>Acquisto di adeguate attrezzature per la trivellazione.<\/p>\n\n

<p>Realizzazione di strade in pietra e sterrate per far salire e scendere i camion dall\u2019impianto di lavorazione alla miniera.<\/p>\n\n

<p>Miglioramento degli alloggi per i minatori e le loro famiglie.\n<\/p>\n\n

<p>Investimento in attrezzature per la sicurezza e implementazione di un programma di formazione per tutti i lavoratori.<\/p>\n\n

<p>Miglioramento delle condizioni di lavoro presso la miniera. Pompaggio di aria all\u2019interno delle miniere al fine di prevenire problemi polmonari. Puntellamento delle pareti e dei soffitti in modo da rendere sicuri i tunnel. Installazione di binari ferroviari per consentire ai minatori di spostare facilmente\n\til minerale dalla miniera all\u2019interno dei tunnel.<\/p>\n\n

<p>Avvio di test sul minerale direttamente in loco. In questo modo hanno potuto sapere esattamente quale fosse la purezza del minerale estratto e quindi quali rendimenti attendersi.<\/p>\n\n

<p>Hanno inoltre sviluppato processi di trattamento del minerale senza l\u2019uso del mercurio.<\/p>\n\n

<p>Hanno acquistato una macchina alesatrice, che permette loro di testare le perforazioni effettuate e vedere in che direzione si estende la vena, riducendo notevolmente la quantit\u00e0 di scavi necessaria e aumentando la resa di minerale recuperato rispetto a quello estratto.<\/p>\n\n

<p>La storia della miniera Sotrami \u00e8 simile. I fondatori hanno creato la miniera trent'anni fa e il villaggio di Santa Filomena \u00e8 cresciuto intorno alla miniera a circa 2.750 metri di altitudine. La popolazione di Santa Filomena \u00e8 di circa 2.000 persone, di cui 700 lavorano direttamente per la miniera,\n\tmentre la restante popolazione \u00e8 impiegata in occupazioni volte a sostenere la produzione della miniera. Come a Macdesa, tutti i profitti vengono reinvestiti nella miniera e nella comunit\u00e0. I lavoratori sono tenuti a prestare servizio per 20 giorni ed hanno diritto a 10 giorni di ferie non retribuite,\n\tdi solito con turni di undici ore. Molti minatori vivono lontano dalla miniera e nel corso dei 10 giorni di riposo tornano a casa per vedere la famiglia, anche se alcuni hanno portato l\u00ec le loro famiglie, soprattutto se entrambi i genitori lavorano in miniera.<\/p>\n\n

<p>Molto spesso, i governi locali e nazionali vedono l\u2019industria mineraria come un\u2019industria in crescita. Grazie al sindaco della citt\u00e0 locale di Challa, che ha coinvolto anche il governo centrale, sono stati posati 40 km di strada asfaltata che collega la miniera alla principale autostrada della costa\n\tpacifica, dimezzando cos\u00ec i tempi di percorrenza fino alla miniera. Gli abitanti delle zone ad altitudini meno elevate hanno approfittato della strada e hanno iniziato a coltivare, perch\u00e9 grazie alla strada possono coltivare i loro prodotti e trasportarli facilmente fino al mercato senza danneggiarli\n\tdurante il tragitto. In molti casi, quando le attivit\u00e0 di estrazione mineraria hanno successo, sono in grado di generare indirettamente opportunit\u00e0 anche per altri. La strada \u00e8 importante anche per altri motivi, uno dei quali \u00e8 che a Sotrami non c\u2019\u00e8 acqua corrente. Tutta l\u2019acqua di cui hanno bisogno\n\tviene trasportata in montagna tre volte al giorno con tre autocarri. <\/p>\n\n

<p>In genere, nulla va sprecato. La roccia di scarto invece di essere buttata, viene utilizzata per apportare migliorie. La roccia di scarto viene utilizzata al fine di creare aree pianeggianti edificabili in modo da espandere le strutture intorno alla miniera e gli edifici del villaggio. <\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=468 height=263 id=\"Picture 7\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image007.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 7. Rocce di scarto utilizzate per creare uno spazio edificabile pianeggiante a Sotrami, in Per\u00f9.<\/p>\n\n\n\n

<p>Macdesa ha tre gallerie all\u2019interno della miniera, mentre Sotrami ne ha solo una e tutti i minatori devono entrare ed uscire dalla miniera attraverso questo ingresso e da questo pozzo. La miniera \u00e8 profonda 630 metri, \u00e8 composta da 13 livelli, e ci vogliono 35 minuti per scendere e 45 minuti per risalire\n\tdopo aver terminato il proprio turno di lavoro.<\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=472 height=266 id=\"Picture 4\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image008.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 8. L\u2019entrata della miniera di Sotrami, in Per\u00f9.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=285 height=507 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image009.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 9. Il pozzo di ingresso di Sotrami, in Per\u00f9.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=285 height=507 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image010.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 10. Una delle gallerie di Sotrami, in Per\u00f9<\/p>\n\n\n\n

<p>All\u2019interno della miniera, il legname viene utilizzato per puntellare la volta, ma generalmente l\u2019illuminazione \u00e8 presente solo nel luogo in cui si scava e, per sicurezza, lungo le rotaie destinate al trasporto del minerale estratto. Sebbene tutto il legname debba essere trasportato dalla costa perch\u00e9\n\tnon ci sono alberi nelle vicinanze delle miniere, l\u2019aspetto positivo \u00e8 che il clima \u00e8 cos\u00ec secco che non ci sono microbi in grado di intaccare il legno e i fenomeni di putrefazione non rappresentano in genere un problema.\n<\/p>\n\n

<p>Le attrezzature di sicurezza devono essere indossate da tutti quando si \u00e8 in profondit\u00e0 nelle miniere, in particolare elmetti e soprattutto i respiratori, perch\u00e9 l\u2019unica costante \u00e8 la polvere. Le particelle di polvere possono causare seri problemi polmonari se i minatori non sono protetti. Si tratta\n\tdi una situazione molto differente rispetto alle miniere della Colombia, che si trovano in un ambiente completamente diverso. <\/p>\n\n\n\n

<h2>Lavorazione del minerale: la roccia dura.<\/h2>\n\n

<p>Per quanto riguarda la lavorazione del minerale, entrambe le miniere utilizzano processi simili. Entrambe le comunit\u00e0 in origine utilizzavano il mercurio, ma ne hanno poi compreso la tossicit\u00e0 per se stessi e per l\u2019ambiente, ed hanno cos\u00ec optato per l\u2019utilizzo del cianuro, molto pi\u00f9 rispettoso dell'ambiente.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=284 height=505 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image011.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 11. Grande cilindro a rotazione. <\/p>\n\n

<p>Il minerale viene prima frantumato e poi lavorato fino a raggiungere la consistenza della sabbia in un grande cilindro a rotazione. L\u2019acqua viene introdotta per facilitare il processo di frantumazione e per formare un impasto, che esce dal cilindro attraverso un filtro, facendo in modo che le particelle\n\tsiano sufficientemente piccole per la lavorazione downstream. Una volta filtrato, il liquame viene pompato in vasche di trattamento contenenti cianuro. L\u2019oro presente viene portato a galla nella soluzione di cianuro e viene poi pompato in vasche di reazione contenenti particelle di carbone attivo. Le\n\tparticelle di carbone attivo hanno all\u2019incirca le dimensioni di un chicco di riso e attirano l\u2019oro, catturandolo quando si trova in sospensione. Normalmente vengono utilizzati tre serbatoi in sequenza al fine di massimizzare il recupero dell\u2019oro; tale procedura raccoglie complessivamente il 96% dell\u2019oro\n\tche viene immesso sotto forma di minerale frantumato. <\/p>\n\n

<p>A questo punto, la soluzione di cianuro usata viene smaltita nelle vasche per la raccolta del cianuro di scarto. Tutta questa procedura pu\u00f2 sembrare pericolosa, ma \u00e8 in realt\u00e0 sicura per l\u2019ambiente e non deve essere confusa con il processo di lisciviazione del cianuro, in cui la sostanza chimica viene\n\tesposta al minerale senza alcun trattamento ed entra in contatto diretto con l\u2019ecosistema senza nessun vincolo o contenimento, oppure con protezioni insufficienti. Le vasche per il cianuro di scarto sono dotate di membrane molto resistenti e i liquidi di scarto vengono trattati chimicamente in modo\n\tche quando sono esposti alla luce ultravioletta si convertono in carbonati, cos\u00ec da eliminare le sostanze tossiche dalle vasche. Una volta riempite, le vasche vengono coperte e poi interrate o utilizzate per costruzioni.<\/p>\n\n\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=472 height=265 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image012.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 12. Il filtro per i liquami.<\/p>\n\n\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=473 height=266 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image013.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 13. Vasche con carbone attivo.<\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=470 height=264 id=\"Picture 2\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image014.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 14. Vasca per il cianuro di scarto. La fotografia \u00e8 stata scattata da una precedente vasca che \u00e8 stata riempita, coperta e interrata.\n<\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img height=499 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image015.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 15. Rete di elettrodi in acciaio all\u2019interno della vasca per la placcatura. <\/p>\n\n

<p>La parte successiva del processo consiste nel filtrare le particelle di carbonio cariche d\u2019oro dalle vasche, trasferirle in una cella elettrolitica e poi continuare con la placcatura dell\u2019oro su una rete d\u2019acciaio. Una volta che questa fase del processo \u00e8 stata completata, la parte finale consiste nel\n\tcollocare la rete d\u2019acciaio carica d\u2019oro in un forno, in modo tale che l\u2019oro si fonda e venga trasformato in lingotti di oro grezzo. La purezza dell\u2019oro \u00e8 a quel punto nell\u2019ordine dell\u201980% e il prodotto pu\u00f2 essere ulteriormente lavorato o venduto sul mercato come oro grezzo.<\/p>\n\n\n\n

<h2>Come vengono spese le somme aggiuntive.<\/h2>\n\n

<p>Come detto in precedenza, le somme aggiuntive sono state spese per vari progetti: reti elettriche, acqua corrente, torri per cellulari e campi da calcio. Se ai minatori viene chiesto perch\u00e9 fanno quello che fanno e perch\u00e9 sono felici di ottenere la certificazione Fairmined and Fairtrade, avranno molte\n\tragioni da addurre. Tra queste la salvaguardia ambientale, le migliori condizioni di lavoro, la prosperit\u00e0, ma tutti concordano sul fatto che una delle ragioni principali sono i loro figli. Si tratta di imprese relativamente recenti e i minatori vogliono che i loro figli abbiano una vita e delle opportunit\u00e0\n\tmigliori di quelle che hanno avuto loro. Questi minatori non avevano praticamente nulla, hanno creato imprese e fondato delle comunit\u00e0, e stanno cominciando a vivere meglio.<\/p>\n\n

<p>Un ottimo esempio in questo senso sono le loro scuole. A Macdesa i soldi sono stati spesi per la scuola materna e la scuola elementare, che sono edifici in muratura permanenti, recintati, puliti, sicuri e dotati di computer. Ai bambini viene insegnato l\u2019uso del computer e di internet in tenera et\u00e0, e\n\tnel doposcuola anche agli adulti viene insegnata l\u2019informatica, e quindi \u00e8 evidente che i soldi sono stati ben spesi. <\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=469 height=264 id=\"Picture 3\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image016.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 16. La scuola elementare di Macdesa.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=469 height=264 id=\"Content Placeholder 2\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image017.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 17. Computer acquistati grazie alle somme aggiuntive Fairmined e Fairtrade.<\/p>\n\n\n\n

<p>I minatori di Sotrami hanno utilizzato i soldi aggiuntivi in modo simile. Sotrami vanta un ottimo centro medico e tale centro \u00e8 molto importante non solo per la miniera, ma anche per l'intera comunit\u00e0 circostante. La miniera finanzia questi progetti grazie alle somme aggiuntive pagate per il minerale,\n\tma permette a chiunque ne abbia bisogno di usufruirne, indipendentemente dal fatto che lavorino presso la miniera o meno. Viene visto come un dovere nei confronti della comunit\u00e0. Il centro medico \u00e8 ben attrezzato e ha un dottore presente sul posto in maniera permanente. Il prossimo oggetto che desiderano\n\t\u00e8 un\u2019apparecchiatura a raggi X. Immaginate di dover percorrere 70 km gi\u00f9 per una montagna lungo strade sterrate per effettuare delle radiografie a causa di una frattura. <\/p>\n\n

<p>Le miniere peruviane discusse finora rappresentano delle storie di successo, e lo stesso si pu\u00f2 dire per le miniere colombiane.<\/p>\n\n\n\n

<h2>Le miniere di Iquira, Coodmilla e Gualconda in Colombia.<\/h2>\n\n

<p>Le miniere d\u2019oro in Colombia che tratteremo in questa sede sono pi\u00f9 piccole delle miniere peruviane. La miniera di Iquira si trova nel distretto di Huila, mentre le miniere di Coodmilla e Gualconda si trovano nel distretto di Narino, entrambe aree molto rigogliose e a quote elevate. Come nel caso delle\n\tminiere peruviane, le miniere di Narino sono ubicate in aree remote e a circa quattro ore di macchina lungo strade sterrate dalla pi\u00f9 vicina autostrada.\n<\/p>\n\n

<p>In Colombia esistono molti degli stessi problemi relativi alle attivit\u00e0 minerarie regolamentate e non regolamentate, come \u00e8 stato notato per il Per\u00f9, e fino a poco tempo fa molte zone della Colombia erano pericolose e di fatto inaccessibili agli stranieri. Tuttora sono molte le attivit\u00e0 minerarie illegali\n\tche il governo colombiano vorrebbe regolamentare, ma al momento l\u2019implementazione di tali regole si \u00e8 rivelata un problema. Dire semplicemente ai minatori che non hanno pi\u00f9 diritto ad estrarre il minerale senza fornire loro alcuna alternativa, non funziona. La maggior parte delle comunit\u00e0 non ha un\u2019alternativa\n\te quindi torna a lavorare nelle miniere illegali per sopravvivere. La Colombia ha vietato per legge l\u2019uso del mercurio, ma \u00e8 difficile applicare tali norme per vari motivi. Il governo colombiano ha recentemente modificato le norme relative alle banche in funzione anticorruzione e antiterrorismo. Una\n\tconseguenza di ci\u00f2 \u00e8 che diverse organizzazioni minerarie hanno perso la capacit\u00e0 di esportare il loro oro, anche se Fairmined sta collaborando con le miniere e il governo per cambiare questa situazione. <\/p>\n\n

<p>La cooperativa di Iquira si trova a sud-ovest di Bogot\u00e0, nella regione di Huila in Colombia. Questa regione \u00e8 famosa per il caff\u00e8 e infatti alcuni dei minatori di Iquira coltivano anche il caff\u00e8. Le miniere si trovavano sulle loro terre, e i contadini sapevano bene che l\u2019oro era l\u00ec, ma non hanno iniziato\n\tad estrarre il minerale fino al 2004, quando si sono organizzati in una cooperativa di 11 azionisti. Gi\u00e0 nel 2010 i soci della cooperativa erano diventati 35, di cui 8 donne, e la cooperativa possiede 11 miniere legalmente registrate. Inizialmente vendevano il loro oro in modo informale al mercato locale,\n\tma la certificazione Fairmined ha dato loro la possibilit\u00e0 di esportare. <\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=283 height=378 id=\"Content Placeholder 19\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image018.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 18. Narino, Colombia7.<\/p>\n\n\n\n

<p>Ogni miniera rappresenta un\u2019attivit\u00e0 separata, ma tutte lavorano come una cooperativa a fini bancari, di vendita e di esportazione, ottenendo cos\u00ec prezzi migliori e costi ridotti. Si tratta di miniere relativamente piccole che scendono in profondit\u00e0 per circa 500 metri nella montagna su uno, due o tre\n\tlivelli. Circa il 20% dell\u2019occupazione a Iquira \u00e8 attribuibile alla cooperativa e tutti i lavoratori provengono dalla regione.<\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=469 height=264 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image019.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 19. L\u2019entrata di una miniera a Iquira in Colombia.<\/p>\n\n\n\n

<p>Le miniere colombiane sono inoltre molto diverse da quelle del Per\u00f9 per quanto riguarda le condizioni ambientali. Mentre le miniere peruviane sono molto secche e polverose a causa dell\u2019aridit\u00e0 della regione, le miniere colombiane sono molto umide. L\u2019acqua scorre attraverso la roccia porosa e lungo uno\n\tstrato di quarzo contenente oro che \u00e8 impermeabile, e di conseguenza l\u2019acqua arriva fino alla miniera. I minatori raccontano che ricercano proprio quest\u2019acqua, perch\u00e9 dove c\u2019\u00e8 acqua, c\u2019\u00e8 oro.<\/p>\n\n

<p>Tutte le miniere dispongono di sistemi di sicurezza, necessari per essere idonei a ottenere la certificazione e le somme aggiuntive. Ogni miniera \u00e8 dotata di un sistema di rilevamento del gas e di un sistema di allarme per proteggere i lavoratori, oltre ad aree di sicurezza utilizzate in caso di fughe\n\tdi gas o crolli. Tutte le miniere e gli impianti di lavorazione sono dotati di kit di pronto soccorso e tutti i lavoratori dispongono delle necessarie attrezzature per la protezione individuale. Alcune miniere della cooperativa impiegano donne per maneggiare gli esplosivi ed effettuare le esplosioni,\n\tma anche per lavorare direttamente nella miniera. <\/p>\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=283 height=503 id=\"Picture 29\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image020.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 20. Un\u2019area di sicurezza presso la miniera di XXXX<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=472 height=314 id=\"Picture 22\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image021.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 21. Minatori in Colombia1.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=280 height=498 id=\"Content Placeholder 8\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image022.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 22. Sacchi di minerale in attesa di essere trasportati all'impianto di lavorazione.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=471 height=265 id=\"Content Placeholder 7\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image023.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 23. Sacchi di minerale nel laboratorio destinato alla frantumazione presso Iquira, in Colombia.<\/p>\n\n\n\n

<p>Una volta estratto e insaccato, il minerale viene trasportato all\u2019impianto di lavorazione. Ogni sacco contiene circa 50 kg di minerale che viene lavorato in modo simile a quello utilizzato nelle miniere peruviane, tranne che su scala pi\u00f9 piccola. A causa della natura dei depositi, dopo la frantumazione,\n\tviene utilizzato un tavolo di flottazione per separare l\u2019oro dalle particelle contenenti oro. Non utilizzano il carbone attivo ma vasche di decantazione e lasciano che le soluzioni ricche d\u2019oro si separino per gravit\u00e0 prima di essere ulteriormente trasformate in lingotti di oro grezzo. Nelle miniere\n\tdi Coodmilla e Gualconda, nel distretto di Narino, si usa un processo molto simile: la frantumazione seguita da un tavolo di flottazione e da un trattamento al cianuro. <\/p>\n\n\n\n\n\n

<p>\n\t<img width=472 height=266 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image024.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 24. Il tavolo di flottazione di Gualconda, in Colombia.\n<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=470 height=264 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image025.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 25. L\u2019oro separato dagli scarti dopo il trattamento nella vasca di decantazione.<\/p>\n\n

<p>La cooperativa di Coodmilla, un\u2019organizzazione senza scopo di lucro, \u00e8 attiva da quarant\u2019anni e possiede quattro miniere, due delle quali hanno ottenuto la certificazione Fairmined. Le loro licenze comprendono cento ettari di terra, ma attualmente ne lavorano circa tre ettari. Purtroppo sia Coodmilla\n\tche Gualconda non hanno alcuna certificazione al momento, ma non a causa delle procedure di estrazione del minerale. Hanno difficolt\u00e0 a soddisfare i nuovi requisiti bancari descritti sopra. Fairmined sta collaborando con loro e con il governo colombiano per risolvere la questione.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=471 height=265 id=\"Picture 13\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image026.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 26. Una vena di quarzo contenente oro.<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=473 height=266 id=\"Content Placeholder 3\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image027.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 27. La miniera di Gualconda a Narino, in Colombia.<\/p>\n\n

<p>Entrambe le miniere si trovano in aree remote. Gualconda \u00e8 stata costruita nella giungla sfruttando il pendio naturale della collina per i processi di lavorazione. Almeno nel caso di Gualconda, il percorso di crescita si \u00e8 rivelato fino ad oggi complesso. Nel 1974 l\u2019estrazione avveniva completamente\n\ta mano tramite attrezzi da lavoro e mercurio, ed erano necessari 466 grammi di mercurio per lavorare una tonnellata di minerale. Una volta utilizzato, questo mercurio di scarto veniva gettato direttamente nel fiume e quindi nell'ecosistema. La miniera ha fatto grandi progressi per quanto concerne la\n\tbonifica dei siti contaminati da mercurio, ma vi sono ancora tracce del mercurio utilizzato per il processo di lavorazione che devono essere bonificate.\n<\/p>\n\n

<p>\n\t<img width=470 height=265 id=\"Picture 12\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019grice\/image028.jpg\">\n<\/p>\n\n

<p class=MsoSubtitle>Figura 28. Il sito contaminato dal mercurio presso Gualconda.\n<\/p>\n\n

<p>Tra il 2001 e il 2006 la miniera \u00e8 stata chiusa a causa del conflitto armato che ha coinvolto forze paramilitari e i coltivatori di coca. Per questo circa un centinaio di famiglie sono state sfollate ed hanno abbandonato la zona per andare ad abitare nella vicina citt\u00e0, ma i minatori affermano che la\n\tvita in citt\u00e0 non era fatta per loro. Nel 2006 hanno costituito la loro cooperativa, ma la loro politica ASM era appena agli inizi e molto carente per quanto riguarda la lavorazione del minerale e la tutela dell'ambiente. Tra il 2009 e il 2013 non avevano ancora a disposizione l\u2019energia elettrica per\n\tle attrezzature, e per questo hanno costruito un mulino ad acqua utilizzando parti provenienti da un deposito di rottami. In quel periodo utilizzavano ancora il mercurio, ma avevano compreso che, per diventare produttori ASM responsabili, era necessario eliminare gradualmente l'uso del mercurio. Inizialmente\n\tla loro politica consisteva nel riutilizzare il mercurio invece di gettarlo semplicemente nel fiume, evitando i danni ambientali e riducendo la quantit\u00e0 necessaria per trasformare una tonnellata di minerale dai precedenti 466 grammi a 25 grammi. Nel 2015 hanno finalmente ottenuto l\u2019energia elettrica\n\tfino alla miniera e questo ha permesso loro di riprogettare l\u2019impianto di lavorazione, eliminando completamente il mercurio e adottando il processo a base di cianuro che utilizzano oggi, pi\u00f9 ecologico e sicuro. Questo ha permesso loro di aumentare del 20% l\u2019efficienza, ma ha anche prodotto un incremento\n\tdei costi - il cianuro \u00e8 pi\u00f9 costoso del mercurio quando viene utilizzato per la lavorazione di minerali contenenti oro. Tuttavia l\u2019aumento dell\u2019efficienza e la consapevolezza che con la certificazione Fairmined avrebbero ottenuto prezzi migliori per il loro oro, oltre ad un sovrapprezzo, hanno reso\n\tquesto processo la scelta privilegiata per aiutarli a diventare produttori ASM responsabili. Dopo tre anni tale processo si \u00e8 finalmente realizzato.<\/p>\n\n

<p>L\u2019obiettivo dei minatori non \u00e8 quello di fermarsi, ma di migliorare continuamente, e ci\u00f2 include anche la bonifica dell\u2019area della miniera rimanente in cui il mercurio \u00e8 stato utilizzato per la lavorazione. Questa miniera \u00e8 ora considerata un modello per l\u2019estrazione ASM responsabile e ogni due settimane\n\tsi organizzano visite guidate per vedere cosa \u00e8 stato realizzato e in che modo \u00e8 stato possibile realizzarlo. Tutto questo sullo sfondo di una Colombia che continua a presentare molti conflitti sociali ed un elevato grado di corruzione: violenza e traffico di droga sono ancora prevalenti in queste zone.\n\tAnche oggi molte licenze minerarie vengono assegnate a grandi miniere, ma le miniere indipendenti pi\u00f9 piccole spesso vengono ignorate.\n<\/p>\n\n

<h2>Perch\u00e9 utilizzare oro ASM estratto in maniera responsabile?<\/h2>\n\n

<p>Ci sono molte ragioni per acquistare oro ASM estratto in maniera responsabile e con certificazione ASM. Pu\u00f2 essere un buon modo per attirare pi\u00f9 clienti nel proprio negozio e quindi pu\u00f2 rappresentare un fattore positivo per ogni attivit\u00e0. Se la vostra base clienti \u00e8 composta da persone anziane, l\u2019introduzione\n\tdi una linea di prodotti che utilizza l\u2019oro ASM pu\u00f2 rivelarsi molto interessante sia per i giovani consumatori che acquistano gioielli, sia per i clienti che non hanno ancora considerato l\u2019acquisto di gioielli in oro, poich\u00e9 acquistare qualcosa che fa la differenza nel mondo risulta interessante ai\n\tloro occhi. Ci sono gioiellieri che hanno deciso di convertirsi completamente all\u2019oro Fairtrade e Fairmined, o almeno il pi\u00f9 possibile, anche se non \u00e8 indispensabile apportare modifiche cos\u00ec drastiche. Qualunque cambiamento pu\u00f2 aiutare e non c\u2019\u00e8 assolutamente nessun obbligo, non \u00e8 necessaria la conversione\n\ttotale di ogni prodotto d\u2019oro che si vende. Molti gioiellieri che optano per l\u2019oro ASM iniziano con una linea o una collezione, e, se hanno successo o se l\u2019idea si rivela adatta alla propria clientela, espandono la loro offerta. Si tratta di un prodotto con alle spalle una storia: da dove proviene l\u2019oro,\n\ta cosa serve il sovrapprezzo pagato. Acquistare questi prodotti significa ripagare le comunit\u00e0 dei paesi in via di sviluppo per migliorare la loro qualit\u00e0 di vita. Anche solo questo aspetto basta spesso ai clienti per acquistare gioielli realizzati con l'oro ASM. <\/p>\n\n

<h2>Come \u00e8 possibile acquistare l\u2019oro ASM?<\/h2>\n\n

<p>Il modo migliore per acquistare l\u2019oro ASM \u00e8 quello di contattare Fairtrade o Fairmined (ARM) tramite i rispettivi siti web, e in questo modo otterrete un elenco di fornitori e gioiellieri registrati e certificati dalle stesse organizzazioni. Entrambe le organizzazioni hanno sistemi simili: se si desidera\n\tusare il nome e il marchio Fairtrade o Fairmined, \u00e8 necessario essere in possesso di regolare licenza. A seconda del proprio volume d\u2019affari, pu\u00f2 essere necessario versare un contributo per ottenere la licenza, sottoporsi ad una revisione contabile e pagare una commissione all\u2019organizzazione per ogni\n\tgrammo d\u2019oro venduto. Se non si desidera utilizzare il nome o il marchio, \u00e8 comunque possibile acquistare l\u2019oro \u2013 non ci sono restrizioni sull\u2019acquisto. In questo caso potrete comunque chiamarlo oro proveniente da miniere artigianali, ma non potrete chiamarlo Fairmined o Fairtrade. <\/p>\n\n

<p>L\u2019obiettivo di ogni azienda consiste nel generare profitti. Tuttavia quest\u2019oro \u00e8 relativamente costoso e quindi per mantenerlo il pi\u00f9 attraente possibile per il consumatore, si consiglia di non aggiungere al prezzo di vendita dei prodotti Fairmined e Fairtrade il sovrapprezzo che \u00e8 stato pagato alla\n\tminiera. Per mantenere il costo di ogni pezzo il pi\u00f9 basso possibile, chiedete al fornitore di comunicarvi il costo dell\u2019oro acquistato come se non avesse la certificazione Fairtrade o Fairmined. Tale prezzo pu\u00f2 essere utilizzato per calcolare il ricarico e quindi il costo del sovrapprezzo aggiunto\n\talla fine. Pi\u00f9 oro Fairmined e Fairtrade si vende, pi\u00f9 grande sar\u00e0 il contributo offerto per migliorare la vita dei minatori e delle comunit\u00e0 minerarie.\n<\/p>\n\n

<h2>Conclusioni.<\/h2>\n\n

<p>La provenienza dell\u2019oro da gioielleria rappresenta una scelta personale per il gioielliere. I fornitori di oro decidono come comportarsi - in maniera responsabile o meno - e di conseguenza i gioiellieri possono decidere dove e presso chi acquistare. La scelta c\u2019\u00e8. I gioiellieri che vogliono partecipare\n\tall\u2019iniziativa di approvvigionamento responsabile possono farlo. Ci sono tre soluzioni principali tra cui scegliere:<\/p>\n\n

<p>Oro estratto in modo responsabile ma su scala industriale. Laddove vi sono controlli e revisioni, sarete in grado di capire da dove proviene l\u2019oro e potrete informare di ci\u00f2 i vostri clienti. <\/p>\n\n

<p>Oro prodotto al 100% da materiali riciclati al 100%. Questa fonte di approvvigionamento ha gi\u00e0 pagato il suo prezzo in termini ambientali, e scegliendo questa opzione si ottiene, probabilmente l\u2019oro in assoluto pi\u00f9 rispettoso dell\u2019ambiente, poich\u00e9 si utilizza quanto \u00e8 gi\u00e0 stato estratto.<\/p>\n\n

<p>Oro estratto in modo responsabile da comunit\u00e0 ASM. Questa scelta aiuta direttamente le comunit\u00e0 minerarie dei paesi in via di sviluppo a migliorare le loro condizioni di lavoro, il loro ambiente e la loro vita in generale.\n<\/p>\n\n

<p>Oppure si pu\u00f2 scegliere di non partecipare affatto, \u00e8 una scelta personale. Ma si tenga presente che<\/p>\n

<ul>\n\t

<li>un approccio responsabile pu\u00f2 ripagare anche in termini economici.<\/li>\n\t

<li>Tutto l\u2019oro \u00e8 stato estratto da qualche parte.<\/li>\n\t

<li>L\u2019obiettivo di tutti dovrebbe essere quello di eliminare le attivit\u00e0 di estrazione non responsabili dal nostro settore.<\/li>\n\t

<li>Devono esserci trasparenza e tracciabilit\u00e0 dalla miniera e\/o dal riciclatore fino al rivenditore al dettaglio.<\/li>\n\t

<li>C\u2019\u00e8 ancora bisogno di una maggiore informazione sia all\u2019interno del settore che tra i consumatori.<\/li>\n<\/ul>\n

<p>Infine, si pu\u00f2 dire che l\u2019oro ASM sia diverso da tutto il resto dell\u2019oro? La risposta, ovviamente, \u00e8 no, non \u00e8 in alcun modo differente. L\u2019oro \u00e8 oro, in qualunque modo lo si produca. Tuttavia, ci\u00f2 che lo rende diverso \u00e8 il luogo di provenienza, il modo in cui lo si ottiene, e il prezzo ambientale e sociale\n\tche viene pagato per farlo arrivare fino a noi.<\/p>\n\n

<h2>Riferimenti<\/h2>\n\n

<p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.fairmined.org\">www.fairmined.org<\/a>\n<\/p>\n\n

<p>Fotografie:\n\t<a href=\"http:\/\/www.artisanalgold.org\">www.artisanalgold.org<\/a>\n<\/p>\n\n

<p>Fotografie: Marieke Heemskerk<\/p>\n\n

<p>en.wikipedia.org\/Mercury_poisoning<\/p>\n\n

<p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.fairtrade.org.uk\">www.fairtrade.org.uk<\/a>\n<\/p>\n\n

<p>\n\t<a href=\"http:\/\/www.responsiblemines.org\">www.responsiblemines.org<\/a>\n<\/p>\n\n

<p>Fotografie: Fairmined Family<\/p>"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
<p>L'articolo <a href="https://jtf.it/oro-artigianale-estratto-in-maniera-responsabile-una-panoramica-delle-comunita-minerarie-peruviane-e-colombiane/">Oro artigianale estratto in maniera responsabile: una panoramica delle comunità minerarie peruviane e colombiane</a> proviene da <a href="https://jtf.it">JTF Jewelry Technology Forum</a>.</p>
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		<title>Applicazioni della metallurgia additiva nell’ambito della gioielleria</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Laser metal fusion è anche conosciuta come stampa 3d metallica ed è oggi il campo dell’industria manifatturiera additiva con il maggior potenziale di sviluppo e crescita. Un laser ad alta intensità fonde selettivamente le polveri metalliche secondo un percorso definito dal disegno CAD e creando oggetti tridimensionali in metallo. I metalli utilizzabili con la tecnologia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="https://www.youtube.com/watch?v=CXbS0SKzUKg&#038;list=PLwo9Hi-z5S2gaw2bHH9VLn3IojGlWSrOs&#038;index=7&#038;t=15s"></iframe></p>
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<p>Laser metal fusion è anche conosciuta come stampa 3d metallica ed è oggi il campo dell’industria manifatturiera additiva con il maggior potenziale di sviluppo e crescita.</p>
<p>Un laser ad alta intensità fonde selettivamente le polveri metalliche secondo un percorso definito dal disegno CAD e creando oggetti tridimensionali in metallo.</p>
<p>I metalli utilizzabili con la tecnologia LMF sono svariati, tra i più diffusi l’acciaio e il bronzo e in fase di ricerca e approfondimento, l’oro e il platino. Da questa ricerca, iniziata qualche anno fa con la collaborazione di sisma, inizia la nostra esperienza nella stampa additiva.</p>
<p>Abbiamo iniziato con alcuni test e immediatamente ci siamo resi conto che la produzione additiva ha caratteristiche che la rendono unica.</p>
<p>Vediamole insieme</p>
<h2>La produzione additiva ha caratteristiche peculiari che la rendono unica:<br />
    </h2>
<p>Nessun costo per la realizzazione di stampi utensili e attrezzature di produzione</p>
<p>Riduzione dei costi e dei tempi dal disegno al prototipo</p>
<p>Abbattimento degli scarti di produzione e tutela dell’ambiente
    </p>
<p>Massima libertà in fase di progettazione. LMF infatti permette la realizzazione di forme estremamente complesse, non realizzabili con altre tecnologie</p>
<h2>Nello specifico:</h2>
<h3>&#8211; 1 &#8211; nessun costo per la realizzazione di stampi utensili e attrezzature di produzione</h3>
<p>Con LMF sono stati realizzati in modo semplice e a costo contenuto centrature macchina precise, da utilizzare ad esempio per l’incisione laser, meccanismi di bloccaggio per la realizzazione di pezzi in serie e piccoli stampi che riducono in fase produttiva i costi e i tempi di riproduzione.
    </p>
<h3>&#8211; 2 &#8211; riduzione dei costi e dei tempi dal disegno al prototipo</h3>
<p>Realizzare un modello con LMF e arrivare al master risulterà molto più rapido che seguendo i classici canali produttivi. Alla percezione visiva dell’oggetto realizzato a video, seguirà poche ore dopo, la percezione tattile dello stesso snellendo notevolmente i tempi di verifica per la realizzazione<br />
        del master.
    </p>
<h3>&#8211; 3 &#8211; abbattimento degli scarti di produzione e tutela dell’ambiente</h3>
<p>Produrre con LMF significa ridurre gli sprechi e il consumo di energia. Nelle lavorazioni tradizionale, un esempio è la microfusione, i passaggi per realizzare un oggetto sono molteplici con scarti relativi a cere, gomme e gesso. Il tempo dell’intero processo produttivo con LMF si riduce radicalmente<br />
        e con esso gli scarti.</p>
<h3>&#8211; 4 &#8211; massima libertà in fase di progettazione. LMF permette la realizzazione di forme estremamente complesse, non realizzabili con altre tecnologie</h3>
<p>I vantaggi di una stampa diretta a metallo rispetto ad una fusione a cera persa sono incredibili sia in termini di precisione che in termini di possibilità geometriche. Un esempio sono i gioielli simili a sculture. L’esperienza Nuovi Gioielli con LMF è nata dal desiderio di avvicinarci a nuove tecnologie<br />
        e tecniche di produzione, affiancandole all’artigianalità del prodotto. Con LMF il design diventa sempre nuovo, e, molti limiti creativi spesso dovuti alle tecniche di lavorazione tradizionali e alla molteplicità dei passaggi produttivi, con questa tecnica sono elusi.</p>
<p>Un oggetto come quello che vedete può essere realizzato con un solo processo.</p>
<p>La creatività si può esprimere senza limiti, unendo estetica, tecnica produttiva e architettonica in un solo oggetto, avendo potere sui risultati che vogliamo ottenere.</p>
<p>Il designer controlla il processo completo di produzione, dalla fase creativa alla verifica delle polveri, dalla fusione al post process.</p>
<h2>METALPIXEL</h2>
<p>La ricerca e lo sviluppo nei processi LMF ci hanno portato alla realizzazione del METALPIXEL.</p>
<p>Nel 1800 il tessuto jacquard ha rivoluzionato il settore tessile nel xix secolo, ed è grazie a questo speciale telaio che ancora oggi possiamo creare complessi disegni ed innumerevoli fantasie negli abiti che indossiamo.</p>
<p>Più di 200 anni dopo, Nuovi Gioielli, avvalendosi della tecnologia LMF, applica la morbidezza del tessuto e il decoro jacquard al metallo. Il risultato è qualcosa di unico, dalle molteplici applicazioni, non solo nello specifico settore della gioielleria, ma nel più ampio settore della moda e del<br />
        design.
    </p>
<p>Immaginate il polsino di una camicia, immaginate l’inserto di una borsa, oppure, immaginate semplicemente, perché il METALPIXEL, può essere tutto ciò che volete.</p>
<p>Da sempre i tessuti e i suoi decori sono stati l’essenza della moda. Il metallo, per la sua solidità, ha sempre ricoperto il secondario ruolo di accessorio. Oggi, con questa nuova tecnica di lavorazione, può diventare parte integrante di un nuovo modo di concepire il tessuto, la morbidezza e il costume.</p>
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<p><span id="more-2420"></span><br />
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<p>Laser metal fusion \u00e8 anche conosciuta come stampa 3d metallica ed \u00e8 oggi il campo dell\u2019industria manifatturiera additiva con il maggior potenziale di sviluppo e crescita.<\/p>\n\n    

<p>Un laser ad alta intensit\u00e0 fonde selettivamente le polveri metalliche secondo un percorso definito dal disegno CAD e creando oggetti tridimensionali in metallo.<\/p>\n\n    

<p>I metalli utilizzabili con la tecnologia LMF sono svariati, tra i pi\u00f9 diffusi l\u2019acciaio e il bronzo e in fase di ricerca e approfondimento, l\u2019oro e il platino. Da questa ricerca, iniziata qualche anno fa con la collaborazione di sisma, inizia la nostra esperienza nella stampa additiva.<\/p>\n\n    

<p>Abbiamo iniziato con alcuni test e immediatamente ci siamo resi conto che la produzione additiva ha caratteristiche che la rendono unica.<\/p>\n\n    

<p>Vediamole insieme<\/p>\n\n    

<h2>La produzione additiva ha caratteristiche peculiari che la rendono unica:\n    <\/h2>\n\n    

<p>Nessun costo per la realizzazione di stampi utensili e attrezzature di produzione<\/p>\n\n    

<p>Riduzione dei costi e dei tempi dal disegno al prototipo<\/p>\n\n    

<p>Abbattimento degli scarti di produzione e tutela dell\u2019ambiente\n    <\/p>\n\n    

<p>Massima libert\u00e0 in fase di progettazione. LMF infatti permette la realizzazione di forme estremamente complesse, non realizzabili con altre tecnologie<\/p>\n\n    

<h2>Nello specifico:<\/h2>\n\n    

<h3>- 1 - nessun costo per la realizzazione di stampi utensili e attrezzature di produzione<\/h3>\n\n    

<p>Con LMF sono stati realizzati in modo semplice e a costo contenuto centrature macchina precise, da utilizzare ad esempio per l\u2019incisione laser, meccanismi di bloccaggio per la realizzazione di pezzi in serie e piccoli stampi che riducono in fase produttiva i costi e i tempi di riproduzione.\n    <\/p>\n\n    

<h3>- 2 - riduzione dei costi e dei tempi dal disegno al prototipo<\/h3>\n\n    

<p>Realizzare un modello con LMF e arrivare al master risulter\u00e0 molto pi\u00f9 rapido che seguendo i classici canali produttivi. Alla percezione visiva dell\u2019oggetto realizzato a video, seguir\u00e0 poche ore dopo, la percezione tattile dello stesso snellendo notevolmente i tempi di verifica per la realizzazione\n        del master.\n    <\/p>\n\n    

<h3>- 3 - abbattimento degli scarti di produzione e tutela dell\u2019ambiente<\/h3>\n\n    

<p>Produrre con LMF significa ridurre gli sprechi e il consumo di energia. Nelle lavorazioni tradizionale, un esempio \u00e8 la microfusione, i passaggi per realizzare un oggetto sono molteplici con scarti relativi a cere, gomme e gesso. Il tempo dell\u2019intero processo produttivo con LMF si riduce radicalmente\n        e con esso gli scarti.<\/p>\n\n    

<h3>- 4 - massima libert\u00e0 in fase di progettazione. LMF permette la realizzazione di forme estremamente complesse, non realizzabili con altre tecnologie<\/h3>\n\n    

<p>I vantaggi di una stampa diretta a metallo rispetto ad una fusione a cera persa sono incredibili sia in termini di precisione che in termini di possibilit\u00e0 geometriche. Un esempio sono i gioielli simili a sculture. L\u2019esperienza Nuovi Gioielli con LMF \u00e8 nata dal desiderio di avvicinarci a nuove tecnologie\n        e tecniche di produzione, affiancandole all\u2019artigianalit\u00e0 del prodotto. Con LMF il design diventa sempre nuovo, e, molti limiti creativi spesso dovuti alle tecniche di lavorazione tradizionali e alla molteplicit\u00e0 dei passaggi produttivi, con questa tecnica sono elusi.<\/p>\n\n    

<p>Un oggetto come quello che vedete pu\u00f2 essere realizzato con un solo processo.<\/p>\n\n    

<p>La creativit\u00e0 si pu\u00f2 esprimere senza limiti, unendo estetica, tecnica produttiva e architettonica in un solo oggetto, avendo potere sui risultati che vogliamo ottenere.<\/p>\n\n    

<p>Il designer controlla il processo completo di produzione, dalla fase creativa alla verifica delle polveri, dalla fusione al post process.<\/p>\n\n    

<h2>METALPIXEL<\/h2>\n\n    

<p>La ricerca e lo sviluppo nei processi LMF ci hanno portato alla realizzazione del METALPIXEL.<\/p>\n\n    

<p>Nel 1800 il tessuto jacquard ha rivoluzionato il settore tessile nel xix secolo, ed \u00e8 grazie a questo speciale telaio che ancora oggi possiamo creare complessi disegni ed innumerevoli fantasie negli abiti che indossiamo.<\/p>\n\n    

<p>Pi\u00f9 di 200 anni dopo, Nuovi Gioielli, avvalendosi della tecnologia LMF, applica la morbidezza del tessuto e il decoro jacquard al metallo. Il risultato \u00e8 qualcosa di unico, dalle molteplici applicazioni, non solo nello specifico settore della gioielleria, ma nel pi\u00f9 ampio settore della moda e del\n        design.\n    <\/p>\n\n    

<p>Immaginate il polsino di una camicia, immaginate l\u2019inserto di una borsa, oppure, immaginate semplicemente, perch\u00e9 il METALPIXEL, pu\u00f2 essere tutto ci\u00f2 che volete.<\/p>\n\n    

<p>Da sempre i tessuti e i suoi decori sono stati l\u2019essenza della moda. Il metallo, per la sua solidit\u00e0, ha sempre ricoperto il secondario ruolo di accessorio. Oggi, con questa nuova tecnica di lavorazione, pu\u00f2 diventare parte integrante di un nuovo modo di concepire il tessuto, la morbidezza e il costume.<\/p>\n"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
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		<title>Miglioramento della resistenza ad abrasione e corrosione di finiture nere decorative</title>
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		<dc:creator><![CDATA[depehz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2019 14:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Introduzione Le finiture superficiali decorative nere possono essere ottenute tramite diverse tecnologie accessibili e vengono realizzate quotidianamente ricorrendo a un&#8217;ampia gamma di metodi di applicazione. Anche se tali metodi vengono utilizzati da anni su scala industriale, ognuno di essi è caratterizzato da limiti. Essendo elevata la probabilità che i substrati di base trattati siano di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://jtf.it/miglioramento-della-resistenza-ad-abrasione-e-corrosione-di-finiture-nere-decorative/">Miglioramento della resistenza ad abrasione e corrosione di finiture nere decorative</a> proviene da <a href="https://jtf.it">JTF Jewelry Technology Forum</a>.</p>
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<h2>Introduzione</h2>
<p>Le finiture superficiali decorative nere possono essere ottenute tramite diverse tecnologie accessibili e vengono realizzate quotidianamente ricorrendo a un&#8217;ampia gamma di metodi di applicazione. Anche se tali metodi vengono utilizzati da anni su scala industriale, ognuno di essi è caratterizzato da limiti. Essendo elevata la probabilità che i substrati di base trattati siano di colore bianco &#8211; come nel caso dell&#8217;alluminio, acciaio e argento &#8211; o pre-placcati con uno strato bianco utilizzato per proteggere il substrato &#8211; come nel caso della lega di zinco e dell&#8217;ottone -, la resistenza all&#8217;abrasione è un fattore qualitativo chiave utilizzato come indice di riferimento per tutte le categorie di trattamento superficiale decorativo nero. Poiché lo strato nero si usura, quello bianco resta esposto, mostrando un contrasto di colore che è ben percepito dall&#8217;occhio umano, cosa che semplifica all&#8217;acquirente finale la valutazione della qualità del prodotto via via che invecchia. </p>
<p>Specifico della galvanoplastica, il processo di placcatura nera ha subito diverse modifiche negli ultimi anni. Con l&#8217;entrata in vigore del regolamento europeo REACH, alcune sostanze chimiche precedentemente utilizzate come additivi annerenti o agenti ossidanti non possono più essere utilizzate. Metalli storicamente utilizzati per la galvanoplastica nera come il nichel, il cobalto e il cromo sono costantemente sotto esame, incrementando la consapevolezza di marchi, acquirenti ed enti governativi, cosa che comporta, anno dopo anno, l&#8217;aumento di richieste legate a un uso limitato o all&#8217;eliminazione di questi metalli, soprattutto nei casi in cui lo scopo finale del prodotto è quello di essere indossato o essere a contatto con la pelle umana.</p>
<p>Alcuni processi di finitura nera conformi alla direttiva REACH comunemente utilizzati nel settore della galvanoplastica decorativa si basano sul rutenio nero e il rodio nero. Questi trattamenti vengono generalmente detti &#8220;flash&#8221;, con uno spessore massimo ottenibile di 0,2 micron, e si usurano piuttosto facilmente nel tempo malgrado la durezza elevata di entrambi i metalli.</p>
<p>Questo documento seguirà lo sviluppo di un processo di galvanoplastica basato su oro nero e la realizzazione di prove comparative relative alle applicazioni decorative nere più comunemente utilizzate al giorno d&#8217;oggi nel nostro settore e analizzerà i possibili vantaggi di tale processo in termini sia di strato finale che di strato tecnico.   </p>
<h2>Tecnologie di finitura decorativa nera</h2>
<p>I numerosi tipi di metodi di finitura nera disponibili variano a seconda del substrato originale dal trattare e dal settore di applicazione. Anche se questi processi sono piuttosto numerosi, al momento di esaminarli presentano limiti in termini di applicazione, design e costi.</p>
<p> L&#8217;anodizzazione è un processo per la finitura di leghe in alluminio che utilizza l&#8217;ossidazione elettrolitica della superficie in alluminio per produrre un rivestimento protettivo di ossido. Questi rivestimenti possono essere colorati in una gamma di tonalità limitata, tra cui il nero. Anche se l&#8217;anodizzazione ha un vasto impiego funzionale a livello di industria, il processo viene utilizzato massicciamente come metodo decorativo in numerosi settori tra cui quello degli elettrodomestici, dell&#8217;elettronica e soprattutto quello dei telefoni cellulari in virtù del suo rapporto costo/qualità. Dal momento che il processo consiste essenzialmente nella colorazione dello strato di ossido naturale dei metalli, l&#8217;anodizzazione fa parte dell&#8217;alluminio in sé fornendo un legame completo e proprietà di adesione eccezionali. Gli svantaggi principali del processo in generale è che tende a esercitare un impatto negativo sui dettagli; il suo uso è pertanto parziale, ovvero limitato a forme semplici; l&#8217;applicazione stessa è limitata all&#8217;alluminio e a pochissimi altri metalli non ferrosi, il che restringe l&#8217;uso complessivo del processo dal punto di vista decorativo. </p>
<p>I processi basati su vernici e rivestimenti sono procedimenti a base di resine diluite in acqua o solventi che offrono la più ampia gamma di colori ed effetti di tutti i metodi discussi. Anche se le sequenze di lavorazione possono variare, vernici e rivestimenti possono essere applicati a qualsiasi substrato metallico o addirittura plastico. In virtù di ciò vengono utilizzati praticamente in tutti i settori esaminati; fanno tuttavia la parte del leone &#8211; nel mercato degli ornamenti decorativi di qualità superiore &#8211; nel settore delle montature per occhiali. Con questo tipo di applicazione è possibile ottenere numerose varianti di nero.  I rivestimenti cataforetici monostrato (e-coating) sono piuttosto convenienti; tuttavia presentano problemi di durata o resistenza all&#8217;ossidazione a seconda del tipo di resina utilizzato. Questo inconveniente può essere eluso con l&#8217;uso di sistemi a 2 e 3 strati di vernice applicati a spruzzo utilizzando più resine; tuttavia alla fine il costo risulta più elevato a causa del tempo di applicazione e della perdita di materia prima fino al 70%. L&#8217;aspetto negativo dell&#8217;uso di vernice è dato dal fatto che ostacola il movimento meccanico di parti funzionali quali fermagli, catene e ganci. Nel caso specifico dell&#8217;applicazione a spruzzo, si lega con qualsiasi substrato con cui viene a contatto; pertanto l&#8217;uso in gioielleria è limitato a causa della presenza costante di pietre preziose. La vernice viene inoltre tacciata di &#8220;finitura a buon mercato&#8221; a causa dell&#8217;aspetto simile alla plastica che tende a conferire al metallo; pertanto molti settori di beni di lusso, a seconda del posizionamento del marchio, non ne prendono in considerazione l&#8217;uso.</p>
<p>La deposizione fisica da vapore (PVD) è un processo che utilizza una camera da vuoto per pressurizzare un target in vapore che viene quindi trasformato in un film condensato sulla superficie degli oggetti. I substrati applicabili sono limitati alla temperatura necessaria per realizzare una determinata deposizione, il che può costituire una grande limitazione per il suo utilizzo. Questo processo è in grado di produrre diversi colori, tra cui il nero. Uno dei processi più recenti utilizzati è il Diamond Like Carbon (DLC) che produce uno strato nero lucente estremamente duro e resistente all&#8217;abrasione. L&#8217;investimento iniziale in materia di attrezzature è piuttosto elevato, il che rende la PVD di gran lunga la tecnologia più costosa tra quelle discusse, essendo difficilmente fattibile dal punto di vista economico al di fuori della Cina. Anche se molto resistente ad abrasione e usura, la resistenza chimica della PVD tende a essere piuttosto debole a causa della formazione di fori microscopici durante la lavorazione. Questo problema può in ultima analisi essere superato con più trattamenti; tuttavia il costo del trattamento esercita un notevole impatto. Dal momento che il settore degli orologi utilizza l&#8217;acciaio inossidabile come materiale di base e richiede requisiti elevati in materia di resistenza all&#8217;abrasione e che le geometrie che tratta sono standardizzate, costituisce il candidato ideale per la PVD, che difatti viene ampiamente utilizzata in tutto il settore.</p>
<p>I trattamenti di galvanoplastica nera sono numerosi e utilizzano un&#8217;ampia varietà di metalli per ottenere il risultato target. Due dei mercati decorativi più esigenti per questo tipo di placcatura sono il settore della gioielleria e quello degli accessori moda. Entrambi i settori possono essere suddivisi in segmenti di fascia alta e bassa. I segmenti di fascia bassa utilizzano metalli quali il cromo, il nichel, lo stagno, il cobalto o leghe costituite da tali metalli principalmente per una questione di costi. Anche se questi metalli sono convenienti, la finitura ottenuta non è sufficiente per superare le prove climatiche normative richieste da alcuni marchi. Questo fatto, abbinato alla crescente richiesta di finiture prive di nichel e alle normative più severe come nel caso del regolamento REACH dell&#8217;Unione Europea, fa sì che i segmenti di fascia più alta ricorrano a metalli quali il palladio, il rodio e il rutenio per ottenere un colore nero. La gioielleria di fascia alta tende a utilizzare rodio nero mentre gli accessori moda di fascia alta si servono di rutenio nero. Anche se il rutenio nero e il rodio nero sono in grado di superare la maggior parte delle prove climatiche se utilizzati con le sequenze di pre-placcatura corrette, entrambi hanno uno spessore massimo ottenibile di 0,2-0,3 micron, per cui tendono a presentare problemi di resistenza all&#8217;abrasione. Questo inconveniente viene al momento eluso in entrambi i settori di fascia alta coprendo il metallo con una vernice per migliorare l&#8217;abrasione o semplicemente accettando il fatto che il colore si usurerà nel tempo.</p>
<p>Il che porta a chiedersi se sia possibile ottenere uno strato nero resistente all&#8217;abrasione senza l&#8217;uso di vernice, evitando al contempo l&#8217;uso di nichel nella lavorazione e mantenendo la conformità al regolamento REACH. Se è così, il mercato sarà in grado di sostenerne il costo?         </p>
<h2>Oro nero senza nichel</h2>
<p>Sia il rodio che il rutenio hanno uno spessore massimo ottenibile di 0,2-0,3, principalmente dovuto al fatto che si tratta di sistemi monometallici che si infragiliscono con l&#8217;aumentare dello spessore. Nell&#8217;ottica di migliorare la resistenza all&#8217;abrasione, il primo obiettivo sarà quello di mantenere una durezza soddisfacente rendendo al contempo lo strato più malleabile e ampliando la gamma dello spessore raggiungibile. Omettendo l&#8217;uso di nichel e cobalto in modo da preservare l&#8217;ipoallergenicità e l&#8217;uso di rame, che resta la fonte principale di ossidazione, è stato studiato un elettrolita bimetallico che includeva oro, palladio e ferro. Il sistema studiato presentava un pH alcalino per ricevere bene i metalli selezionati, con l&#8217;oro nella concentrazione più alta e il ferro in quella più bassa dei metalli utilizzati per sviluppare il composto chimico.</p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-54" id="Immagine 1" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image001.png" width="295" height="243" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Tabella 1 – Caratteristiche elettrolitiche dell&#8217;oro nero</p>
<h2>Valutazione della superficie della lega in oro nero</h2>
<p>Durante la lavorazione, l&#8217;elettrolita produce una lega di colore nero costituita dal 49% di palladio, il 39% di oro e il 12% di ferro in peso, con un titolo in oro depositato di circa 12,5 kt. Per valutare il colore della lega viene utilizzato il sistema di coordinate colore CIELab, concentrandosi sulla coordinata L durante la valutazione di finiture nere.</p>
<p>La coordinata L è il valore della luminosità che in questo caso determina la gradazione scura complessiva del deposito nero, con il valore L più basso che equivale a una tonalità più scura di nero. Con la lega in oro nero è stato misurato un valore L pari a 58.</p>
<p><img decoding="async" class=" size-full wp-image-177" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image002.png" width="382" height="175" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Tabella 2 – Confronto delle coordinate colore di oro nero, rutenio nero e rodio nero</p>
<p>Questo valore rientra nel range più elevato dei colori neri standard del settore con coordinate L che vanno da 50 a 60 nel caso del rodio nero e una disponibilità molto più ampia di tonalità di nero con il rutenio che presenta coordinate L che spaziano tra 32 e 60. Le formule più comunemente utilizzate sia del rodio che del rutenio hanno coordinate L pari a 58 o 59.</p>
<p>È stato realizzato un test basato su celle di Hull per identificare l&#8217;intervallo di densità corrente, il cui risultato è stato un pannello nero con finitura a specchio prodotto a 1,0 A/dm<sup>2</sup> dopo 10 minuti di tempo di deposizione. A questo si aggiunge il fatto che l&#8217;elettrolita ha dimostrato un buon potere di penetrazione ed estensione, con un valore di densità corrente ottimale pari a 1,0 A/dm<sup>2</sup>.</p>
<p>Sono state eseguite prove di spessore con l&#8217;uso di un microscopio SEM/EDX. Prove di laboratorio hanno dimostrato la possibilità di ottenere un deposito fino a 2 micron mantenendo la finitura a specchio prevista per il settore della placcatura decorativa di fascia alta.  Con misurazioni accurate dello spessore, sono state calcolate le velocità di placcatura, ottenendo 1 micron in 12-15 minuti a 1,0 A/dm².</p>
<h2>Osservazioni chimiche</h2>
<p>La chimica si è dimostrata stabile in un arco di tempo di 12 mesi, dando prova dell&#8217;assenza di elementi chimici di partecipazione in caso di mantenimento corretto del pH. Nell&#8217;elettrolita è stato rilevato un pH fluttuante, soggetto a un calo giornaliero pari allo 0,2.</p>
<p>L&#8217;abbassamento del pH può essere corretto con l&#8217;aggiunta di sali di regolazione del pH; tuttavia ciò comporterà il monitoraggio giornaliero della soluzione del pH da parte degli operatori della soluzione di oro nero, conferendo all&#8217;elettrolita caratteristiche di manutenzione simili a quelle di un bagno al solfato per oro.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-55" id="Picture 1" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image003.png" width="363" height="218" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 1 – Variazione del pH in un periodo di 18 giorni</p>
<h2>Sequenze di placcatura nei segmenti di mercato</h2>
<p>Sono state valutate due della sequenza di placcatura nera più consolidate e standard in ciascun segmento di mercato di fascia alta. Nel caso della gioielleria è stata valutata la finitura nera sopra l&#8217;argento come uno dei casi più standardizzati. Partendo da un materiale di base come l&#8217;argento 925, viene applicato palladio come strato di placcatura iniziale seguito da rodio nero nei cicli di finitura più comuni. In questo esempio il palladio viene applicato come strato tecnico con un duplice scopo. Il primo è il miglioramento della resistenza complessiva all&#8217;ossidazione fungendo da barriera alla migrazione del rame e impedendo la corrosione dovuta a fattori ambientali. Più spesso è lo strato di palladio, più forte è la resistenza alle prove climatiche. Il secondo motivo per l&#8217;uso del palladio è la protezione dell&#8217;elettrolita. Il palladio in quanto metallo non è soggetto a corrosione in un ambiente acido; lo sono invece l&#8217;argento e il rame con cui viene legato. Se viene saltato il passaggio del palladio, l&#8217;argento e il rame finiranno per deteriorare la qualità finale depositata in quanto la loro presenza aumenta con il tempo nel bagno di rodio sotto forma di contaminazione metallica.</p>
<p>Il settore degli accessori di alta moda utilizza un ciclo di finitura completamente diverso per ottenere un colore simile. Il motivo principale risiede nel fatto che i materiali di base iniziali sono tipicamente l&#8217;ottone o leghe di zinco, che richiedono una sequenza di placcatura diversa per il conseguimento di una finitura di qualità elevata.  I cicli più comunemente utilizzato sono costituiti da 5-7 processi di placcatura che comportano numerosi strati per ottenere vantaggi tecnici. La sequenza scelta inizia con il rame alcalino per l&#8217;adesione, seguito da rame acido per la brillantezza della superficie, passando al bronzo bianco per una migliorata durezza e quindi al palladio per la resistenza all&#8217;ossidazione; vengono infine applicati 1-2 strati di rutenio. In questo caso vengono utilizzati 2 strati di rutenio; il primo strato è costituito rutenio grigio chiaro che viene quindi seguito da rutenio nero, in modo da migliorare, in ultima analisi, l&#8217;indossabilità complessiva dei prodotti.  </p>
<p>L&#8217;integrazione della lega di oro nero nei cicli di placcatura selezionati consente di misurare l&#8217;aggiunta del nuovo strato utilizzando i due processi più standard del settore come benchmark qualitativo. </p>
<h2>Sequenza di placcatura della gioielleria in oro nero</h2>
<p>Nel caso delle modifiche proposte al ciclo di lavorazione della gioielleria, l&#8217;oro nero era stato scelto per sostituire il palladio come strato tecnico, visto che la lega di oro nero in sé contiene una percentuale elevata di palladio, oltre al fatto che entrambi gli elettroliti hanno un pH alcalino simile, cosa che comporta deviazioni di lavorazione minori.</p>
<p>Parti di argento sterling 925 sono state trattate direttamente con 0,3 micron di lega di oro nero seguiti da 0,2 micron di rodio nero. Parti aggiuntive sono state trattate con 0,3 micron di palladio e 0,2 micron di rodio nero da utilizzare come riferimento nelle prove di abrasione e corrosione. A seguito dei trattamenti i campioni trattati utilizzando l&#8217;oro nero come substrato presentavano un colore visibilmente più scuro rispetto a quelli trattati con palladio, anche se la finitura finale era lo stesso rodio nero applicato utilizzando gli stessi parametri. Questo processo viene definito in questo documento come sequenza di processo 1.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-178" id="Picture 2" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image004.png" width="320" height="79" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-179" id="Picture 3" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image005.png" width="320" height="79" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 2 &#8211; Fila superiore: sequenza di placcatura scelta come ciclo di riferimento, fila inferiore: ciclo di prova con l&#8217;implementazione di oro nero.</p>
<h2>Sequenza di placcatura degli accessori moda in oro nero</h2>
<p>Le modifiche selezionate per il ciclo del processo degli accessori moda erano diverse vista la complessità del processo di placcatura in sé. In questo caso ci siamo concentrati sul ciclo di finitura che include 1 strato di rutenio nella sequenza. Il deposito in oro nero è stato testato come strato tecnico utilizzandolo per sostituire lo strato in palladio per mantenere un costo simile, creando spazio quantitativo per l&#8217;oro nero. Questo processo viene definito in questo documento come sequenza di processo 2.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-180" id="Picture 14" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image006.png" width="647" height="70" /></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-181" id="Picture 13" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image007.png" width="648" height="52" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 3 &#8211; Fila superiore: sequenza di placcatura scelta come ciclo di riferimento, fila inferiore: ciclo di prova con l&#8217;implementazione di oro nero.</p>
<p>Inoltre l&#8217;oro nero era stato implementato nel processo come finitura finale dato che condivide un colore simile al rutenio grigio canna di fucile. Poiché entrambi i depositi hanno una coordinata L di 58, questa verrà utilizzata come riferimento per la resistenza degli ori neri all&#8217;ossidazione con uno standard del segmento di mercato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-182" id="Picture 6" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image008.png" width="648" height="47" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 4 &#8211; Ciclo di test con l&#8217;implementazione dell&#8217;oro nero come strato finale da testare in contrasto al rutenio.</p>
<p>Le parti in ottone sono state lavorate con le sequenze di placcatura del segmento di mercato standard e le deviazioni di lavorazione dell&#8217;oro nero relative per l&#8217;analisi qualitativa.  Questo processo viene definito in questo documento come sequenza di processo 3.</p>
<h2>Analisi comparativa</h2>
<p>Sulla base delle suddette informazioni le parti trattate con i cicli di placcatura più comuni dai due segmenti di mercato selezionati sono state sottoposte ad analisi comparativa a fronte di quelle trattate con lo strato di oro nero inserito nella sequenza. Sono stati utilizzati metodi di analisi normativa standardizzata per simulare l&#8217;ossidazione e l&#8217;abrasione.</p>
<h2>Resistenza all&#8217;abrasione</h2>
<p>Il metodo di test utilizzato per misurare la resistenza all&#8217;abrasione nel mercato degli accessori di alta moda è il test Turbula, progettato per simulare usura o abrasione. Viene utilizzata una macchina specifica in cui la rotazione è basata su un perno, creando un ambiente più aggressivo rispetto a un miscelatore standard.</p>
<p>Il mezzo utilizzato è una ceramica a forma di piramide allungata con una forma diversa che garantisce punti di contatto sia acuminati che piatti, simulando due forme aggressive di abrasione. L&#8217;analisi viene eseguita con un mezzo che pesa circa 41 grammi per 100 pezzi. Per ogni analisi sono state trattate cinque parti con una fase di valutazione fissa seguita da un ciclo di Turbula a un tempo fisso e una velocità di 72 giri/min.</p>
<h2>Risultati della sequenza di gioielleria</h2>
<p>A seguito di un ciclo di abrasione di 3 minuti, i campioni di argento 925 che hanno utilizzato il deposito di oro nero come strato intermedio si sono dimostrati più resistenti all&#8217;abrasione rispetto alle parti trattate con il processo in palladio tradizionale. Un&#8217;ulteriore valutazione ha determinato un miglior legame tra lo strato in oro nero e rodio nero rispetto ai metodi di placcatura tradizionali.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-183" id="Picture 7" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image009.png" width="454" height="254" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 8 &#8211; Fila superiore: palladio come strato intermedio; fila inferiore: oro nero come strato intermedio entrambi dopo il ciclo di abrasione</p>
<h2>Risultati della sequenza degli accessori moda</h2>
<p>A seguito di un ciclo di abrasione di 30 minuti, i campioni di ottone che hanno utilizzato il deposito di oro nero come strato intermedio si sono dimostrati più resistenti all&#8217;abrasione rispetto alle parti trattate con il processo in palladio tradizionale, che hanno mostrato la perdita completa dello strato di rutenio non superando in tal modo il test.</p>
<table class="MsoTableGrid" style="border-collapse: collapse; border: none;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 240.7pt; padding: 0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;" valign="top" width="321">
<p style="text-align: center;" align="center"><b><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-184" id="Picture 11" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image010.png" width="140" height="160" /></b></p>
</td>
<td style="width: 240.7pt; padding: 0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;" valign="top" width="321">
<p style="text-align: center;" align="center"><b><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-185" id="Picture 10" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image011.png" width="147" height="148" /></b></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoSubtitle">Figura 9 &#8211; A sinistra: oro nero come strato intermedio; a destra &#8211; palladio come strato intermedio entrambi dopo un ciclo di abrasione di 30 minuti </p>
<h2>Resistenza al sudore artificiale</h2>
<p>Il test del sudore artificiale a cui sono sottoposti gli accessori di fascia alta è descritto in NFS 80-772:2010-10; si tratta di una prova basata sul contatto diretto, più aggressiva rispetto ai test atmosferici. In base a questo metodo di test, i campioni vengono messi a contatto diretto con un feltro assorbente che è stato immerso in una soluzione di sudore artificiale. Il campione viene sigillato ermeticamente e mantenuto a una temperatura costante di 55 °C. I campioni vengono quindi tenuti per una durata predeterminata di tempo a incrementi di 24 ore.</p>
<p>A seguito di un ciclo di sudore artificiale di 24 ore i campioni di argento 925 che hanno utilizzato il deposito di oro nero come strato centrale hanno dimostrato una resistenza superiore rispetto alle parti trattate con la procedura basata su palladio tradizionale. La superficie dei pezzi che utilizzano il processo in palladio ha mostrato segni notevoli di aggressione chimica.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-186" id="Picture 9" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image012.png" width="462" height="258" /></p>
<p class="MsoSubtitle">Figura 9 &#8211; Fila superiore: palladio come strato intermedio; fila inferiore: oro nero come strato intermedio entrambi dopo un ciclo di sudore artificiale di 24 ore</p>
<h2>Nebbia salina</h2>
<p>A seguito della normativa ISO 9227, gli oggetti da testare vengono sospesi in una camera sigillata e sono sottoposti a una nebbia salina costante per una durata di tempo predeterminata. Il test è progettato per simulare un ambiente corrosivo e verifica la resistenza dei substrati in un tempo di ciclo di 96 ore.</p>
<p>Per testare la resistenza alla nebbia salina della lega di oro nero, è stata utilizzata la sequenza di processo 3 in quanto in questo caso la lega di oro nero viene esposta come strato finale.</p>
<p>A seguito del ciclo di nebbia salina di 96 ore, i campioni in ottone finiti sia in rutenio che in lega di oro nero non hanno mostrato segni di corrosione.</p>
<table class="MsoTableGrid" style="border-collapse: collapse; border: none;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td style="width: 240.7pt; padding: 0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;" valign="top" width="321">
<p style="text-align: center;" align="center"><b><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-187" id="Picture 5" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image013.png" width="125" height="158" /></b></p>
</td>
<td style="width: 240.7pt; padding: 0cm 5.4pt 0cm 5.4pt;" valign="top" width="321">
<p style="text-align: center;" align="center"><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-full wp-image-38" id="Immagine 2" src="http://jtf.it/wp-content/uploads/2019/01/image014.jpg" width="138" height="171" /></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoSubtitle">Figura 9 &#8211; A sinistra: oro nero come strato superiore; a destra: rutenio come strato superiore a seguito di un ciclo di nebbia salina di 96 ore</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>L&#8217;analisi di laboratorio iniziale ha dimostrato che la lega in oro nero ha migliorato i risultati qualitativi se utilizzata come strato tecnico/intermedio, in particolare la resistenza al sudore artificiale, se applicata sull&#8217;argento come sostituto del palladio e finita con rodio nero. Quando testata come strato finale, la resistenza alla corrosione era simile a quella del rutenio, ma date le notevoli differenze di costo tra palladio/oro e rutenio e unitamente al fatto che i due elettroliti producono lo stesso colore, l&#8217;uso in questo senso è improbabile.</p>
<p>Il pH fluttuante dell&#8217;elettrolita di oro nero può essere visto come una limitazione in quanto restringe l&#8217;uso del prodotto a stabilimenti di placcatura qualificati non potendo essere utilizzato nei processi in beaker, che sono comuni nel settore della gioielleria.</p>
<p> Le prove proseguiranno in futuro in quanto l&#8217;elettrolita di oro nero consente di ottenere un&#8217;ampia gamma di spessori e &#8211; considerando le numerose e diverse sequenze di processo utilizzate in tutto il settore delle finiture decorative &#8211; apre numerose opportunità per questo processo, anche attraverso la combinazione della galvanoplastica con altre tecnologie quali la PVD.</p>
<p>In ultima analisi, la migliorata resistenza all&#8217;abrasione e alla corrosione resterà un obiettivo centrale per molte aziende del settore della finitura delle superfici. Miglioramenti qualitativi agli articoli commercializzati migliorano la soddisfazione del cliente, rafforzano la reputazione del marchio e soprattutto riducono l&#8217;impronta complessiva sull&#8217;ecosistema grazie a prodotti che durano più a lungo.</p>
</div>
<p><span id="more-2421"></span><br />
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<h2>Introduzione<\/h2>\n\n        

<p>Le finiture superficiali decorative nere possono essere\n        ottenute tramite diverse tecnologie accessibili e vengono realizzate\n        quotidianamente ricorrendo a un'ampia gamma di metodi di applicazione. Anche se\n        tali metodi vengono utilizzati da anni su scala industriale, ognuno di essi \u00e8\n        caratterizzato da limiti. Essendo elevata la probabilit\u00e0 che i substrati di\n        base trattati siano di colore bianco - come nel caso dell'alluminio, acciaio e\n        argento - o pre-placcati con uno strato bianco utilizzato per proteggere il\n        substrato - come nel caso della lega di zinco e dell'ottone -, la resistenza\n        all'abrasione \u00e8 un fattore qualitativo chiave utilizzato come indice di\n        riferimento per tutte le categorie di trattamento superficiale decorativo nero.\n        Poich\u00e9 lo strato nero si usura, quello bianco resta esposto, mostrando un\n        contrasto di colore che \u00e8 ben percepito dall'occhio umano, cosa che semplifica\n        all'acquirente finale la valutazione della qualit\u00e0 del prodotto via via che\n        invecchia.\u00a0 <\/p>\n        \n        

<p>Specifico della galvanoplastica, il processo di placcatura\n        nera ha subito diverse modifiche negli ultimi anni. Con l'entrata in vigore del\n        regolamento europeo REACH, alcune sostanze chimiche precedentemente utilizzate\n        come additivi annerenti o agenti ossidanti non possono pi\u00f9 essere utilizzate.\n        Metalli storicamente utilizzati per la galvanoplastica nera come il nichel, il\n        cobalto e il cromo sono costantemente sotto esame, incrementando la\n        consapevolezza di marchi, acquirenti ed enti governativi, cosa che comporta,\n        anno dopo anno, l'aumento di richieste legate a un uso limitato o\n        all'eliminazione di questi metalli, soprattutto nei casi in cui lo scopo finale\n        del prodotto \u00e8 quello di essere indossato o essere a contatto con la pelle\n        umana.<\/p>\n        \n        

<p>Alcuni processi di finitura nera conformi alla direttiva REACH\n        comunemente utilizzati nel settore della galvanoplastica decorativa si basano\n        sul rutenio nero e il rodio nero. Questi trattamenti vengono generalmente detti\n        &quot;flash&quot;, con uno spessore massimo ottenibile di 0,2 micron, e si\n        usurano piuttosto facilmente nel tempo malgrado la durezza elevata di entrambi\n        i metalli.<\/p>\n        \n        

<p>Questo documento seguir\u00e0 lo sviluppo di un processo di\n        galvanoplastica basato su oro nero e la realizzazione di prove comparative\n        relative alle applicazioni decorative nere pi\u00f9 comunemente utilizzate al giorno\n        d'oggi nel nostro settore e analizzer\u00e0 i possibili vantaggi di tale processo in\n        termini sia di strato finale che di strato tecnico.\u00a0\u00a0\u00a0 <\/p>\n        \n        

<h2>Tecnologie di finitura decorativa nera<\/h2>\n        \n        

<p>I numerosi tipi di metodi di finitura nera disponibili\n        variano a seconda del substrato originale dal trattare e dal settore di\n        applicazione. Anche se questi processi sono piuttosto numerosi, al momento di\n        esaminarli presentano limiti in termini di applicazione, design e costi.<\/p>\n        \n        

<p>\u00a0L'anodizzazione \u00e8 un processo per la finitura di leghe in\n        alluminio che utilizza l'ossidazione elettrolitica della superficie in\n        alluminio per produrre un rivestimento protettivo di ossido. Questi\n        rivestimenti possono essere colorati in una gamma di tonalit\u00e0 limitata, tra cui\n        il nero. Anche se l'anodizzazione ha un vasto impiego funzionale a livello di\n        industria, il processo viene utilizzato massicciamente come metodo decorativo\n        in numerosi settori tra cui quello degli elettrodomestici, dell'elettronica e\n        soprattutto quello dei telefoni cellulari in virt\u00f9 del suo rapporto\n        costo\/qualit\u00e0. Dal momento che il processo consiste essenzialmente nella\n        colorazione dello strato di ossido naturale dei metalli, l'anodizzazione fa\n        parte dell'alluminio in s\u00e9 fornendo un legame completo e propriet\u00e0 di adesione\n        eccezionali. Gli svantaggi principali del processo in generale \u00e8 che tende a\n        esercitare un impatto negativo sui dettagli; il suo uso \u00e8 pertanto parziale,\n        ovvero limitato a forme semplici; l'applicazione stessa \u00e8 limitata\n        all'alluminio e a pochissimi altri metalli non ferrosi, il che restringe l'uso\n        complessivo del processo dal punto di vista decorativo.\u00a0 <\/p>\n        \n        

<p>I processi basati su vernici e rivestimenti sono\n        procedimenti a base di resine diluite in acqua o solventi che offrono la pi\u00f9\n        ampia gamma di colori ed effetti di tutti i metodi discussi. Anche se le\n        sequenze di lavorazione possono variare, vernici e rivestimenti possono essere\n        applicati a qualsiasi substrato metallico o addirittura plastico. In virt\u00f9 di\n        ci\u00f2 vengono utilizzati praticamente in tutti i settori esaminati; fanno\n        tuttavia la parte del leone - nel mercato degli ornamenti decorativi di qualit\u00e0\n        superiore - nel settore delle montature per occhiali. Con questo tipo di\n        applicazione \u00e8 possibile ottenere numerose varianti di nero.\u00a0 I rivestimenti\n        cataforetici monostrato (e-coating) sono piuttosto convenienti; tuttavia\n        presentano problemi di durata o resistenza all'ossidazione a seconda del tipo\n        di resina utilizzato. Questo inconveniente pu\u00f2 essere eluso con l'uso di\n        sistemi a 2 e 3 strati di vernice applicati a spruzzo utilizzando pi\u00f9 resine;\n        tuttavia alla fine il costo risulta pi\u00f9 elevato a causa del tempo di\n        applicazione e della perdita di materia prima fino al 70%. L'aspetto negativo\n        dell'uso di vernice \u00e8 dato dal fatto che ostacola il movimento meccanico di\n        parti funzionali quali fermagli, catene e ganci. Nel caso specifico\n        dell'applicazione a spruzzo, si lega con qualsiasi substrato con cui viene a\n        contatto; pertanto l'uso in gioielleria \u00e8 limitato a causa della presenza\n        costante di pietre preziose. La vernice viene inoltre tacciata di\n        &quot;finitura a buon mercato&quot; a causa dell'aspetto simile alla plastica\n        che tende a conferire al metallo; pertanto molti settori di beni di lusso, a\n        seconda del posizionamento del marchio, non ne prendono in considerazione\n        l'uso. <\/p>\n        \n        

<p>La deposizione fisica da vapore (PVD) \u00e8 un processo che\n        utilizza una camera da vuoto per pressurizzare un target in vapore che viene\n        quindi trasformato in un film condensato sulla superficie degli oggetti. I\n        substrati applicabili sono limitati alla temperatura necessaria per realizzare\n        una determinata deposizione, il che pu\u00f2 costituire una grande limitazione per\n        il suo utilizzo. Questo processo \u00e8 in grado di produrre diversi colori, tra cui\n        il nero. Uno dei processi pi\u00f9 recenti utilizzati \u00e8 il Diamond Like Carbon (DLC)\n        che produce uno strato nero lucente estremamente duro e resistente\n        all'abrasione. L'investimento iniziale in materia di attrezzature \u00e8 piuttosto\n        elevato, il che rende la PVD di gran lunga la tecnologia pi\u00f9 costosa tra quelle\n        discusse, essendo difficilmente fattibile dal punto di vista economico al di\n        fuori della Cina. Anche se molto resistente ad abrasione e usura, la resistenza\n        chimica della PVD tende a essere piuttosto debole a causa della formazione di\n        fori microscopici durante la lavorazione. Questo problema pu\u00f2 in ultima analisi\n        essere superato con pi\u00f9 trattamenti; tuttavia il costo del trattamento esercita\n        un notevole impatto. Dal momento che il settore degli orologi utilizza\n        l'acciaio inossidabile come materiale di base e richiede requisiti elevati in\n        materia di resistenza all'abrasione e che le geometrie che tratta sono\n        standardizzate, costituisce il candidato ideale per la PVD, che difatti viene\n        ampiamente utilizzata in tutto il settore. <\/p>\n        \n        

<p>I trattamenti di galvanoplastica nera sono numerosi e\n        utilizzano un'ampia variet\u00e0 di metalli per ottenere il risultato target. Due\n        dei mercati decorativi pi\u00f9 esigenti per questo tipo di placcatura sono il\n        settore della gioielleria e quello degli accessori moda. Entrambi i settori\n        possono essere suddivisi in segmenti di fascia alta e bassa. I segmenti di\n        fascia bassa utilizzano metalli quali il cromo, il nichel, lo stagno, il\n        cobalto o leghe costituite da tali metalli principalmente per una questione di\n        costi. Anche se questi metalli sono convenienti, la finitura ottenuta non \u00e8\n        sufficiente per superare le prove climatiche normative richieste da alcuni\n        marchi. Questo fatto, abbinato alla crescente richiesta di finiture prive di\n        nichel e alle normative pi\u00f9 severe come nel caso del regolamento REACH dell'Unione\n        Europea, fa s\u00ec che i segmenti di fascia pi\u00f9 alta ricorrano a metalli quali il\n        palladio, il rodio e il rutenio per ottenere un colore nero. La gioielleria di\n        fascia alta tende a utilizzare rodio nero mentre gli accessori moda di fascia\n        alta si servono di rutenio nero. Anche se il rutenio nero e il rodio nero sono\n        in grado di superare la maggior parte delle prove climatiche se utilizzati con\n        le sequenze di pre-placcatura corrette, entrambi hanno uno spessore massimo\n        ottenibile di 0,2-0,3 micron, per cui tendono a presentare problemi di\n        resistenza all'abrasione. Questo inconveniente viene al momento eluso in\n        entrambi i settori di fascia alta coprendo il metallo con una vernice per\n        migliorare l'abrasione o semplicemente accettando il fatto che il colore si usurer\u00e0\n        nel tempo.<\/p>\n        \n        

<p>Il che porta a chiedersi se sia possibile ottenere uno\n        strato nero resistente all'abrasione senza l'uso di vernice, evitando al\n        contempo l'uso di nichel nella lavorazione e mantenendo la conformit\u00e0 al\n        regolamento REACH. Se \u00e8 cos\u00ec, il mercato sar\u00e0 in grado di sostenerne il\n        costo?\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/p>\n        \n        

<h2>Oro nero senza nichel <\/h2>\n        \n        

<p>Sia il rodio che il rutenio hanno uno spessore massimo\n        ottenibile di 0,2-0,3, principalmente dovuto al fatto che si tratta di sistemi\n        monometallici che si infragiliscono con l'aumentare dello spessore. Nell'ottica\n        di migliorare la resistenza all'abrasione, il primo obiettivo sar\u00e0 quello di\n        mantenere una durezza soddisfacente rendendo al contempo lo strato pi\u00f9\n        malleabile e ampliando la gamma dello spessore raggiungibile. Omettendo l'uso\n        di nichel e cobalto in modo da preservare l'ipoallergenicit\u00e0 e l'uso di rame,\n        che resta la fonte principale di ossidazione, \u00e8 stato studiato un elettrolita\n        bimetallico che includeva oro, palladio e ferro. Il sistema studiato presentava\n        un pH alcalino per ricevere bene i metalli selezionati, con l'oro nella\n        concentrazione pi\u00f9 alta e il ferro in quella pi\u00f9 bassa dei metalli utilizzati\n        per sviluppare il composto chimico. <\/p>\n        \n        

<p><img width=295 height=243 id=\"Immagine 1\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image001.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Tabella 1 \u2013 Caratteristiche elettrolitiche dell'oro nero<\/p>\n        \n        

<h2>Valutazione della superficie della lega in oro nero<\/h2>\n        \n        

<p>Durante la lavorazione, l'elettrolita produce una lega di\n        colore nero costituita dal 49% di palladio, il 39% di oro e il 12% di ferro in\n        peso, con un titolo in oro depositato di circa 12,5 kt. Per valutare il colore\n        della lega viene utilizzato il sistema di coordinate colore CIELab,\n        concentrandosi sulla coordinata L durante la valutazione di finiture nere. <\/p>\n        \n        

<p>La coordinata L \u00e8 il valore della luminosit\u00e0 che in questo\n        caso determina la gradazione scura complessiva del deposito nero, con il valore\n        L pi\u00f9 basso che equivale a una tonalit\u00e0 pi\u00f9 scura di nero. Con la lega in oro\n        nero \u00e8 stato misurato un valore L pari a 58.<\/p>\n        \n        

<p><img width=382 height=175 src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image002.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Tabella 2 \u2013 Confronto delle coordinate colore di oro nero,\n        rutenio nero e rodio nero<\/p>\n        \n        

<p>Questo valore rientra nel range pi\u00f9 elevato dei colori neri\n        standard del settore con coordinate L che vanno da 50 a 60 nel caso del rodio\n        nero e una disponibilit\u00e0 molto pi\u00f9 ampia di tonalit\u00e0 di nero con il rutenio che\n        presenta coordinate L che spaziano tra 32 e 60. Le formule pi\u00f9 comunemente\n        utilizzate sia del rodio che del rutenio hanno coordinate L pari a 58 o 59.<\/p>\n        \n        

<p>\u00c8 stato realizzato un test basato su celle di Hull per identificare\n        l'intervallo di densit\u00e0 corrente, il cui risultato \u00e8 stato un pannello nero con\n        finitura a specchio prodotto a 1,0 A\/dm<sup>2<\/sup> dopo 10 minuti di tempo di\n        deposizione. A questo si aggiunge il fatto che l'elettrolita ha dimostrato un\n        buon potere di penetrazione ed estensione, con un valore di densit\u00e0 corrente\n        ottimale pari a 1,0 A\/dm<sup>2<\/sup>. <\/p>\n        \n        

<p>Sono state eseguite prove di spessore con l'uso di un\n        microscopio SEM\/EDX. Prove di laboratorio hanno dimostrato la possibilit\u00e0 di\n        ottenere un deposito fino a 2 micron mantenendo la finitura a specchio prevista\n        per il settore della placcatura decorativa di fascia alta.\u00a0 Con misurazioni\n        accurate dello spessore, sono state calcolate le velocit\u00e0 di placcatura,\n        ottenendo 1 micron in 12-15 minuti a 1,0 A\/dm\u00b2.<\/p>\n        \n        

<h2>Osservazioni chimiche<\/h2>\n        \n        

<p>La chimica si \u00e8 dimostrata stabile in un arco di tempo di 12\n        mesi, dando prova dell'assenza di elementi chimici di partecipazione in caso di\n        mantenimento corretto del pH. Nell'elettrolita \u00e8 stato rilevato un pH\n        fluttuante, soggetto a un calo giornaliero pari allo 0,2.<\/p>\n        \n        

<p>L'abbassamento del pH pu\u00f2 essere corretto con l'aggiunta di\n        sali di regolazione del pH; tuttavia ci\u00f2 comporter\u00e0 il monitoraggio giornaliero\n        della soluzione del pH da parte degli operatori della soluzione di oro nero,\n        conferendo all'elettrolita caratteristiche di manutenzione simili a quelle di\n        un bagno al solfato per oro.<\/p>\n        \n        

<p><img width=363 height=218 id=\"Picture 1\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image003.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 1 \u2013 Variazione del pH in un periodo di 18 giorni<\/p>\n        \n        

<h2>Sequenze di placcatura nei segmenti di mercato<\/h2>\n        \n        

<p>Sono state valutate due della sequenza di placcatura nera\n        pi\u00f9 consolidate e standard in ciascun segmento di mercato di fascia alta. Nel\n        caso della gioielleria \u00e8 stata valutata la finitura nera sopra l'argento come\n        uno dei casi pi\u00f9 standardizzati. Partendo da un materiale di base come l'argento\n        925, viene applicato palladio come strato di placcatura iniziale seguito da\n        rodio nero nei cicli di finitura pi\u00f9 comuni. In questo esempio il palladio\n        viene applicato come strato tecnico con un duplice scopo. Il primo \u00e8 il\n        miglioramento della resistenza complessiva all'ossidazione fungendo da barriera\n        alla migrazione del rame e impedendo la corrosione dovuta a fattori ambientali.\n        Pi\u00f9 spesso \u00e8 lo strato di palladio, pi\u00f9 forte \u00e8 la resistenza alle prove\n        climatiche. Il secondo motivo per l'uso del palladio \u00e8 la protezione\n        dell'elettrolita. Il palladio in quanto metallo non \u00e8 soggetto a corrosione in\n        un ambiente acido; lo sono invece l'argento e il rame con cui viene legato. Se\n        viene saltato il passaggio del palladio, l'argento e il rame finiranno per deteriorare\n        la qualit\u00e0 finale depositata in quanto la loro presenza aumenta con il tempo\n        nel bagno di rodio sotto forma di contaminazione metallica. <\/p>\n        \n        

<p>Il settore degli accessori di alta moda utilizza un ciclo di\n        finitura completamente diverso per ottenere un colore simile. Il motivo\n        principale risiede nel fatto che i materiali di base iniziali sono tipicamente\n        l'ottone o leghe di zinco, che richiedono una sequenza di placcatura diversa\n        per il conseguimento di una finitura di qualit\u00e0 elevata.\u00a0 I cicli pi\u00f9 comunemente\n        utilizzato sono costituiti da 5-7 processi di placcatura che comportano\n        numerosi strati per ottenere vantaggi tecnici. La sequenza scelta inizia con il\n        rame alcalino per l'adesione, seguito da rame acido per la brillantezza della\n        superficie, passando al bronzo bianco per una migliorata durezza e quindi al\n        palladio per la resistenza all'ossidazione; vengono infine applicati 1-2 strati\n        di rutenio. In questo caso vengono utilizzati 2 strati di rutenio; il primo\n        strato \u00e8 costituito rutenio grigio chiaro che viene quindi seguito da rutenio\n        nero, in modo da migliorare, in ultima analisi, l'indossabilit\u00e0 complessiva dei\n        prodotti.\u00a0\u00a0 <\/p>\n        \n        

<p>L'integrazione della lega di oro nero nei cicli di\n        placcatura selezionati consente di misurare l'aggiunta del nuovo strato utilizzando\n        i due processi pi\u00f9 standard del settore come benchmark qualitativo.\u00a0 <\/p>\n        \n        

<h2>Sequenza di placcatura della gioielleria in oro nero<\/h2>\n        \n        

<p>Nel caso delle modifiche proposte al ciclo di lavorazione\n        della gioielleria, l'oro nero era stato scelto per sostituire il palladio come\n        strato tecnico, visto che la lega di oro nero in s\u00e9 contiene una percentuale\n        elevata di palladio, oltre al fatto che entrambi gli elettroliti hanno un pH\n        alcalino simile, cosa che comporta deviazioni di lavorazione minori.<\/p>\n        \n        

<p>Parti di argento sterling 925 sono state trattate\n        direttamente con 0,3 micron di lega di oro nero seguiti da 0,2 micron di rodio\n        nero. Parti aggiuntive sono state trattate con 0,3 micron di palladio e 0,2\n        micron di rodio nero da utilizzare come riferimento nelle prove di abrasione e\n        corrosione. A seguito dei trattamenti i campioni trattati utilizzando l'oro\n        nero come substrato presentavano un colore visibilmente pi\u00f9 scuro rispetto a\n        quelli trattati con palladio, anche se la finitura finale era lo stesso rodio\n        nero applicato utilizzando gli stessi parametri. Questo processo viene definito\n        in questo documento come sequenza di processo 1.<\/p>\n        \n        

<p><img width=320 height=79 id=\"Picture 2\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image004.png\"><\/p>\n        \n        

<p><img width=320 height=79 id=\"Picture 3\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image005.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 2 - Fila superiore: sequenza di placcatura scelta\n        come ciclo di riferimento, fila inferiore: ciclo di prova con l'implementazione\n        di oro nero.<\/p>\n        \n        

<h2>Sequenza di placcatura degli accessori moda in oro nero<\/h2>\n        \n        

<p>Le modifiche selezionate per il ciclo del processo degli\n        accessori moda erano diverse vista la complessit\u00e0 del processo di placcatura in\n        s\u00e9. In questo caso ci siamo concentrati sul ciclo di finitura che include 1\n        strato di rutenio nella sequenza. Il deposito in oro nero \u00e8 stato testato come\n        strato tecnico utilizzandolo per sostituire lo strato in palladio per mantenere\n        un costo simile, creando spazio quantitativo per l'oro nero. Questo processo\n        viene definito in questo documento come sequenza di processo 2.<\/p>\n        \n        

<p><img width=647 height=70 id=\"Picture 14\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image006.png\"><\/p>\n        \n        

<p><img width=648 height=52 id=\"Picture 13\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image007.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 3 - Fila superiore: sequenza di placcatura scelta\n        come ciclo di riferimento, fila inferiore: ciclo di prova con l'implementazione\n        di oro nero.<\/p>\n        \n        

<p>Inoltre l'oro nero era stato implementato nel processo come\n        finitura finale dato che condivide un colore simile al rutenio grigio canna di\n        fucile. Poich\u00e9 entrambi i depositi hanno una coordinata L di 58, questa verr\u00e0\n        utilizzata come riferimento per la resistenza degli ori neri all'ossidazione\n        con uno standard del segmento di mercato.<\/p>\n        \n        

<p><img width=648 height=47 id=\"Picture 6\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image008.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 4 - Ciclo di test con l'implementazione dell'oro\n        nero come strato finale da testare in contrasto al rutenio.<\/p>\n        \n        

<p>Le parti in ottone sono state lavorate con le sequenze di\n        placcatura del segmento di mercato standard e le deviazioni di lavorazione\n        dell'oro nero relative per l'analisi qualitativa.\u00a0 Questo processo viene\n        definito in questo documento come sequenza di processo 3.<\/p>\n        \n        

<h2>Analisi comparativa<\/h2>\n        \n        

<p>Sulla base delle suddette informazioni le parti trattate con\n        i cicli di placcatura pi\u00f9 comuni dai due segmenti di mercato selezionati sono\n        state sottoposte ad analisi comparativa a fronte di quelle trattate con lo\n        strato di oro nero inserito nella sequenza. Sono stati utilizzati metodi di\n        analisi normativa standardizzata per simulare l'ossidazione e l'abrasione.<\/p>\n        \n        

<h2>Resistenza all'abrasione<\/h2>\n        \n        

<p>Il metodo di test utilizzato per misurare la resistenza\n        all'abrasione nel mercato degli accessori di alta moda \u00e8 il test Turbula,\n        progettato per simulare usura o abrasione. Viene utilizzata una macchina\n        specifica in cui la rotazione \u00e8 basata su un perno, creando un ambiente pi\u00f9\n        aggressivo rispetto a un miscelatore standard. <\/p>\n        \n        

<p>Il mezzo utilizzato \u00e8 una ceramica a forma di piramide\n        allungata con una forma diversa che garantisce punti di contatto sia acuminati\n        che piatti, simulando due forme aggressive di abrasione. L'analisi viene\n        eseguita con un mezzo che pesa circa 41 grammi per 100 pezzi. Per ogni analisi\n        sono state trattate cinque parti con una fase di valutazione fissa seguita da\n        un ciclo di Turbula a un tempo fisso e una velocit\u00e0 di 72 giri\/min. <\/p>\n        \n        

<h2>Risultati della sequenza di gioielleria<\/h2>\n        \n        

<p>A seguito di un ciclo di abrasione di 3 minuti, i campioni\n        di argento 925 che hanno utilizzato il deposito di oro nero come strato\n        intermedio si sono dimostrati pi\u00f9 resistenti all'abrasione rispetto alle parti\n        trattate con il processo in palladio tradizionale. Un'ulteriore valutazione ha\n        determinato un miglior legame tra lo strato in oro nero e rodio nero rispetto\n        ai metodi di placcatura tradizionali.<\/p>\n        \n        

<p><img width=454 height=254 id=\"Picture 7\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image009.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 8 - Fila superiore: palladio come strato\n        intermedio; fila inferiore: oro nero come strato intermedio entrambi dopo il\n        ciclo di abrasione<\/p>\n        \n        

<h2>Risultati della sequenza degli accessori moda<\/h2>\n        \n        

<p>A seguito di un ciclo di abrasione di 30 minuti, i campioni\n        di ottone che hanno utilizzato il deposito di oro nero come strato intermedio\n        si sono dimostrati pi\u00f9 resistenti all'abrasione rispetto alle parti trattate\n        con il processo in palladio tradizionale, che hanno mostrato la perdita\n        completa dello strato di rutenio non superando in tal modo il test.<\/p>\n        \n        

<table class=MsoTableGrid border=0 cellspacing=0 cellpadding=0\n         style='border-collapse:collapse;border:none'>\n         

<tr>\n          

<td width=321 valign=top style='width:240.7pt;padding:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt'>\n          

<p align=center style='text-align:center'><b><img width=140\n          height=160 id=\"Picture 11\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image010.png\"><\/b><\/p>\n          <\/td>\n          

<td width=321 valign=top style='width:240.7pt;padding:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt'>\n          

<p align=center style='text-align:center'><b><img width=147\n          height=148 id=\"Picture 10\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image011.png\"><\/b><\/p>\n          <\/td>\n         <\/tr>\n        <\/table>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 9 - A sinistra: oro nero come strato intermedio; a\n        destra - palladio come strato intermedio entrambi dopo un ciclo di abrasione di\n        30 minuti\u00a0 <\/p>\n        \n        

<h2>Resistenza al sudore artificiale<\/h2>\n        \n        

<p>Il test del sudore artificiale a cui sono sottoposti gli\n        accessori di fascia alta \u00e8 descritto in NFS 80-772:2010-10; si tratta di una\n        prova basata sul contatto diretto, pi\u00f9 aggressiva rispetto ai test atmosferici.\n        In base a questo metodo di test, i campioni vengono messi a contatto diretto con\n        un feltro assorbente che \u00e8 stato immerso in una soluzione di sudore\n        artificiale. Il campione viene sigillato ermeticamente e mantenuto a una\n        temperatura costante di 55 \u00b0C. I campioni vengono quindi tenuti per una durata\n        predeterminata di tempo a incrementi di 24 ore.<\/p>\n        \n        

<p>A seguito di un ciclo di sudore artificiale di 24 ore i\n        campioni di argento 925 che hanno utilizzato il deposito di oro nero come\n        strato centrale hanno dimostrato una resistenza superiore rispetto alle parti\n        trattate con la procedura basata su palladio tradizionale. La superficie dei\n        pezzi che utilizzano il processo in palladio ha mostrato segni notevoli di\n        aggressione chimica.<\/p>\n        \n        

<p><img width=462 height=258 id=\"Picture 9\"\n        src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image012.png\"><\/p>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 9 - Fila superiore: palladio come strato\n        intermedio; fila inferiore: oro nero come strato intermedio entrambi dopo un\n        ciclo di sudore artificiale di 24 ore<\/p>\n        \n        

<h2>Nebbia salina <\/h2>\n        \n        

<p>A seguito della normativa ISO 9227, gli oggetti da testare\n        vengono sospesi in una camera sigillata e sono sottoposti a una nebbia salina\n        costante per una durata di tempo predeterminata. Il test \u00e8 progettato per\n        simulare un ambiente corrosivo e verifica la resistenza dei substrati in un\n        tempo di ciclo di 96 ore.<\/p>\n        \n        

<p>Per testare la resistenza alla nebbia salina della lega di\n        oro nero, \u00e8 stata utilizzata la sequenza di processo 3 in quanto in questo caso\n        la lega di oro nero viene esposta come strato finale. <\/p>\n        \n        

<p>A seguito del ciclo di nebbia salina di 96 ore, i campioni\n        in ottone finiti sia in rutenio che in lega di oro nero non hanno mostrato\n        segni di corrosione.<\/p>\n        \n        

<table class=MsoTableGrid border=0 cellspacing=0 cellpadding=0\n         style='border-collapse:collapse;border:none'>\n         

<tr>\n          

<td width=321 valign=top style='width:240.7pt;padding:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt'>\n          

<p align=center style='text-align:center'><b><img width=125\n          height=158 id=\"Picture 5\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image013.png\"><\/b><\/p>\n          <\/td>\n          

<td width=321 valign=top style='width:240.7pt;padding:0cm 5.4pt 0cm 5.4pt'>\n          

<p align=center style='text-align:center'><img width=138\n          height=171 id=\"Immagine 2\" src=\"\/images\/JTF_blog\/2019hensen\/image014.jpg\"><\/p>\n          <\/td>\n         <\/tr>\n        <\/table>\n        \n        

<p class=MsoSubtitle>Figura 9 - A sinistra: oro nero come strato superiore; a\n        destra: rutenio come strato superiore a seguito di un ciclo di nebbia salina di\n        96 ore<\/p>\n        \n        

<h2>Conclusioni<\/h2>\n        \n        

<p>L'analisi di laboratorio iniziale ha dimostrato che la lega\n        in oro nero ha migliorato i risultati qualitativi se utilizzata come strato\n        tecnico\/intermedio, in particolare la resistenza al sudore artificiale, se\n        applicata sull'argento come sostituto del palladio e finita con rodio nero.\n        Quando testata come strato finale, la resistenza alla corrosione era simile a\n        quella del rutenio, ma date le notevoli differenze di costo tra palladio\/oro e\n        rutenio e unitamente al fatto che i due elettroliti producono lo stesso colore,\n        l'uso in questo senso \u00e8 improbabile.<\/p>\n        \n        

<p>Il pH fluttuante dell'elettrolita di oro nero pu\u00f2 essere\n        visto come una limitazione in quanto restringe l'uso del prodotto a\n        stabilimenti di placcatura qualificati non potendo essere utilizzato nei\n        processi in beaker, che sono comuni nel settore della gioielleria.<\/p>\n        \n        

<p>\u00a0Le prove proseguiranno in futuro in quanto l'elettrolita di\n        oro nero consente di ottenere un'ampia gamma di spessori e - considerando le\n        numerose e diverse sequenze di processo utilizzate in tutto il settore delle\n        finiture decorative - apre numerose opportunit\u00e0 per questo processo, anche\n        attraverso la combinazione della galvanoplastica con altre tecnologie quali la\n        PVD. <\/p>\n        \n        

<p>In ultima analisi, la migliorata resistenza all'abrasione e\n        alla corrosione rester\u00e0 un obiettivo centrale per molte aziende del settore della\n        finitura delle superfici. Miglioramenti qualitativi agli articoli\n        commercializzati migliorano la soddisfazione del cliente, rafforzano la\n        reputazione del marchio e soprattutto riducono l'impronta complessiva\n        sull'ecosistema grazie a prodotti che durano pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n"}}]}]}]}],"version":"1.22.8","props":[]} --></p>
<p>L'articolo <a href="https://jtf.it/miglioramento-della-resistenza-ad-abrasione-e-corrosione-di-finiture-nere-decorative/">Miglioramento della resistenza ad abrasione e corrosione di finiture nere decorative</a> proviene da <a href="https://jtf.it">JTF Jewelry Technology Forum</a>.</p>
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